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CIMO in audizione alla Commissione Covid: «Regionalismo e impreparazione aziende hanno portato al caos»

Ieri sera il Presidente del sindacato dei medici CIMO Guido Quici è stato audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza Covid ricordando in che modo l’impreparazione delle Regioni e delle aziende nella gestione della pandemia abbia avuto un forte impatto sul lavoro – e in alcuni casi l’incolumità – del personale sanitario.

Quici ha evidenziato come i problemi gestionali dell’emergenza sanitaria siano iniziati dall’assenza di un piano pandemico aggiornato, che avrebbe dovuto prevedere le azioni necessarie a contenere una eventuale pandemia; ma oltre a questo, «è stata fin da subito evidente – si legge nel documento presentato alla Commissione – l’assenza della capacità o della possibilità di agire in maniera coordinata ed efficace in tutto il Paese, a causa della spiccata autonomia fortemente rivendicata dalle Regioni e della parallela marginalità del ruolo del Ministero della Salute».

E se l’impreparazione generale è risultata tangibile nel momento in cui risultavano insufficienti, se non addirittura assenti, le forniture negli ospedali di dispositivi di protezione individuale idonei ad affrontare il virus, CIMO ha ricordato come per ovviare al problema l’Istituto Superiore di Sanità autorizzò l’utilizzo di mascherine chirurgiche come DPI anche negli ospedali, «esponendo dunque al contagio proprio le risorse umane più preziose per contrastare il virus».

L’analisi del sindacato CIMO si è poi concentrata sullo stato in cui versava la sanità pubblica al momento dello scoppio della crisi: un Servizio sanitario nazionale carente di risorse, personale e strutture adeguate, frutto di venti anni di tagli e di blocco delle assunzioni, nel 2020 e 2021 ha dovuto affrontare «un vero e proprio stress test … il cui esito è stato del tutto fallimentare», si legge nel documento.

«Nel momento in cui si è verificato l’iperafflusso di pazienti che necessitavano di ospedalizzazione, è di fatto scoppiato il caos: le singole Aziende si sono trovate del tutto impreparate ad affrontare la situazione. E se in alcuni ospedali in una prima fase il problema è stato del tutto sottovalutato – adottando anche provvedimenti disciplinari per aver generato allarme sociale nei confronti dei direttori di struttura che avevano destinato una stanza apposita ai contagiati o imposto l’utilizzo delle mascherine nei reparti –, in tutto il Paese è stato affrontato con una sostanziale improvvisazione e dando vita alle soluzioni più fantasiose e pericolose per sanitari e pazienti».

Sono stati assegnati turni in reparti con pazienti affetti da Covid-19 a medici e specializzandi privi della necessaria specializzazione; mancava la strumentazione idonea a curare i pazienti, come i respiratori; i reparti ordinari sono stati trasformati nottetempo in reparti di terapia intensiva e subintensiva, senza rispettare i requisiti necessari; sono stati attivati reparti Covid in spazi strettamente contigui ai reparti non Covid, fino alle cosiddette “bolle Covid” interne a reparti non Covid; sono venuti meno sistemi adeguati di filtraggio dell’aria e mancavano stanze a pressione negativa dove isolare i casi. «Da qui – si legge ancora nel documento – l’espansione del virus in ambiente intraospedaliero con contagi diffusi a tutto il personale in servizio, nonché verso i pazienti ricoverati affetti da altre patologie».

I finanziamenti destinati alla gestione dell’emergenza poi non sono stati ancora del tutto utilizzati, tant’è che sono stati creati solo il 47% dei posti in più di terapia intensiva ed il 46% di quelli di terapia subintensiva previsti dal governo Conte.

«Quello che è successo nel corso dell’emergenza Covid deve essere un monito per il futuro – ha concluso Quici –. Affinché la prossima pandemia non ci colga così impreparati, è fondamentale investire nel Servizio sanitario nazionale».

La robotica indossabile per combattere le malattie

Domenico Prattichizzo, professore di Robotica all’Università di Siena e Senior Scientist dell’Istituto Italiano di Tecnologia, racconta alcune delle sue ricerche più di frontiera

Coinvolgere i cittadini nella salute pubblica

Daniela Paolotti, Senior Research Scientist per ISI Foundation, racconta dell’importanza della sorveglianza partecipata per l’influenza e altre malattie respiratorie

Vorrei ma non posso, i dilemmi di un manager sanitario

Paolo Petralia, vicepresidente FIASO con delega al digitale, elenca alcuni desiderata che avrebbe come cittadino e le difficoltà che si trova quotidianamente ad affrontare come manager sanitario

Metaverso e realtà virtuale per combattere il declino cognitivo

Camminare in una foresta senza lasciare il proprio ufficio, oppure sperimentare cosa si prova su un ghiacciaio o su una nave dal proprio salotto. Sono solo alcune delle potenzialità che la realtà virtuale ci offre: per immergersi in un ambiente basta indossare un visore e guardarsi attorno. A quel punto i muri di uffici e case spariscono per lasciare spazio a alberi, neve o mare, a seconda dello scenario che si è scelto.

Utilizzatissima per i videogiochi o la sperimentazione fine a se stessa, da alcuni anni questa tecnologia sta crescendo anche in ambiti meno ludici.

Un esempio è l’uso nella didattica sperimentato all’Università di Torino. In questo caso è stata ricostruita la sala settoria dell’università. «Si tratta di un ambiente virtuale condiviso all’interno del quale fare analisi, studio e insegnamento», ha spiegato dal palco di Health for Dreamers Corrado Calì, ricercatore del NICO. Calì è un neuroscienziato e nel metaverso il suo avatar e quelli di colleghi e studenti hanno la possibilità di “navigare” all’interno di neuroni e altre strutture cerebrali che nella realtà sono grandi pochi micron, ma nel metaverso diventano molto grandi.

«Possiamo manipolare in modalità collaborativa dei dataset molto complessi», ha affermato, mostrando al pubblico quello che stava vedendo grazie al visore.

Misurare la flessibilità cognitiva

Oltre allo scopo didattico, il metaverso si può utilizzare anche per motivi di studio

«Abbiamo un progetto in collaborazione con Politecnico di Torino per una piattaforma nel metaverso tipo quella sviluppata per la didattica dove abbiamo creato un ambiente collaborativo all’interno del quale fare una sorta di escape game», afferma l’esperto a TrendSanità.

Corrado Calì durante una dimostrazione a Health for Dreamers

Il team ha sviluppato un gioco con test comportamentali per testare la flessibilità cognitiva. La volontà è di applicarlo sugli anziani per quantificare in modo oggettivo il decadimento fisiologico e per sviluppare un’esperienza che sia più collaborativa e interessante possibile per permettere agli anziani che vivono in contesti isolati di interagire virtualmente con altre persone (altri anziani, ma anche medici o specialisti).

«Per il momento la piattaforma è stata testata su giovani, perché dovevamo validare i test psicologici – spiega Calì -. A breve speriamo di coinvolgere anche gli anziani».

Sebbene il sistema sviluppato sia il più user friendly possibile e le persone coinvolte siano in salute, si prevede un affiancamento per spiegare il funzionamento del nuovo strumento. «Le persone si muoveranno all’interno di una foresta e dovranno affrontare i vari test. Tra i problemi tecnici da affrontare, quelli “tipici” della realtà virtuale: quello che riguarda la potenza computazionale degli occhiali e la riduzione dei problemi di airsickness».

Nel primo caso si tratta di capire il tipo di strumento utilizzabile: i visori collegati al computer permettono un’ambientazione più realistica perché sfruttano la potenza di calcolo del pc stesso, mentre quelli stand alone sono meno verosimili. 

Per “airsickness” si intende invece un malessere simile al mal d’auto. L’utilizzo dei visori può creare una leggera sensazione di nausea e giramento di testa legati a problemi al sistema vestibolare.

Quale futuro per la realtà virtuale

La realtà virtuale (VR) esiste dal 1957 e ha avuto alterne fortune. Negli ultimi 20 anni è diventata più accessibile e anche gli scienziati si sono incuriositi.

«Adesso la tecnologia cresce a un rate molto più alto rispetto a quella che è la sua applicazione – nota Calì -. La VR è una tecnologia che risale agli anni ‘50. Ha avuto un piccolo incremento nell’utilizzo dello sviluppo negli anni ‘90, poi si è fermato ed è di nuovo cresciuto a partire dal 2012. Io penso che nei prossimi 10 anni l’utilizzo aumenterà parecchio, pur restando ancora un po’ limitato».

Anche la classe di utilizzatori è ancora un po’ acerba: «Credo che dovremmo far maturare la classe di professionisti che stanno imparando ad utilizzare questi strumenti per poi portarli al livello successivo, facendo diventare questa tecnologia uno standard organizzativo».

Questo sarà possibile anche se, come successo negli ultimi anni, i costi continueranno a scendere: «Oggi un buon visore costa poco più di 300 euro, un prezzo accessibile per una struttura che voglia acquistarne una decina per esempio. Solo 10 anni fa l’accesso era più proibitivo: parliamo di un costo a visore che oscillava tra i 1.000 e i 5.000 euro». 

Caregiver familiari: presentato oggi il Manifesto-appello per una legge inclusiva e di equità sociale

Una legge inclusiva e di equità sociale che garantisca diritti e tutele al caregiver familiare, rispettando quattro criteri: una definizione ampia della figura, che riconosca diritti e tutele anche se il caregiver non convive o non è un familiare della persona assistita; che lo coinvolga attivamente nella stesura del cosiddetto Progetto di vita o Progetto Assistenziale Individualizzato della persona assistita  (normative regionali e Art. 39 Dlgs 29/24) e sia espressione anche dei suoi bisogni come caregiver; che preveda l’attivazione di tutele crescenti rapportate al carico assistenziale e agli impatti/bisogni del caregiver; che abbia risorse congrue per garantire una effettiva esigibilità delle tutele ed essere così una concreta base di partenza per il disegno e l’attuazione di servizi e sostegni dedicati a chi si prende cura.

Sono questi gli obiettivi e gli elementi centrali del Manifesto-Appello “Caregiver: per una Legge inclusiva e di equità sociale”, presentato oggi da CARER e Cittadinanzattiva durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati.
Il Manifesto è stato già sottoscritto da 104 realtà, di cui  16 Comuni, ed 88 fra associazioni, organizzazioni professionali e organizzazioni sindacali. Da oggi inoltre altri soggetti e anche i singoli cittadini potranno sottoscriverlo attraverso la piattaforma Change.

«Le richieste contenute nel nostro Manifesto emergono anche dalla voce dei circa 600 caregiver familiari che Cittadinanzattiva ha coinvolto in una recente indagine online, uno spaccato di quei circa otto milioni di persone che si prendono cura di un proprio caro/a, non sempre familiare o convivente ma anche una persona alla quale si è legati da un rapporto di amicizia, affetto», ha dichiarato Isabella Mori, responsabile area tutela di Cittadinanzattiva e che ha rappresentato l’associazione all’interno del Tavolo tecnico istituito da su iniziativa del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone. «Dopo anni d’attesa, siamo ad un passo dall’approvazione di una legge statale che potrebbe finalmente definire la figura del caregiver familiare e riconoscerne i diritti individuali. Per questo ci auguriamo che la nuova normativa tenga conto delle richieste che avanziamo nel Manifesto e che si investa in campagne di comunicazione ed informazione ai diretti interessati».

«Il lungo percorso per il riconoscimento dei diritti di chi si prende cura ha profonde radici nelle associazioni dei familiari, nelle iniziative delle Organizzazioni Sindacali, nei Comuni e nelle Regioni che hanno legiferato in merito nelle materie di competenza. Ora è lo Stato che deve normare diritti e tutele a valere per tutti i cittadini italiani che assistono nel lungo periodo i propri cari, attraverso una legge inclusiva e di equità sociale ed attraverso un’ampia convergenza dei Gruppi parlamentari. Sincera gratitudine a tutti i soggetti che hanno già sottoscritto il nostro appello e a tutti coloro che, nei prossimi giorni vorranno unirsi a noi rafforzando le nostre proposte», ha dichiarato Loredana Ligabue, segretaria dell’Associazione Caregiver Familiari CARER.

Cosa ne pensano i diretti interessati: alcuni dati della survey di Cittadinanzattiva

Tra agosto e settembre di quest’anno, Cittadinanzattiva ha diffuso una indagine online alla quale hanno risposto circa 600 caregiver familiari. Oltre il 29% è caregiver da più di 5 anni, un ulteriore 25% da più di dieci anni. Emerge dunque chiaramente che il lavoro di caregiver è svolto per lunghi o lunghissimi periodi di tempo, spesso da una stessa e unica persona. Le conseguenze? Quasi il 45% si sente poco realizzato personalmente e più della metà (55,8%) dichiara di aver poco tempo per la sua sfera personale, anche se pensa di essere molto utile (55,8%) per la persona di cui ha cura. Inoltre il 73,4% afferma di aver dovuto rinunciare al lavoro o allo studio per alcuni periodi della propria vita.

La gran parte (52%) non sa se nella sua Regione vi sia una Legge dedicata ai caregiver e questa inconsapevolezza è diffusa anche tra vive in regioni che hanno attivato normative a loro tutela.

Rispetto alla previsione di una legge nazionale, i soggetti rispondenti vorrebbero una normativa che riconosca il ruolo a tutti i caregiver familiari, siano essi conviventi o meno (78,8%) e a prescindere dal vincolo di parentela (71,4%). La quasi totalità (92%) ritiene che la legge debba garantire nuove tutele e diritti di tipo “crescente”, cioè ad una maggiore intensità di cura e impegno dovrebbero corrispondere maggiori tutele. Inoltre il 91% vorrebbe avere un ruolo “attivo” nella stesura del progetto di vita individuale.

Più spazio ai congedi dei padri per migliorare la salute dei figli, delle figlie e delle mamme

Riformare i congedi per i padri per assicurare la salute e il benessere delle bambine e dei bambini e correggere l’ineguale distribuzione della cura e favorire l’occupazione femminile, e dunque anche la natalità, allineando l’Italia, che è uno dei Paesi europei con il minor numero di giorni di congedo adeguatamente retribuiti per i padri e con il massimo divario fra congedi materni e paterni, al resto d’Europa. La proposta, con un pacchetto di misure, viene dal progetto europeo 4e-Parent, ed è stata recentemente presentata ai politici in vista della legge di bilancio durante una conferenza dal titolo “Il tempo dei papà”.


Sono diversi, spiegano gli esperti, i vantaggi che derivano da un maggiore coinvolgimento del padre nell’accudimento, soprattutto nei ‘primi mille giorni’. Bambine e bambini il cui padre sia stato attivamente coinvolto in età evolutiva mostrano ad esempio più elevati livelli di competenza cognitiva e sociale, maggiore capacità di empatia, migliore autoregolazione e autostima e migliori progressi scolastici. La presenza partecipe del padre sin dai primi momenti inoltre diminuisce i rischi durante la gravidanza e il parto, può contribuire all’aumento della occupazione femminile e promuove le ‘mascolinità accudenti’, diminuendo il rischio di violenza domestica. I promotiri chiedono anche di cambiare il nome da ‘congedi parentali’ a ‘congedi genitoriali’. 



«Non dovrebbero servire prove per dimostrare che la partecipazione dei padri all’accudimento è vantaggiosa per l’intera famiglia – osserva Angela Giusti, ricercatrice del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del coordinamento scientifico del progetto -. Eppure, queste prove le abbiamo».


Le proposte


Ecco le proposte di 4e-parent:

  • Estendere il congedo di paternità obbligatorio dagli attuali 10 giorni a 22 giorni lavorativi, di cui almeno 10 da fruire consecutivamente nel primo mese dalla nascita, eliminando l’obbligo di preavviso di cinque giorni al datore di lavoro e ammettendo invece la possibilità di trasmettere una certificazione entro 48 ore dall’avvio della fruizione del congedo.
  • Applicare ai congedi di paternità i medesimi criteri di obbligatorietà esistenti per il congedo di maternità.
  • Estendere la platea degli aventi diritto al congedo di paternità e al congedo genitoriale ai padri freelance, iscritti alla Gestione separata, calcolando il compenso sulle ultime due dichiarazioni dei redditi precedenti all’anno di inizio della gravidanza.
  • Portare dall’80 al 100% la retribuzione del congedo obbligatorio di maternità.
  • Prevedere quattro mesi di congedi genitoriali retribuiti all’80%, di cui due riservati alle madri e due ai padri.
  • Prevedere l’anticipo da parte dello Stato dei compensi per i congedi alle aziende, per venire incontro alle esigenze della piccola e media impresa.
  • Introdurre dei premi per le aziende con certificazione di genere che, a loro volta, premiano i fornitori che avviano il processo di certificazione di genere.
  • Rilevare le modalità di utilizzo dei giorni di congedo di paternità fruiti nei primi cinque mesi di vita di bambini e bambine.
  • Avviare una campagna di informazione pubblica che illustri i benefici dell’utilizzo dei congedi riservati ai padri e dell’accudimento paterno fin dai primi mesi di vita di figli e figlie.
  • Incentivare il lavoro agile per i genitori, se fruito da entrambi.

Il progetto

Il progetto, che si avvale di un finanziamento europeo, vede l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) capofila e la partecipazione di diversi partner: il Centro per la salute del bambino (CSB), l’associazione il Cerchio degli Uomini, l’agenzia di editoria scientifica Zadig, la società di consulenza Deep Blue, la Rete degli uomini Maschile Plurale, la rete per lo sviluppo delle bambine e dei bambini International Step by step Association (ISSA) e può contare inoltre sugli Associated Partner nazionali Comitato Italiano per l’UNICEF e e Associazione culturale pediatri (ACP) e sul supporto dell’Istituto Ricerca Intervento Salute (IRIS) per le attività formative. Tra le risorse messe a disposizione ci sono una mappa delle risorse di sostegno per i padri e tre corsi Fad dedicati rispettivamente al personale sanitario, a quello educativo e al personale del volontariato e terzo settore a contatto con le famiglie.

G7 Digitale: le associazioni del TECH7 presentano una dichiarazione comune sulla governance dell’AI

Oggi, a Cernobbio, in concomitanza con la Ministeriale G7 su Tecnologia e Digitale, le principali Associazioni del settore ICT dei Paesi del G7 (TECH7) si sono incontrate con l’obiettivo di discutere le priorità strategiche per il 2025, rafforzando ulteriormente la cooperazione tra le associazioni nazionali del digitale, in vista della prossima presidenza canadese del G7, garantendo la continuità del lavoro avviato durante la presidenza italiana.

Le Associazioni del TECH7 hanno discusso i temi chiave della governance dell’Intelligenza Artificiale, della sicurezza delle infrastrutture digitali e della promozione di un commercio digitale aperto.

Le Associazioni del TECH7 hanno inviato uno Statement ufficiale al Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alessio Butti. Il documento delinea priorità e raccomandazioni per una governance dell’IA responsabile e basata sull’innovazione. La nota ribadisce l’importanza di una regolamentazione pro-innovazione e basata sui rischi, sottolineando che nessun Paese può affrontare le sfide presentate dall’IA da solo. Il documento invita a stabilire standard internazionali comuni per garantire che le normative siano interoperabili a livello globale e incoraggia un dialogo continuo con l’industria e con altri enti multilaterali, come l’OECD, in modo da assicurare che il framework per la governance sia aggiornato e applicabile in modo pratico ed efficace.

I principali punti dello Statement:

  • Un approccio coordinato per una governance internazionale dell’IA che favorisca l’innovazione e garantisca sicurezza e diritti.
  • L’importanza di definire standard comuni per la sicurezza delle infrastrutture digitali, con un focus sulla collaborazione tra paesi per affrontare i rischi di cybersecurity in modo coerente e armonizzato.
  • La necessità di politiche commerciali digitali che promuovano un commercio libero e basato su standard comuni, abbattendo le barriere commerciali e favorendo la crescita economica attraverso l’innovazione tecnologica.

Questo incontro ha consentito alle Associazioni di condividere alcune considerazioni sui risultati raggiunti dalla Presidenza italiana e identificare le priorità strategiche in vista della futura presidenza canadese. Sempre più, infatti, le politiche sul digitale e in particolare sull’IA dovranno trovare una base comune a livello internazionale e per questo le Associazioni intendono consolidare il dialogo e la collaborazione nel quadro del TECH7 affinché la voce dell’industria digitale resti forte e propositiva nell’interlocuzione con i governi.

Congresso SIFO 2024: verso la farmacia ospedaliera di nuova generazione

Concretezza dell’oggi e capacità di progettare con responsabilità gli sviluppi futuri del SSN: su questi due pilastri si basa la sfida che viene lanciata dal 45° Congresso nazionale della Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie-SIFO che si apre nei prossimi giorni a Napoli con il titolo Next Generation Pharmacy: Missione, Visione e Valore (Mostra d’Oltremare, 17-20 ottobre). Un evento che richiama a Napoli oltre tremila partecipanti, tra soci SIFO, speakers, rappresentanti della politica nazionale e regionale, delle istituzioni ed agenzie sanitarie, accademici e rappresentanti del mondo industriale, trasformando la Mostra d’Oltremare di Napoli nell’autentica “agorà” del dibattito sul futuro della sanità e del sistema del farmaco nel nostro Paese.

Centralità della professione 

Prima di tutto: quale ruolo e quale importanza ricopre il quarantacinquesimo Congresso SIFO nel percorso che la società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali sta compiendo? Risponde il presidente Arturo Cavaliere: “Il Congresso 2024, che guarda già dal titolo decisamente verso il futuro della nostra professione, sarà un momento di sfida per tutti noi che operiamo dentro la SIFO e dentro il SSN. Pensando al recente passato direi che Napoli sarà un momento di costruzione di futuro, sapendo che questo può accadere solo se siamo ben coscienti del cammino svolto sino ad oggi per offrire nostre proposte nell’ambito della governance del farmaco, nei nuovi modelli organizzativi di integrazione ospedale-territorio, della ricerca e della sperimentazione, spingendo al massimo verso la transizione digitale di tutto il comparto della farmaceutica”.

Concretezza dell’oggi e capacità di progettare con responsabilità gli sviluppi futuri del SSN: partono da qui le sfide della professione del farmacista ospedaliero

“Il messaggio che invieremo da Napoli” conclude Cavaliere, “sarà quindi quello di una professione che contribuisce con visioni e proposte innovative alla riflessione di sistema, per assicurare che il farmaco migliore sia sempre messo a disposizione del paziente che ne ha bisogno. È la nostra mission e su questo non diminuiremo mai il nostro impegno. A partire da Napoli”.

Dalla visione al programma 

“Partendo dalla convinzione che saremo chiamati a garantire l’efficacia e la sicurezza delle cure, l’equilibrio delle risorse assegnate, e il governo dell’appropriatezza alla luce delle nuove terapie, abbiamo sviluppato un programma ricchissimo che guarda dentro al futuro del SSN facendolo diventare presente”, affermano Ugo Trama, Piera Maiolino e Adriano Cristinziano (rispettivamente Presidente del Congresso, del Comitato Scientifico e del Comitato Organizzatore).

Al centro dell’evento di Napoli c’è il cambiamento necessario, e ciò che il farmacista ospedaliero è chiamato a fare per realizzarlo

“Aggiungiamo che tutto il Congresso 2024 è visionario, perché è fondato sulla provocazione che le tre parole – missione, visione e valore – intendono lanciare all’intero sistema-sanità del nostro Paese”. Prosegue Trama: “Noi siamo farmacisti ospedalieri ed il nostro compito è garantire che le migliori cure siano offerte a tutti i cittadini in sicurezza e garantendo la sostenibilità e l’equilibrio complessivo. Definendo quel titolo – Next Generation Pharmacy: Missione, Visione e Valore – abbiamo quindi desiderato mettere al centro dell’attenzione la tensione verso ciò che cambia nel mondo della sanità. Quindi mi permetto di dire che al centro dell’evento di Napoli c’è il cambiamento necessario, e ciò che il farmacista ospedaliero è chiamato a fare per realizzarlo”.

L’agenda congressuale 

La struttura portante del Congresso – che è stata messa a punto dai presidenti con il supporto di Simona Serao Creazzola e Adriano Vercellone (coordinatori del Congresso) e con i Comitati Scientifico ed Organizzativo – è sviluppata in oltre settanta sessioni, tra appuntamenti Main e Focus.

Tra questi è da sottolineare da subito la rilevanza della Sessione inaugurale (17 ottobre) SIFO Next Generation: Missione, Visione e Valore per un futuro più verde, più digitale e più resiliente a cui parteciperanno tra gli altri Vincenzo De Luca (Presidente Regione Campania), Antonio Gialanella (Procuratore Generale Corte d’Appello, Napoli), Nino Cartabellotta (presidente Fondazione Gimbe) e Francesco Saverio Mennini (Direttore del Dipartimento Programmazione del Ministero della Salute).

Da segnarsi in agenda poi ci sono le sessioni sulle malattie rare (18 ottobre), su metodi e criticità di valutazione per l’accesso rapido ai farmaci ed ai dispositivi (18 ottobre), sulla ricerca farmaceutica (18 ottobre), sull’equità d’accesso (19 ottobre) e sulle collaborazioni professionali internazionali (19 ottobre). Altri momenti salienti del programma sono quelli dedicati alla medicina di precisione, alle terapie digitali ed al contributo dell’intelligenza artificiale.

È infine da ricordare il tema della sostenibilità ambientale (a cui sono dedicate varie sessioni tra il 18 ed il 19 ottobre), perché il farmacista ospedaliero e dei servizi territoriali è primo promotore di una nuova attenzione in sanità. Questo si traduce in logiche nuove a livello di farmacie green, capitolati di gara che pongano vincoli di sostenibilità, scelte strategiche in ottica ambientale e supporto alle direzioni strategiche per scelte chiaramente orientate ad una logica eco-sostenibile.

Un discorso a parte meritano nel Programma le sessioni precongressuali (17 ottobre) che saranno focalizzate sui temi dell’HTA e del rapporto tra innovazione e nutrizione clinica e che poi comprenderanno anche (novità assoluta) alcune interviste pubbliche sui temi (missione, visione, valore) che compongono il titolo del Congresso di Napoli. “Saranno interviste realizzate nel Salotto SIFO”, precisa Ugo Trama, “e a cui parteciperanno esponenti del mondo della ricerca, dell’industria, delle istituzioni e dell’associazionismo per un breve confronto sugli obiettivi del Congresso”.

Gli spazi della Mostra d’Oltremare accoglieranno gli approfondimenti anche sviluppando due format innovativi inseriti all’interno del programma. Si tratta delle Sessioni SIFO Agorà, che sono state create al fine di stimolare la creatività e la produzione innovativa di nuove idee, approcci e soluzioni, un ambiente collaborativo dove sarà possibile creare un dialogo diretto tra faculty, facilitatori e partecipanti.

Un’altra innovazione nel format è quella delle Sessioni Operative sui Dispositivi Medici e questa è una precisa scelta di campo: SIFO è infatti convinta di poter offrire un contributo non indifferente nell’ambito dei medical devices e vuole farlo coinvolgendo i propri soci e gli esperti di settore nella discussione di casi clinici. Sarà così possibile fare un con esperienza diretta all’interno di quattro precisi topic di riferimento per le Aree cardiovascolare, chirurgica internistica e metabolica. Inoltre, anche se non è un format nuovo, occorre ricordare il format del Lab Life, il laboratorio a numero chiuso che ogni anno vede la possibilità di testare sul campo, insieme ad esperti, alcune tematiche e criticità della professione. Quest’anno i temi proposti sono: comunicazione, vigilanza, galenica sterile e non sterile.

Dall’Hackathon al bando di gara: le soluzioni AI per trasformare il CUP regionale in Piemonte

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Sono “Smiling Cup”, “Gpi4Ai – Decision” e “Smart Cup Monitoring” i progetti vincitori dell’AI Hackathon, l’iniziativa promossa dalla Regione Piemonte e da Azienda Zero con l’obiettivo di far emergere idee innovative per ridisegnare il nuovo Centro Unico di Prenotazione (CUP) regionale, sfruttando soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Il nuovo CUP mira a risolvere alcune delle criticità più urgenti, come le lunghe liste d’attesa, e a migliorare il rapporto tra i cittadini e la sanità pubblica

Lo strumento dell’hackathon, innovativo per il settore del procurement nella sanità pubblica, è stato scelto dalle istituzioni piemontesi proprio per la sua capacità di stimolare la generazione attiva di idee, favorendo un processo creativo e multidisciplinare, libero da filtri o preconcetti. Un vero valore aggiunto rispetto alle più tradizionali consultazioni preliminari di mercato.

Tutte le proposte arrivate, e in particolare quelle dei vincitori, contribuiranno alla costruzione di un bando di gara che sarà emanato entro la fine del 2024.

L’assessore alla Sanità, Federico Riboldi, ha commentato: «L’innovazione è un approccio fondamentale per cambiare in meglio la sanità piemontese, all’insegna della massima trasparenza. Siamo davvero soddisfatti della risposta e nei prossimi mesi proseguiremo con iniziative analoghe anche in altri settori della sanità».

«Oggi si è dimostrato come l’hackathon sia stata la soluzione ottimale per avere i migliori progetti da applicare al nuovo CUP Piemonte – ha spiegato il direttore generale di Azienda Zero, Adriano Leli – Ora, grazie a tutte le proposte pervenute, potremo procedere nella gara per dotare i cittadini piemontesi di un sistema innovativo e di qualità per la gestione delle prenotazioni».

I progetti vincitori

Questo l’elenco dei vincitori, suddivisi nelle tre sfide (o “stream”) dell’hackathon:

  • per l’area “Assistente virtuale per la prenotazione e per il supporto dei pazienti”, a cui hanno partecipato quattro team, è risultato vincitore il progetto “Smiling Cup” presentato da Amedeo di Tommaso (Covisian), Ivan Porro (SurgiQ), Davide Presutti (Neosperience), Francesco Rienzi (Covisian), Fabio Sattolo (Covisian), Giampaolo Stopazzolo (GVM Assistance) e Corrado Tritto (Covisian)
  • per l’area “Analisi predittiva delle prenotazioni”, a cui hanno partecipato sette team, è risultato vincitore il progetto “Gpi4Ai – Decision” presentato dal Gruppo GPI composto da Ismaela Avellino, Joy Battocchio, Andrea Buccoliero, Isabella Della Torre, Davide Guidolin e Giovanni Oliverio
  • per l’area “Rilevamento anomalie delle prenotazioni”, a cui hanno partecipato due team, è risultato vincitore il progetto “Smart Cup Monitoring” presentato da Martina Bertoldi (Engineering), Ilenia Campo (Accenture), Marie Christine Giuliano (Exprivia), Loris Maccione (ASL Città di Torino) e Marta Quitadamo (KPMG).

Una menzione speciale è stata poi riconosciuta al progetto “Dora, l’assistente virtuale per la salute”, presentato da un team di cinque giovani donne: Sara Azzone (Accenture), Anna Cristina (ASL Novara), Aurora del Re (Accenture), Erika Piscopo (Accenture) e Clara Simonetti (KPMG ).

L’AI Hackathon: tempistiche e partecipazione

L’Hackathon ha seguito un programma serrato, segno della forte spinta verso l’innovazione nel settore sanitario peculiare di questo progetto. Le candidature sono state aperte il 23 settembre, con un webinar di approfondimento tenutosi il 27. Le iscrizioni si sono chiuse il 29 settembre e, a partire dal 2 ottobre, i team partecipanti hanno avuto una settimana per elaborare e consegnare le loro proposte.

La competizione ha riscosso un notevole interesse, con 88 richieste di partecipazione e 13 team attivi, suddivisi nelle tre aree sfide.

Anche le tre Università del Piemonte hanno partecipato come mentor alle attività dell’hackathon, che hanno coinvolto in particolare Guido Boella, ordinario presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Torino, Filippo Molinari, componente del Centro Interdipartimentale PolitoBIOMed Lab – Biomedical Engineering Lab del Politecnico di Torino e Luigi Portinale, del Dipartimento di Scienze e Innovazione tecnologica dell’Università del Piemonte Orientale, e alcuni ricercatori: Danilo Giordano (Politecnico di Torino), Emilio Sulis (Dipartimento di Informatica), Manuel Striani (Università del Piemonte Orientale) e Federico Torrielli (Università di Torino).

I progetti finalisti sono stati valutati da una giuria multidisciplinare composta da esperti del settore sanitario, tecnologico e rappresentanti dei cittadini: Rodolfo Orazietti, membro di Cittadinanzattiva, Umberto Ricardi, vice rettore per l’area medica e per la ricerca biomedica dell’Università di Torino, e Maurizio Rizzetto, direttore della struttura complessa Innovazione, Tecnologie, Processi e ICT dell’Azienda Sanitaria Friuli Occidentale.

Ha sottolineato ancora Leli: «Il CUP è il primo contatto del cittadino con la sanità, quindi è stato per noi importante avere anche un rappresentante della cittadinanza all’interno della giuria».

Criteri di valutazione

La giuria ha valutato le proposte in base a tre criteri principali:

  • innovatività e attinenza al brief: la capacità del progetto di rispondere alle sfide proposte, evidenziando la portata innovativa della soluzione
  • fattibilità tecnica, economica e regolatoria: valutazione della effettiva realizzabilità della soluzione
  • impatto sull’esperienza dell’utente: il beneficio atteso sia per i pazienti che per l’intero sistema sanitario, in termini di qualità e quantità.

Ogni criterio è stato valutato con un punteggio da 1 a 10, e il punteggio finale è stato una media ponderata di questi tre fattori. Questo approccio ha permesso di identificare soluzioni non solo tecnologicamente avanzate, ma anche concretamente applicabili e sostenibili.

I prossimi passi: il bando di gara

Il principale obiettivo dell’hackathon era raccogliere idee innovative da integrare nel processo di sviluppo del nuovo CUP. Nei prossimi mesi, Regione Piemonte e Azienda Zero lavoreranno alla stesura del bando di gara, basato sulle proposte ricevute.

«L’introduzione di tecnologie avanzate garantirà una maggiore trasparenza e una migliore esperienza per i cittadini», ha affermato Riboldi. Il nuovo CUP mira a risolvere alcune delle criticità più urgenti, come le lunghe liste d’attesa, e a migliorare il rapporto tra i cittadini e la sanità pubblica.