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AMOlp in Senato: applicare subito l’Equo Compenso ai medici e agli odontoiatri

Una delegazione dell’Associazione Medici e Odontoiatri Liberi Professionisti (AMOlp), composta dal Presidente Sergio Di Martino, dalla consigliera Lucia Gugliara e dalla delegata per il Lazio Michela Angelucci, è stata ricevuta in Senato dalla Senatrice Erika Stefani, prima firmataria di un Disegno di Legge sul tema dell’Equo Compenso.

Durante l’incontro, AMOlp ha espresso forte preoccupazione per la continua erosione del valore delle prestazioni sanitarie, iniziata con l’abolizione dei tariffari minimi nel 2006. Un fenomeno che, secondo l’associazione, compromette non solo la dignità dei professionisti, ma anche la qualità delle cure e la sicurezza dei cittadini.

«L’attuale legge sull’Equo Compenso è un primo passo, ma non basta. Deve essere estesa a tutti i rapporti professionali, anche quelli tra medico e paziente, non solo ai cosiddetti committenti forti», ha dichiarato il Presidente Sergio Di Martino.

AMOlp ha dunque accolto da subito con favore il DDL della Senatrice Stefani, purtroppo fermo all’esame delle commissioni parlamentari, che apre alla possibilità di prevedere l’estensione dell’attuale norma ai rapporti con tutti i clienti ordinari.

Tuttavia già applicare l’attuale legge, che prevede il coinvolgimento dei rapporti tra professionisti e la Pubblica Amministrazione, le Assicurazioni, le Aziende con più di 50 dipendenti o più di 10 milioni di fatturato annuo e le Banche può rappresentare:

  • Un importante freno all’indiscriminata politica low cost di tante catene e imprese del settore medico e odontoiatrico
  • Un passaggio importante per regolare e migliorare i rapporti convenzionali tra medici e odontoiatri e Assicurazioni, attualmente troppo spesso caratterizzati da compensi decisamente sottostimati rispetto al reale valore delle prestazioni erogate
  • Un’opportunità fondamentale, per regolamentare al meglio i criteri che stabiliscono il conferimento degli incarichi ai medici competenti nella pubblica amministrazione, caratterizzati troppo spesso da compensi decisamente bassi e penalizzanti
  • Un’ottima occasione per definire i criteri in base ai quali vengono stabiliti i compensi per quei medici e odontoiatri che lavorano presso le strutture convenzionate e che troppo spesso sono inadeguati e mortificanti per la loro professionalità

Fondamentale, secondo l’Associazione, sarà definire parametri tariffari di riferimento, coinvolgendo gli Ordini dei Medici, per garantire un’applicazione concreta e giusta della norma.

AMOlp ringrazia la Senatrice Stefani per l’ascolto e la sensibilità dimostrata, e chiede al Parlamento un’accelerazione decisiva per l’applicazione della norma a tutela del decoro professionale in ambito sanitario e della salute dei cittadini.

Carrozzine elettriche, batteria fuori uso? Adesso la spesa è tutta del cittadino

di Ivana Barberini

Dal 1° gennaio, con l’entrata in vigore del nuovo nomenclatore tariffario (DPCM 12/2017) dei Livelli essenziali di assistenza (LEA), le spese per la riparazione e la sostituzione degli ausili elettrici, come le carrozzine a motore, non sono più coperte dal Servizio Sanitario Nazionale. Il nuovo decreto ha, infatti, cancellato le precedenti disposizioni contenute nel DM n. 332/1999, cioè i codici specifici relativi a riparazioni e sostituzioni per le carrozzine elettriche, creando gravi disagi a chi ogni giorno fa affidamento su questi dispositivi per vivere in autonomia.

La questione è emersa solo all’attuazione concreta del nuovo tariffario con le delibere regionali e sta riguardando tutto il territorio nazionale, creando uno sconcerto e preoccupazione.

A denunciare sono stati i cittadini che, all’improvviso si sono trovati a pagare il conto di quasi 400 euro per le batterie delle carrozzine. Quando la batteria si deteriora e non funziona, cosa che accade facilmente con un uso quotidiano intenso, la carrozzina si ferma e con lei la possibilità di muoversi in autonomia, di uscire, di lavorare, di partecipare alla vita sociale. L’inclusione, quella vera, resta solo sulla carta.

Tra le prime denunce c’è quella dell’attivista veneto Luca Faccio che rivolgendosi all’ufficio protesico si è sentito dire che ora non possono più pagare, c’è una delibera regionale. «Il costo della batteria di cui ho bisogno è superiore alla pensione di invalidità. Si parla tanto di inclusione sociale, ma se la batteria si rompe, rischio di rimanere a piedi o sbaglio? Di sicuro non la pago. La mia pensione per vivere è di 336,00 mensili più l’indennità d’accompagnamento pari a € 542,02 che è destinata a chi mi assiste. La batteria ha un costo di €344,40 + IVA al 22% (che tra l’altro mi suscita perplessità, in quanto invalido al 100% e avente diritto alla legge 104/1992 dovrei poter usufruire dello sgravo fiscale dell’iva al 4%). Ho cominciato a chiedere un po’ in tutta Italia e spero arrivino altre segnalazioni. Io ho la forza di bussare alle porte, ho scritto anche una lettera al governatore Zaia, ma senza ottenere risposta».

Cosa è accaduto

Ce lo spiega Alessandro Chiarini di CONFAD .«Il nuovo decreto ha sostituito il precedente DM 332/1999, che includeva anche la copertura per la sostituzione delle batterie delle carrozzine elettriche tramite specifici codici ISO. Con il nuovo Nomenclatore i codici riguardanti la sostituzione e riparazione delle batterie per carrozzine elettriche sono stati eliminati, escludendo quindi le batterie dai LEA e rendendo la spesa a carico delle persone con disabilità.

Ciò comporta un aumento della spesa personale per le persone con disabilità, che dovranno sostenere direttamente i costi per l’acquisto e la sostituzione delle batterie delle loro carrozzine elettriche. È possibile attenuare l’impatto economico grazie agli strumenti fiscali, poiché la detrazione IRPEF si applica anche alle spese per riparazioni e pezzi di ricambio necessari agli ausili, purché debitamente documentate.

In ogni caso, l’ennesima pagina di una politica disattenta ai bisogni del mondo della disabilità

Ma la principale conseguenza pratica è che le persone con disabilità dovranno farsi carico direttamente delle spese per le batterie delle carrozzine elettriche, con un aggravio economico immediato. Resta comunque una modifica significativa nella copertura assistenziale, che scarica questi costi dal Servizio Sanitario Nazionale al singolo utente e che suona evidentemente come un taglio inaccettabile ai diritti delle persone con disabilità.

Diciamo che, come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli e che questo è un caso classico di un provvedimento che incide sensibilmente sui diritti delle persone con carrozzine elettriche, ma che sicuramente non avrà una paternità dichiarata, poiché l’aggiornamento è del 2017».

Le carrozzine non sono optional: alcuni deputati chiedono spiegazioni al Governo

La questione approda in Parlamento. A sollevarla è un’interrogazione a risposta orale presentata il 12 giugno 2025 dall’onorevole Filippo Quartini (Movimento 5 Stelle), insieme alle colleghe Gilda Sportiello, Valentina Di Lauro e Marianna Ricciardi.

Il Ministero della Salute attribuisce alle Regioni la responsabilità di garantire assistenza, ma i deputati evidenziano come il problema sia esploso solo con l’attuazione concreta del nuovo tariffario, sollevando preoccupazioni in tutta Italia.

A intervenire anche la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH), che denuncia un arretramento nei diritti delle persone con disabilità e il silenzio delle istituzioni “assordante”. I firmatari dell’interrogazione chiedono al Governo di intervenire al più presto, ripristinando la copertura delle spese per chi utilizza carrozzine elettriche. Perché quando si parla di mobilità, si parla di diritti fondamentali.

Oltre le mura: l’innovazione della telemedicina nelle carceri calabresi

Quattrocento detenuti seguiti a distanza, 390 prestazioni di teleconsulto, una riduzione del 50% dei trasferimenti al pronto soccorso: sono i primi risultati del progetto TELEMED_OLTRELEMURA, la sperimentazione di telemedicina penitenziaria che sta rivoluzionando l’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari dell’ASP di Reggio Calabria. Progetto che è risultato finalista, insieme ad altri tre, per il Premio Innovazione Digitale in Sanità 2025 dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

Telemedicina: meno trasferimenti, più sicurezza, stessa qualità di cura

La piattaforma digitale ha coinvolto 30 professionisti sanitari tra medici e infermieri degli istituti penitenziari e specialisti degli ospedali Spoke di Locri e Polistena, creando una rete integrata di assistenza che supera le barriere fisiche del carcere. Attraverso ECG e radiografie refertate da remoto, esami ematochimici point-of-care e televisite specialistiche, con particolare focus sull’ambito psichiatrico, il progetto ha generato oltre 600 attività di telemonitoraggio, dimostrando come l’innovazione tecnologica possa rispondere efficacemente alle sfide strutturali del sistema sanitario penitenziario. L’ASP di Reggio Calabria serve un bacino di utenza che comprende 92 comuni, con una popolazione di oltre 520mila abitanti, e gestisce la sanità di 5 Istituti Penitenziari. L’organizzazione territoriale dell’Azienda è suddivisa in tre Distretti Sociosanitari.

Abbiamo incontrato Carmen Francesca Zagaria, Direttore dell’Unità Complessa di Programmazione e Controllo di Gestione dell’ASP di Reggio Calabria, a margine del Convegno 2025 dell’Osservatorio Digitale in Sanità. Ecco che cosa ha raccontato a TrendSanità.

Il progetto “Telemedicina Oltre le mura” ha già prodotto risultati significativi: su tutti, una riduzione del 50% dei trasferimenti all’esterno, in particolare al pronto soccorso. In che modo in Calabria, la telemedicina ha contribuito a questo traguardo?

«Abbiamo potenziato l’assistenza sanitaria dove prima era deficitaria per carenza di risorse professionali e strumentali. Prima, gran parte della prestazione sanitaria come, per esempio, esami del sangue o refertazione di elettrocardiogramma, radiografie, visite specialistiche, richiedevano il trasferimento del detenuto fuori dal carcere. Questo significava mobilitare almeno quattro agenti, coordinare la struttura ospedaliera ricevente, garantire sicurezza. Un costo umano e logistico altissimo. La svolta è arrivata grazie alla telemedicina, su cui abbiamo deciso di puntare, grazie anche alla lungimiranza del Direttore Generale, Lucia Di Furia, che ha accolto la mia proposta di aggiornare una piattaforma già esistente, ereditata dall’emergenza COVID. Abbiamo iniziato dal carcere di Arghillà, il più popoloso, con 400 detenuti, molti dei quali extracomunitari, per i quali l’ingresso in carcere rappresenta anche il primo incontro con un medico.

Aggiornando la piattaforma già attiva per il COVID, sono stati collegati elettrocardiografi, radiologia digitale e un point-of-care testing di laboratorio analisi

Abbiamo installato dispositivi interfacciati alla piattaforma, elettrocardiografi, radiologia digitale, e soprattutto un point-of-care testing (POCT), un mini-laboratorio di analisi. In questo modo possiamo diagnosticare anche un infarto in corso in loco, e intervenire immediatamente solo se strettamente necessario. Così, abbiamo tagliato gli accessi impropri agli ospedali del 50 percento».

Quali strutture penitenziarie sono coinvolte al momento?

«Siamo partiti con Arghillà, ora in fase di estensione all’IP di San Pietro, nel comune di Reggio Calabria. A breve concluderemo con gli altri tre istituti penitenziari della provincia, già avviati: Laureana, Palmi e Locri. In totale parliamo di una popolazione detenuta che si aggira attorno alle mille, mille e cento unità. Ogni istituto ha una sua area sanitaria, con medici e infermieri che operano in ambulatori interni. L’obiettivo è chiaro: rendere la telemedicina la modalità standard di erogazione delle cure».

Una rete così complessa ha richiesto un’integrazione forte tra sistema sanitario e contesto carcerario. Come avete gestito il coordinamento tra i professionisti coinvolti?

«Abbiamo avuto la fortuna di poter contare su una figura chiave: Nicola Pangallo, psichiatra e oggi coordinatore sanitario di tutte e cinque le carceri della provincia. È stato lui il primo a sostenere questa sperimentazione. Da lì, è nata una rete solida che ha unito il personale sanitario interno (dipendenti e specialisti convenzionati) con le unità operative complesse esterne. Abbiamo coinvolto inizialmente le UOC di Cardiologia e di Radiologia, due ambiti fondamentali. Professionisti come Carmelo Rao e Vittorio Aspromonte per la cardiologia, Salvatore Basile e Domenico Cordopatri per la radiologia hanno accolto con entusiasmo la proposta, riconoscendone il valore innovativo. Per valorizzare il loro impegno, abbiamo anche inserito la refertazione degli esami penitenziari tra gli obiettivi di performance di struttura per l’anno 2025. Questo significa riconoscere, anche economicamente, il tempo e la responsabilità assunti».

È stata avviata una solida rete tra il personale sanitario interno e le unità operative complesse, a partire da Cardiologia e Radiologia

Avete realizzato anche informatizzazione su farmaci e prescrizioni?

«Anche qui ci siamo mossi per superare la burocrazia cartacea. Il sistema attuale prevede che molti farmaci siano richiesti manualmente e forniti dalle nostre farmacie ospedaliere. Quando il farmaco non è disponibile, l’area sanitaria lo acquista dalle farmacie esterne sempre a spese dell’ASP. Ma tutto questo genera frammentazione, costi e poca trasparenza. Ora stiamo digitalizzando: stiamo creando armadietti virtuali per ogni Istituto, con aggiornamenti in tempo reale sullo stock disponibile. Così possiamo monitorare meglio i consumi ed eventuali sprechi. Inoltre, stiamo predisponendo un prontuario aziendale di farmaci disponibili, dando prescritto del detenuto la possibilità di scegliere tra il farmaco generico gratuito o quello commerciale, che può essere acquistato a proprie spese. Abbiamo esteso anche la prescrizione elettronica per i medici interni alle carceri, superando il vecchio ricettario rosso».

Quando è partito ufficialmente il progetto?

«La progettazione è iniziata tra febbraio e aprile 2024, con formazione e test. Ma l’avvio ufficiale, con atto deliberativo, è datato maggio 2024. I dati che abbiamo oggi coprono quindi i primi mesi dell’attività, e già evidenziano un cambiamento strutturale».

Oltre al carcere, quali sono i prossimi passi di questo approccio nell’ASP Reggio Calabria?

«Il successo del progetto TELEMED_OLTRELEMURA ci ha dato fiducia per portare la telemedicina anche in contesti territoriali fragili, come le aree grecaniche dell’entroterra calabrese. Parliamo di territori con popolazione molto anziana e spesso isolata. Grazie alla collaborazione con i medici di medicina generale, possiamo offrire prestazioni a domicilio, evitando spostamenti onerosi».

Il successo di TELEMED_OLTRELEMURA spinge l’innovazione della telemedicina anche in contesti territoriali fragili, come le aree grecaniche dell’entroterra calabrese

Cosa rappresenta per lei questo progetto?

«È una scommessa vinta. In un contesto complesso, a volte disarticolato come quello calabrese, siamo riusciti a costruire una rete solida, multidisciplinare, che restituisce valore umano e professionale alla sanità penitenziaria. Ci sono poche esperienze simili in Italia. Ora l’impegno è uno: consolidare, mettere a sistema, rendere questa innovazione un modello strutturale, in un ambito complesso come quello penitenziario con enormi limiti per la gestione della sicurezza interna, tutto ciò è stato possibile anche grazie alla collaborazione della Direzione degli IIPP. Perché la salute, anche dietro le sbarre, è un diritto universale».

Prevenzione dell’insufficienza cardiaca: al via l’arruolamento nello studio BRIMBERG

Età compresa tra i 50 e i 80 anni, residenza in uno dei 66 comuni tra Bergamo, hinterland, Val Brembana e Valle Imagna, presenza di fattori di rischio cardiovascolare e nessuna diagnosi pregressa di insufficienza cardiaca: è questo il profilo dei cittadini che possono essere coinvolti nello studio BRIMBERG, un progetto innovativo a livello mondiale con l’obiettivo di valutare l’efficacia di un programma di diagnosi precoce dell’insufficienza cardiaca (definita anche scompenso cardiaco) già sintomatica o asintomatica. I pazienti potranno essere arruolati tramite i medici di medicina generale. Sono oltre 50 i medici che hanno dato finora la disponibilità e che proporranno ai propri assistiti l’arruolamento nello studio.

La diagnosi precoce della disfunzione cardiaca è fondamentale per intervenire tempestivamente con terapie che possano modificare il corso naturale della patologia. Questa condizione può precedere la sindrome conclamata di insufficienza cardiaca, che si verifica quando il cuore non è in grado di pompare sangue o di accoglierlo nel ventricolo in modo efficiente, portando a sintomi debilitanti quali la mancanza di respiro, la stanchezza, il gonfiore delle gambe con una riduzione significativa della qualità della vita e che rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità nel mondo.

«Lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero per soggetti di età superiore o uguale ai 65 anni. L’insufficienza cardiaca è ormai considerata una pandemia mondiale con numeri destinati ad aumentare nel tempo dato l’invecchiamento della popolazione e il miglioramento delle terapie cardiovascolari che, purtroppo in molti casi non guariscono i pazienti, ma che ritardano ‘solo’ la comparsa dell’insufficienza cardiaca. Pertanto, poter prevenire l’insorgenza dell’insufficienza cardiaca sarà il solo modo per combattere l’aumento dei numeri», ricorda Michele Senni, professore dell’Università degli studi di Milano-Bicocca e Direttore del Dipartimento Cardiovascolare ASST Papa Giovanni XXIII.

I medici di medicina generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII hanno già ricevuto le istruzioni per identificare i pazienti idonei, sulla base dei requisiti e del livello di rischio, e a coinvolgerli dopo aver valutato insieme ai ricercatori l’effettivo beneficio stimato dalla partecipazione allo studio. L’arruolamento dipenderà dalla presenza di fattori di rischio cardiovascolare –  ipertensione arteriosa, diabete, obesità, dislipidemia, fumo – e dalla loro correlazione all’età del paziente. Tra i 50 e 59 anni dovranno essere presenti tre fattori, tra 60 e 69 anni due fattori e tra 70 e 80 anni sarà sufficiente un solo fattore.

I pazienti che aderiranno allo studio saranno costantemente monitorati. La diagnosi avverrà grazie all’utilizzo di esami di laboratorio e strumentali molto sofisticati e grazie anche all’uso di dispositivi indossabili per il monitoraggio remoto in grado di valutare nel tempo valori come l’elettrocardiogramma e la respirazione, per indagare l’esistenza di una disfunzione ventricolare sinistra.

Lo studio BRIMBERG è una sperimentazione multicentrica promossa da Fondazione ANTHEM – AdvaNced Technologies for Human-centrEd Medicine – tra le principali iniziative di ricerca italiane ed europee finanziate dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del Piano nazionale complementare al PNRR con 120 milioni di euro. La sperimentazione è condotta nell’ambito del Pilot 2.2 – Studio epidemiologico delle malattie cardiovascolari nelle aree montane – coordinato dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli studi di Bergamo e ASST Papa Giovanni XXIII.

L’analisi dei dati raccolti permetterà, anche tramite intelligenza artificiale, di migliorare la diagnosi precoce, stratificare il rischio e definire strategie di screening efficaci e sostenibili. Tra i consulenti scientifici, Margaret Redfield, esperta mondiale nella prevenzione dell’insufficienza cardiaca, affiliata alla Mayo Clinic (USA) che anche quest’anno è stata riconosciuta come migliore Ospedale negli Stati Uniti, secondo la Classifica dell’autorevole rivista Newsweek.

«Lo studio BRIMBERG è un esempio concreto di integrazione tra le professionalità dell’organizzazione sociosanitaria territoriale e gli specialisti ospedalieri, in un’ottica di presa in carico condivisa e tempestiva. Entriamo oggi nella fase operativa grazie al pieno coinvolgimento delle Cure Primarie, che partecipano non solo alle attività di assistenza e cura, ma anche alla ricerca, contribuendo alla costruzione di un nuovo modello di prevenzione – sottolinea Simonetta Cesa, Direttore Sociosanitario ASST Papa Giovanni XXIII -. Crediamo profondamente nel valore della medicina di prossimità e nell’integrazione tra professionisti. Le Case di Comunità rappresentano, in questo senso, un’opportunità strategica per portare le competenze specialistiche più vicino ai territori in cui vivono i cittadini. La partecipazione attiva dei Sindaci e delle comunità locali è un elemento distintivo di questa iniziativa: vogliamo che la prevenzione diventi patrimonio collettivo e occasione di consapevolezza diffusa per tutta la popolazione».

Personale SSN, CIMO-FESMED: «Per valorizzare le professioni sanitarie occorrono maggiori risorse. No a ulteriori sacrifici dei medici»

È continuato questa mattina il confronto tra la Conferenza delle Regioni e i sindacati della dirigenza medica e del comparto sanitario volto ad individuare le misure necessarie a valorizzare il personale del Servizio sanitario nazionale. Le azioni proposte dalla Conferenza delle Regioni nella bozza di documento vanno dall’adeguamento dei salari ai percorsi di carriera, dall’esigibilità dei contratti al welfare: misure ritenute senz’altro condivisibili dalla Federazione CIMO-FESMED, ma solo ed esclusivamente se supportate da un adeguato finanziamento statale. In caso contrario, il documento sancirebbe dei principi destinati a rimanere lettera morta o a trasformarsi in un boomerang per i medici.

Poiché infatti è altamente improbabile che in questo particolare momento storico il Governo riesca ad aumentare le risorse destinate alla sanità, le Regioni propongono di superare l’impasse sbloccando il tetto al salario accessorio, che consentirebbe loro di stanziare maggiori risorse per il personale: «Dovremmo tuttavia trovare il modo di scongiurare il rischio di un’eccessiva regionalizzazione contrattuale – commenta Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED –. Potremmo infatti trovarci dinanzi a importanti differenze sul territorio nazionale, con le Regioni più ricche pronte ad investire milioni di euro per offrire migliori condizioni economiche e attrarre professionisti, e le Regioni più in difficoltà dinanzi a un bivio: o consentire al proprio Servizio sanitario regionale di perdere ulteriormente medici e professionisti sanitari, oppure attingere ai fondi contrattuali dei medici per finanziare i principi previsti dal documento».

Tra questi, ad esempio, compare “la piena equiparazione dei dirigenti medici, sanitari e delle professioni sanitarie”, considerato che attualmente per questi ultimi sono previste alcune voci retributive inferiori rispetto al resto della dirigenza. In assenza di risorse aggiuntive, il finanziamento di tale equiparazione potrebbe verosimilmente avvenire attraverso un prelievo forzato dai fondi dei medici. «Un’eventualità inaccettabile – dichiara Quici – poiché non possono essere sempre i medici a rinunciare ai loro soldi per finanziare le pur legittime aspirazioni di altre professioni».

Similmente, la Conferenza delle Regioni propone di incentivare l’adozione di percorsi di carriera per tutti i dirigenti, ma poiché le stesse Regioni hanno imposto un tetto al numero di unità complesse e semplici, oggi affidare una direzione di struttura ad un dirigente non medico significherebbe togliere un posto ad un medico. «Se si vuole davvero incentivare la carriera dei dirigenti occorre dunque eliminare gli attuali limiti», aggiunge Quici. 

Si torna poi a parlare di “revisione e semplificazione dei profili professionali” introducendo “modelli organizzativi più flessibili e orientati al lavoro multidisciplinare”: «Rischiamo seriamente di passare dal task shifting al task sharing, senza prevedere una formazione adeguata di tutti i professionisti coinvolti e, soprattutto, senza modificare i profili della responsabilità sanitaria, che allo stato attuale colpisce pressoché esclusivamente i medici – prosegue Quici -. Occorre invece definire in modo chiaro le competenze di ciascuna professione e affidare in modo esplicito ed esclusivo l’atto medico (dunque diagnosi, prognosi e terapia) al medico. L’anarchia delle competenze può mettere a rischio la sicurezza delle cure».

«Sono poi senz’altro apprezzabili – aggiunge – le proposte in tema di esigibilità dei contratti, ma la nostra precisa richiesta è l’emanazione dell’atto di indirizzo del CCNL 2022-2024, che non può essere vincolata alla condivisione del documento in discussione. Concordiamo sulla necessità di regolamentare l’affidamento della direzione delle strutture apicali agli universitari, che oggi penalizzano i medici ospedalieri, e rilanciamo la necessità di valorizzare economicamente il ruolo di tutoraggio degli specializzandi svolto dal personale dipendente del SSN. Infine condividiamo l’intenzione di stigmatizzare nel documento la grave situazione del personale dipendente della sanità privata accreditata, senza contratto da anni e vittima di dumping salariale».

«Ci auguriamo – conclude Quici – che i prossimi confronti con la Conferenza delle Regioni possano essere altrettanto proficui come quello odierno, e che nel testo siano apportate le modifiche necessarie a scampare i pericoli da noi denunciati».

Sangue cordonale, prezioso per il trapianto ma anche per utilizzi terapeutici alternativi

Nella Giornata nazionale del donatore di sangue, che ricorre sabato 14 giugno, non si dimentichi l’opportunità per le future madri di donare il sangue cordonale alla nascita del proprio bambino: grazie alla generosità delle donne italiane oggi sono infatti conservate nelle 18 banche pubbliche nazionali 38.653 sacche idonee al trapianto (Report IBMDR 2024) e molte altre unità (circa il 70% delle donazioni) che, pur non avendo i requisiti per essere utilizzate nel trapianto, rappresentano una risorsa preziosa per l’impiego in medicina rigenerativa e trasfusionale per i neonati pretermine.

Lo sottolinea la Federazione Italiana Adoces, associazione nazionale impegnata nella promozione della cultura del dono di cellule staminali emopoietiche (contenute nel midollo osseo, nel sangue periferico e nel sangue cordonale), che l’11 giugno insieme ad Adisco, Aido, Fratres, Fondazione e Franco Piera Cutino e Federazione Nazionale della Associazioni United ha firmato con il Ministero dell’Istruzione e del Merito un protocollo di intesa per sensibilizzare le istituzioni scolastiche sul valore del dono, sul significato del volontariato e dell’educazione alla prevenzione e alla salute, che si concretizzerà nell’attivazione di progetti e percorsi dedicati agli studenti, oltre alla realizzazione di campagne informative.

Fino al 1° agosto 2019 in Italia il sangue cordonale poteva essere utilizzato solo a scopo trapiantologico, successivamente invece è stato autorizzato l’uso delle sacche non idonee al trapianto per altre finalità terapeutiche in ambito oculistico, per il trattamento delle piaghe da decubito, del piede diabetico, di ulcere e per la trasfusione di neonati prematuri (nati prima della 37^ settimana di gestazione).

«Il sangue cordonale – spiega Alberto Bosi, ematologo e presidente della Federazione Italiana Adoces – rappresenta oggi, alla luce dei recenti risultati scientifici, una risorsa estremamente versatile: per spiegarne i molteplici utilizzi possibili, ogni mese Adoces organizza un webinar dedicato alle coppie in attesa di un figlio, con l’intervento di esperti pronti a rispondere alle domande dei futuri genitori e a fugarne i dubbi».

Nel corso dei webinar mensili, inoltre, viene presentato il progetto “Bimbo dona, papà dona”, rivolto ai futuri padri afinchè anche loro siano coinvolti in quello che viene definito “un dono di famiglia”. Adoces ricorda loro e che il sangue periferico è ormai la fonte principale di cellule staminali emopoietiche utilizzate per i trapianti e che il 90% delle donazioni avviene con un prelievo dal braccio, con una procedura molto meno invasiva rispetto al prelievo di midollo.

Consip aggiudica la gara per dispositivi di resincronizzazione cardiaca di ultima generazione

Consip ha aggiudicato la nuova gara per la fornitura di 11mila dispositivi impiantabili per la resincronizzazione cardiaca – pacemaker e defibrillatori – che sarà disponibile per gli acquisti nel prossimo mese di luglio.

Il nuovo contratto, del valore di 115 milioni di euro, offre – oltre ai pacemaker e ai defibrillatori con elettrocateteri – due nuove tipologie di dispositivi, il cui utilizzo è in forte crescita nelle strutture sanitarie pubbliche: i pacemaker leadless e i defibrillatori (ICD) non transvenosi.

Per la prima volta introdotti pacemaker leadless e defibrillatori non transvenosi con monitoraggio da remoto e fornitura in conto deposito

Si tratta di dispositivi in grado di rispondere, grazie all’evoluzione tecnologica, alle esigenze di pazienti che non possono essere esposti al rischio di inserimento di elettrocateteri a livello venoso. I nuovi dispositivi – valutati da una commissione di medici cardiologi – sono tutti di ultima generazione, dotati dei più elevati standard tecnologici e caratterizzati da una elevata durata della batteria con una media pari a 9,5 anni.

Oltre ai dispositivi, le strutture sanitarie potranno acquistare servizi opzionali innovativi come:

  • il monitoraggio remoto del dispositivo impiantato, che riduce il numero dei follow-up ambulatoriali, aumenta il comfort per il paziente, diminuisce il tempo di risposta del medico
  • la fornitura in conto deposito, che offre la possibilità di pagare il corrispettivo per i beni solo al momento dell’effettivo utilizzo del dispositivo, o a restituirlo in caso di mancato utilizzo.

L’iniziativa amplia l’offerta di Consip in un ambito merceologico strategico, consentendo alle strutture sanitarie di disporre di una pluralità di dispositivi, offerti da diversi fornitori, tra i quali individuare – grazie al criterio della scelta clinica – quelli maggiormente idonei alle esigenze cliniche e terapeutiche dei pazienti.

La gara Consip è aggiudicata con Accordo Quadro

Le linee guida dell’iniziativa sono state condivise con l’Associazione Italiana di Aritmologia e Cardiostimolazione (AIAC).

Quantitativi di dispositivi stimati

 Defibrillatori biventricolari (CRT-D) fascia media

3.000

Defibrillatori biventricolari (CRT-D) fascia avanzata

3.000

Pacemaker biventricolare (CRT-P) funzioni avanzate

3.000

Pacemaker (PM) leadless

1.500

Defibrillatori (ICD) non transvenosi

1.500

I Defibrillatori e pacemaker biventricolari CRT dei primi tre lotti includono anche gli elettrocateteri (atriale, ventricolare destro  e ventricolare sinistro) e il sistema di monitoraggio remoto con trasmissione automatica.

I Defibrillatori ICD includono il sistema di monitoraggio remoto con trasmissione automatica.

Per il lotto relativo ai Pacemaker leadless, è a disposizione anche il dispositivo aggiuntivo per la sincronia atrio ventricolare a un prezzo bloccato.

Il prezzo comprende, per ogni prodotto, anche il programmatore e il relativo software.

Funzionamento dell’Accordo quadro

Successivamente alla stipula dell’Accordo Quadro, per ogni Lotto, e per tutta la durata dello stesso, le Amministrazioni potranno affidare uno o più Appalti Specifici entro i limiti e alle condizioni (economiche e tecnico-prestazionali) fissate nell’Accordo Quadro stesso senza un nuovo confronto competitivo, ad uno degli operatori economici parti dell’Accordo Quadro, individuato sulla base di decisione motivata in relazione alle proprie specifiche esigenze ai sensi dell’art. 59, comma 4, lett. a), del Codice dei contratti.

Le condizioni oggettive per determinare quale aggiudicatario dell’Accordo Quadro eseguirà le prestazioni sono le seguenti:

  • la continuità per i pazienti già portatori di un dispositivo impiantabile per resincronizzazione cardiaca che necessitano di una sostituzione, nel caso in cui il medico ritenga necessario proseguire con una terapia simile
  • le diverse patologie prevalenti e secondarie da trattare, debitamente valutate dal medico, anche in base alla propria popolazione di pazienti.

Le Amministrazioni potranno ordinare da uno, da più o da tutti gli aggiudicatari dell’Accordo Quadro. Al momento dell’ordine, l’Amministrazione dovrà esplicitare la motivazione clinica alla base della scelta, ad eccezione del caso in cui affidi l’Appalto Specifico al fornitore primo classificato nella graduatoria dell’Accordo Quadro.

AIIC: è possibile innovare la sanità rispettando il pianeta?

La sanità deve essere sostenibile. Le sue tecnologie sempre più avanzate e salvavita non possono impattare negativamente sull’ambiente: questa è una certezza. Ma se si approfondiscono le implicazioni di questa affermazione si scopre che l’impatto produttivo (quanto si inquina nelle factory produttive?), distributivo (quanto inquina la catena della logistica?) e dello smaltimento dei rifiuti sanitario-tecnologici e delle apparecchiature obsolete rappresenta una criticità. A tutto questo si aggiunge poi un tema inedito: quanta energia consumano l’intelligenza artificiale e le reti interconnesse?
Insomma: la sostenibilità è un argomento centrale e non più rimandabile per chi vuole parlare di sanità del futuro.

L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici – presieduta da Umberto Nocco, Direttore della Struttura complessa di Ingegneria Clinica dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano – ha voluto proporre il proprio 25° Convegno Nazionale (che si terrà a Napoli dal 14 al 17 giugno presso la Mostra d’Oltremare) incentrandolo su Tecnologie, Sostenibilità, Ambiente. Il contributo dell’innovazione alla sanità del futuro. Un titolo che si pone come inedito punto di vista nella riflessione evoluta sulla sanità italiana.

Il tema del convegno

A presiedere il 25° Convegno AIIC è Lorenzo Leogrande (past-president AIIC e responsabile dell’unità di valutazione delle tecnologie presso il Policlinico Gemelli di Roma), che introduce ai lavori del più atteso evento nazionale dedicato alle tecnologie per la salute affermando che «come Associazione ci siamo posti l’obiettivo di analizzare e comprendere come le politiche green possano incidere sulle logiche di acquisizione, introduzione e gestione dell’innovazione tecnologica. Ci preme cioè capire se si può continuare a fare salute con le tecnologie più avanzate ed innovative, non trascurando però l’impatto che le stesse hanno sull’ambiente durante tutto il loro ciclo di vita».

Ne consegue che a Napoli circa 2500 professionisti si confronteranno su quegli argomenti e quelle criticità che rappresentano una sfida civile e professionale coinvolgendo istituzioni nazionali e regionali, società scientifiche, università e centri di ricerca, cercando quel dialogo ad ampio spettro che coinvolge anche il mondo della produzione, «affinchè – aggiunge Leogrande – tutti gli attori del sistema possano assumersi la responsabilità di un deciso passo in avanti in termini di attenzione all’ambiente in cui viviamo».

Dentro il programma

Il Convegno AIIC si apre sabato 14 giugno e si conclude martedì 17. All’interno del suo programma – a cui ha dato contributo ideativo tutto il Direttivo AIIC, con il particolare impegno del vicepresidente Gianluca Giaconia e di Pasquale Garofalo, entrambi colonne dell’ingegneria clinica campana – oltre ottanta appuntamenti distribuiti tra sessioni plenarie, corsi di formazione, sessioni parallele, workshop e dibattiti.

Ma come è stato strutturato il programma? Risponde Stefano Bergamasco, Coordinatore scientifico del convegno e responsabile del Centro Studi AIIC: «L’abbiamo strutturato seguendo due direttrici principali. Da un lato il tema centrale che offre il titolo al convegno di quest’anno – tecnologie, sostenibilità, ambiente – con una serie di sessioni dedicate alla sostenibilità ambientale, ai criteri ESG di valutazione delle tecnologie. Dall’altro si è dato spazio alle proposte derivanti dai nostri AIIC Awards, la formula di call for abstracts con cui da diversi anni l’Associazione da spazio alle esperienze provenienti da associati e non solo».

Con quali accezioni verrà presentato l’argomento della sostenibilità? Risponde Bergamasco: «Come Convegno AIIC la si declinerà secondo le molteplici accezioni che questo termine assume nel contesto della sanità come indicato dall’OMS nella definizione dei 17 obiettivi di sostenibilità globale. Come ingegneri clinici, deputati a programmazione, scelta e gestione delle tecnologie biomediche nelle strutture sanitarie, sentiamo una responsabilità precisa e ci facciamo promotori di questa iniziativa anche nei confronti delle altre società scientifiche, delle istituzioni e dell’industria».

Le sessioni centrali

Eventi speciali all’interno del Convegno saranno le sessioni di sabato pomeriggio su Connessioni di valore: impresa, sanità e sviluppo sostenibile, in cui i massimi esponenti del mondo produttivo dialogheranno con i rappresentanti AIIC; a questo seguirà Quanto è sostenibile la tua area clinica (lunedì ore 11.30) un confronto aperto a cui parteciperanno esponenti di una serie nutrita di società scientifiche tra cui SIAARTI, SIC, SIRM ed ACOI.

La sessione plenaria incentrata sul titolo della manifestazione è prevista per il pomeriggio di lunedì 16 giugno, con la presenza dei massimi livelli istituzionali della Regione Campania (sono attesi il presidente Vincenzo De Luca, l’assessore Ettore Cinque ed il presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, Vincenzo Alaia) oltre che di Francesco Saverio Mennini, Walter Ricciardi, Nino Cartabellotta e Fabio Faltoni (neo presidente di Confindustria Dispositivi Medici).

Le altre sessioni “cuore” dell’evento sono: Esperienze ospedaliere in ottica di sostenibilità ambientale (domenica 15, ore 9.30), Second hand e rigenerazione delle tecnologie biomediche (ore 11.30), Valutazione dell’intelligenza artificiale (ore 11.30), Parametri e criteri green per il procurement e per gli appalti (ore 14.30), Tecnologia, equità, innovazione: diritto alla cura tra obsolescenza e intelligenza artificiale (ore 14.30), Tecnologie biomediche e sostenibilità, uno sguardo europeo (ore 16.30), Applicazioni di intelligenza artificiale in sanità (lunedì 16, ore 9.30), Manutenzione ed economia circolare, right to repair (ore 11.30), Esperienze regionali environmental-social- governance (martedì ore 11.00) e Le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale in sanità (ore 11,00).

L’ingegneria clinica in Italia e gli AIIC Awards

L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici si presenta al Convegno di Napoli forte di trentadue anni di vita e in pieno sviluppo numerico e di autorevolezza. Precisa il presidente Umberto Nocco: «Oggi AIIC è una associazione composta da circa duemila professionisti con una buona presenza a livello istituzionale a testimonianza della consapevolezza che si è creata a livello della sanità nazionale dell’importanza e utilità della nostra figura, ed anche del fatto che l’Associazione si pone come punto di riferimento nazionale e regionale sui temi della gestione delle tecnologie healthcare».

L’Associazione – equamente distribuita sul territorio: Nord (39%), Centro (23%) e Sud (38%); con il 52% della professione rappresentato da 30-39enni – collabora attivamente con il Ministero della Salute, con AGENAS, con SIHTA e con le realtà europee ed internazionali dell’ingegneria clinica e biomedica (ICETHMC e IFMBE). Da alcuni anni, all’interno del suo Convegno nazionale, AIIC assegna i suoi AIIC Awards ed i Premi Innovazione, occasioni ormai consolidate e prestigiose per identificare le migliori realizzazioni nell’ambito delle tecnologie healthcare. La partecipazione a questi due “contest” è stata numericamente e qualitativamente importante, ed ha coinvolto università e centri di ricerca, IRCCS e strutture sanitarie territoriali, start up e realtà multinazionali. Per dimostrare che cambiare la sanità in meglio si può, e già qualcuno lo sta facendo. Anche con un occhio di riguardo al pianeta in cui viviamo.

L’invecchiamento cerebrale si previene anche a letto

Si chiama SiestaLab è stato inaugurato pochi mesi fa all’interno del Dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer” della Sapienza Università di Roma.

Il Laboratorio studia l’invecchiamento cerebrale attraverso uno dei principali fattori di rischio: il sogno disturbato. «Il sonno è forse il fattore di rischio cui si presta meno attenzione – afferma il responsabile scientifico di SiestaLab, Claudio Babiloni, Ordinario di Fisiologia – e il SiestaLab vuole promuovere la ricerca e lo sviluppo di tecnologie per misurare e riconoscere se le persone dormono abbastanza e se il loro sonno è abbastanza profondo». Sono queste le condizioni in cui si veriofica una sorta di “pulizia” del cervello che, accumulandosi possono creare un rischio significativo di sviluppare malattie neurodegenerative.

SiestaLab fa parte della rete degli Open Lab del “Rome Technopole”, finanziata dal progetto PNRR del Ministero dell’Università (MUR). Rome Technopole ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di un ecosistema per l’innovazione tecnologica che comprende la validazione di procedure digitali in ambito biomedico mediante una collaborazione stretta tra università, piccole-medie aziende, industria e pubblica amministrazione regionale.

Critical Medicines Act: Egualia, «L’Italia punti sulla concretezza»

Incentivi alla produzione industriale efficienti e sburocratizzati; scrematura della lista dei prodotti critici per favorire il miglior indirizzamento delle risorse; revisione delle normative di stockpiling a favore di un reale meccanismo di solidarietà europeo.

Queste le esigenze prioritarie rappresentate da Egualia, l’associazione delle aziende produttrici di equivalenti, biosimilari e Value Added Medicines, nel corso delle audizioni informali di oggi pomeriggio in Commissione Politiche UE della Camera, dove a fine maggio ha preso il via l’esame per parere di sussidiarietà sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio in tema di approvvigionamento di medicinali critici (COM (2025) 102). 

«Il Critical Medicines Act (CMA) ha come primo obiettivo quello di offrire sostegno alla produzione farmaceutica europea e rappresenta una preziosa occasione per riuscire ad affrontare la crisi  legata alla sostenibilità della produzione industriale su larga scala, soprattutto laddove moltissimi farmaci, anche essenziali, vengono acquistati a prezzi negoziati talmente bassi da non coprire i crescenti costi di produzione», ha sottolineato nel corso dell’audizione il direttore generale di Egualia, Michele Uda.

Per questo la prima esigenza segnalata riguarda l’introduzione nel CMA di nuovi strumenti di incentivo alla produzione finanziati da fondi europei aggiuntivi ad accesso semplificato, privi di limitazioni legate alla posizione geografica degli stabilimenti produttivi (che nella realtà italiana escludono di fatto gran parte delle imprese, concentrate nel centro-nord), capaci di andare oltre la logica degli aiuti di Stato e di aprire le porte dell’accesso agli aiuti anche alle capacità di investimento delle PMI, concedendo erogazioni anche al di sotto della soglia minima di investimento attualmente prevista di 20 milioni di euro.

Tra le esigenze di razionalizzazione delle novità contenute nel Regolamento segnalate da Egualia anche la necessità di “asciugare” al massimo la Lista dei farmaci critici dell’UE che nella sua attuale versione include 288 prodotti, come già sollecitato dalla Critical Medicines Alliance e quella di normare le iniziative nazionali  in tema di stockpiling (stoccaggio di medicinali di riserva), promuovendo un coordinamento di scorte su selezionati farmaci critici ma solo a livello europeo a condizioni economiche pre-determinate e non certamente nazionale per evitare gi effetti dannosi di un accaparramento indiscriminato.

«Tuttavia senza un aggiornamento delle regole economiche di prezzo, rimborso e acquisto pubblico, ogni intervento sarà inefficace – ha proseguito Uda –. In particolare: i rischi di carenza dovrebbero essere considerati nella definizione di prezzo e rimborso o nel suo adattamento quando sotto la sostenibilità industriale; le gare pubbliche dovrebbero premiare l’offerta economicamente più vantaggiosa, non solo il prezzo più basso e prevedere l’obbligo di selezione di più aggiudicatari; il payback farmaceutico, sia per acquisti diretti che nella convenzionata, va riconsiderato per i farmaci essenziali e fuori brevetto, oggi penalizzati da prelievi non sostenibili. Azioni queste – ha concluso – che non hanno bisogno del nuovo Regolamento Europeo per essere intraprese, ma ne rappresentano il contesto imprescindibile».