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Professionisti della salute nei Tribunali: al via il corso per i CTU sanitari

Si è tenuto a Genova il primo incontro formativo per Consulenti tecnici di ufficio (CTU) in ambito sanitario. Promosso dall’Ordine delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione (Ordine TSRM e PSTRP) di Genova, Imperia e Savona a cui afferiscono 19 categorie di operatori della salute. Il corso nasce dalla Riforma Cartabia che ha istituito l’albo nazionale dei CTU, con l’obiettivo di uniformare la disciplina e ampliare l’accesso alle professioni sanitarie come esperti nei tribunali.

Una svolta per la giustizia italiana. Il giudice, trovandosi dinanzi a delle controversie tecniche e altamente specifiche – per esempio, una presunta responsabilità medica, l’adeguatezza di una procedura diagnostica, o l’uso corretto di una apparecchiatura – deve potersi dotare dell’assistenza di un parere esperto e ben informato. È qui che entra in gioco il CTU o perito,  nominato dal giudice per fornire una consulenza imparziale e tecnica, affine alle proprie competenze.

Il DM 109/2023 ha aperto gli albi consulenti anche ai professionisti sanitari non medici

Se qualche anno fa questa attività era riservata ai solo medici, dopo l’emanazione del Decreto Ministeriale (DM) 109 del 4 agosto 2023, anche i professionisti sanitari, non appartenenti alla classe medica, possono trovare posto all’interno degli albi per consulenti tecnici di ufficio o periti, tenuti presso i tribunali. 

Il riconoscimento, dunque, del ruolo del professionista sanitario come esperto in sede giudiziaria è anche il frutto del lungo percorso evolutivo che queste figure hanno compiuto negli anni. Infatti, oggi per diventare un professionista sanitario ed esercitare la professione corrispondente, è necessario conseguire una laurea, iscriversi all’ Ordine professionale e aggiornarsi periodicamente, per fornire pareri, non solo “tecnici”, ma anche giuridicamente ed eticamente qualificati.

«Il nostro Ordine – osserva il Presidente Antonio Cerchiaro – è attivo a più livelli per facilitare l’accesso dei professionisti sanitari all’interno dell’elenco dei consulenti tecnici, e promuovere una formazione adeguata orientata al contesto forense come l’incontro odierno».

L’Ordine delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione, della prevenzione (Ordine TSRM e PSTRP) promuove accesso e formazione forense per i professionisti sanitari

Non mancano però le criticità. In molte procure, l’elenco dei CTU è ancora dominato dalla professione medica, con una scarsa presenza o addirittura assenza dei professionisti sanitari. 

«Spesso – afferma Simona Tani, Componente del Consiglio direttivo dell’Ordine TSRM e PSTRP – a influenzare la proposta degli avvocati e la nomina da parte del Giudice di selezionare come CTU un medico, è la scarsa conoscenza delle competenze di questi operatori della salute, ostacolandone la piena valorizzazione del loro ruolo».

Tuttavia, il crescente numero di contenziosi sanitari, unito alla complessità delle tecnologie usate in medicina, rende imprescindibile l’apporto di figure altamente specializzate. Il professionista sanitario come CTU o perito può essere – e spesso è – l’anello mancante per garantire una giustizia davvero competente in ambito sanitario.

Nella giornata si sono intervallate relazioni di alto profilo, che hanno fornito ai discenti una formazione qualitativa eccellente, stimolando un confronto costruttivo con chi è intervenuto.

A Torino TRIP 2025: un viaggio tra soglie, creatività e relazioni urbane

Torna l’11 e 12 ottobre 2025 la seconda edizione di TRIP, il festival diffuso di design, arte e relazioni urbane che anima il Barriera Design District, il primo distretto di design di Torino. Per due pomeriggi consecutivi (sabato e domenica, dalle 15:00 alle 19:30) oltre venti location – tra studi d’artista, cortili, negozi, botteghe, gallerie, showroom e laboratori – apriranno le proprie porte per mostre, installazioni, performance, talk e progetti site-specific.

TrendSanità, e la casa editrice SEEd nel suo complesso, partecipano al festival TRIP aprendo la propria (nuova) sede di via Cervino 75 per ospitare mostre e installazioni, con un focus particolare sul rapporto tra arte e salute, in linea con il tema 2025 del festival – La soglia – che invita a superare i confini fisici, creativi e sociali.

TrendSanità e SEEd partecipano al festival TRIP 2025, unendo arte, salute e comunità

Sottolinea Lucrezia Nardi, curatrice del festival: «La soglia ci interessa perché è il luogo dell’incontro: tra discipline, pratiche e persone. Vogliamo che TRIP sia un’occasione per sperimentare e per mettere in relazione idee che producono città».

Aggiunge Simone Eandi, amministratore di SEEd: «La partecipazione a TRIP rappresenta per noi un ulteriore passo nella ricerca di contaminazione tra linguaggi ed esperienze. Crediamo che il dialogo tra arte e salute costituisca oggi una frontiera particolarmente significativa, capace di generare visioni innovative. In qualità di società benefit, il nostro impegno è orientato alla diffusione del sapere non solo verso la comunità scientifica, ma anche nei confronti dei cittadini, sostenendo progetti che abbiano un impatto positivo per la società e per il quartiere».

Commenta Ivano Viotto, co-fondatore e responsabile comunicazione del Barriera Design District: «TRIP 2025 è molto più di un calendario di appuntamenti: è la dimostrazione che una comunità, quando lavora insieme, può davvero dare forma a nuove visioni di futuro».

Il tema 2025: La soglia

Concepita come spazio liminale, architettonico, simbolico e corporeo, la soglia diventa lente per esplorare i margini della città e del quotidiano. TRIP la propone come luogo di transizione e incontro, dove ambiguità e possibilità si trasformano in dialogo e rigenerazione urbana. Le tre declinazioni — Attraversare, Incontrare, Condividere — orientano la programmazione, mettendo in relazione persone, pratiche e spazi.

TRIP 2025 esplora “La soglia” come spazio di incontro e innovazione culturale

Percorso e location

Il cuore pulsante del festival è in via Cervino, con un itinerario che da Edit si estende fino ai Docks Dora, coinvolgendo realtà storiche e nuove presenze selezionate tramite call internazionale.

Il festival mette in rete: spazi indipendenti e studi d’artista, cortili e aree pubbliche trasformate in palcoscenici per performance, botteghe artigiane e showroom con progetti espositivi, gallerie e spazi consolidati, in dialogo con TRIP Beyond.

TRIP Beyond

Accanto al percorso diffuso, TRIP Beyond mette in rete le realtà culturali già attive sul territorio, aperte eccezionalmente durante il weekend. Tra queste il MEF – Museo Ettore Fico, insieme a gallerie (Gagliardi e domke), e spazi espositivi (Cervino 28, Officine adHoc, Mocambo) che arricchiscono la geografia culturale del festival.

Due giorni di arte e design nel cuore del Barriera Design District a Torino

Ospiti nello spazio TrendSanità/SEEd

Lo spazio di via Cervino 75 ospiterà progetti e collaborazioni con:

Per il programma completo e la mappa delle location clicca su @barrieradesigndistrict

Sanità e ambiente: la sostenibilità entra nei processi decisionali

Da lungo tempo i player della filiera della salute hanno inserito la parola “sostenibilità” nella propria mission aziendale. E da altrettanto tempo che media e payer cercano di districarsi tra ciò che è greenwashing e le iniziative che puntano veramente a rendere sostenibile uno dei settori a maggior impatto ambientale. Ebbene, pare che il concetto di sostenibilità e le sue reali applicazioni stiano entrando a buon diritto anche nelle stanze dei payer. Che cercano di fare leva sulla sostenibilità delle tecnologie sanitarie per innescare un processo virtuoso, di stimolo per tutta la filiera a considerare la sostenibilità ambientale un valore di prodotto. E tutto può partire dalla possibilità di inserire la sostenibilità nei processi decisionali di acquisto di farmaci, dispositivi medici e tecnologie digitali.

Il settore sanitario è il maggiore emettitore di CO2 nell’ambito dei servizi

Ma a che punto siamo e dove siamo diretti? È questa la domanda a cui ha provato a dare una risposta l’evento “Settore sanitario e sostenibilità ambientale”, organizzato e moderato da Luisa Lentini (Topic Leader Healthcare, Bocconi Alumni Community) in collaborazione con Giulio Magni (Topic Leader Sustainability) presso la Bocconi Alumni Clubhouse, nuova sede SDA Bocconi di Milano. In questo salotto milanese l’argomento è stato affrontato coinvolgendo attori protagonisti del panorama sanitario: accademia, industria (pharma e medical devices) e istituzioni.

Sanità e ambiente: un legame indissolubile

Nel corso dell’incontro è emersa chiaramente una verità: il legame tra ambiente e salute è indissolubile e bidirezionale. Da un lato, l’ambiente impatta sulla salute umana – basti pensare all’aumento delle patologie respiratorie come asma o BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) strettamente correlate all’inquinamento e ai decessi legati alle ondate di calore. Dall’altro, è il settore sanitario stesso a generare un impatto ambientale non trascurabile: «Si stima che sia responsabile del 4% delle emissioni globali di CO₂, risultando il maggiore emettitore nell’ambito dei servizi», ha messo in evidenza Vittoria Ardito, Lecturer Health Policy del CERGAS – SDA Bocconi.

L’HTA tra evidenze hard e impatto ambientale

È stata proprio l’anidride carbonica una delle protagoniste più citate dell’incontro presso l’ateneo milanese. Giacché, come ha specificato Ardito, l’emissione di CO₂ è l’impatto ambientale più facilmente misurabile per quanto riguarda il settore sanitario e può essere valutata attraverso il Life Cycle Assessment (LCA) analizzando tutte le emissioni lungo la filiera del prodotto sanitario, dalla produzione alla distribuzione.

Come valorizzare nell’HTA anche evidenze “soft”, accanto a efficacia clinica e impatto economico?

Il problema, che rimane un interrogativo senza risposta presso gli addetti ai lavori, è come riuscire a integrare in modo sistemico l’impatto ambientale delle tecnologie sanitarie nei framework di HTA. In altri termini, come poter valorizzare all’interno delle matrici costo-efficacia dell’HTA, che storicamente si basano su evidenze “hard” – efficacia clinica e impatto economico, – anche evidenze “soft” come l’impatto organizzativo e sociale, o la maggiore-minore produzione diretta-indiretta di anidride carbonica?

Il procurement come leva per la transizione

Se è vero, a detta degli esperti, che la questione ambientale fatica ancora a trovare una collocazione strutturata nei processi di HTA e che manca ancora un’integrazione sistematica dell’ambiente, il terreno su cui si stanno compiendo passi più concreti è quello del public procurement. Come ha affermato Ludovica Mager, Researcher in Public Management del CERGAS – SDA Bocconi «Il 70% delle emissioni legate alla sanità deriva dall’intera filiera – produzione, distribuzione, utilizzo e smaltimento – e il Green Deal europeo ha già indicato il procurement come leva strategica per favorire la transizione ecologica del settore».

Il terreno su cui si stanno compiendo passi più concreti è quello del public procurement

Del resto in Italia, il Codice degli Appalti del 2016 ha introdotto l’obbligo di inserimento dei criteri ambientali minimi (CAM) nelle gare pubbliche. Cionondimeno, come emerso durante l’evento, serve un cambio di passo. Che contempli tre pilastri: una leadership ambientale da parte delle stazioni appaltanti e delle aziende fornitrici del Servizio Sanitario Nazionale, un aumento delle competenze tecniche nei team di acquisto e strumenti di monitoraggio dei risultati per valutare l’efficacia delle politiche di sostenibilità adottate.

ARIA: ascoltare il mercato per gare più sostenibili

Un esempio concreto di stimolo della filiera della salute a considerare la sostenibilità come leva di valore del prodotto è stato illustrato da Elisa D’Autilia, responsabile della struttura Dispositivi e Tecnologie medicali nella direzione Centrale Acquisti di ARIA Lombardia, che ha avviato un’interlocuzione con il mercato per comprendere che cosa sia realisticamente richiedibile in termini di sostenibilità. «Non possiamo calare dall’alto requisiti che oggi il mercato non è pronto a soddisfare», ha spiegato D’Autilia.

I requisiti di sostenibilità devono essere verificabili e non penalizzare soluzioni clinicamente valide

Peraltro, ARIA ha già esplorato l’ipotesi di indicare come sostenibilità quella relativa al packaging dei medical device, come l’uso di imballaggi riciclabili (a esclusione di quello primario e secondario che sono funzionali al dispositivo medico stesso) o consegne con veicoli a basso impatto ambientale. Tuttavia, ha evidenziato la referente di ARIA, in generale «è fondamentale che i requisiti di sostenibilità siano verificabili e che non penalizzino le soluzioni clinicamente più valide, ma ancora in ritardo sotto il profilo ambientale».

Le aziende si stanno muovendo? L’indagine di ARIA

Sempre in tema di allineamento tra domanda di sostenibilità delle centrali di acquisto e capacità di risposta da parte del mercato, ARIA, insieme ad Assolombarda e Farmindustria, a giugno-luglio 2025 ha condotto un’indagine sulla sostenibilità delle aziende operanti in sanità, a cui hanno partecipato 89 realtà del settore farmaceutico, dei dispositivi medici e dei servizi. L’output generale ha rivelato un buon livello di consapevolezza e conoscenza degli strumenti di sostenibilità, dalle certificazioni ambientali e sociali, al controllo della supply chain, fino alla gestione degli imballaggi.

Su 89 aziende partecipanti al questionario, 78 dichiarano di operare secondo principi di sostenibilità ambientale e/o sociale e il 79% di esse promuove la sostenibilità ambientale, mentre il 73% è impegnato anche su quella sociale.

Certificazioni e filiere sostenibili: luci e ombre

Alcuni relatori all’evento in Università Bocconi

Sempre secondo l’indagine di ARIA, circa un player su due possiede la certificazione ISO 14001, ma meno di 1 su 10 ha etichette ambientali di prodotto (ISO 14024 o 14025), ponendo così l’attenzione sulle aree prioritarie di intervento, che sono: gestione dei rifiuti, controllo della filiera, imballaggi.

Va un po’ meglio per quanto riguarda la policy ambientale sulla supply chain spesso pubblica e condivisa con fornitori anche indiretti, che è fatta propria dal 58% degli operatori.

Pare poi di più facile approccio l’adesione alla nuova direttiva europea CSDDD 2024/1760 sulla responsabilità ambientale e sociale d’impresa, rispetto alla quale il 73% delle aziende sta già adottando misure specifiche.

Interessante anche il dato sugli imballaggi: il 65% delle aziende utilizza materiali riciclati o riciclabili, anche se solo il 20% lo fa per oltre la metà dei propri imballaggi.

Molto più positivo e fattivo invece l’impegno delle aziende in ambito sociale. In questo senso le priorità delle aziende includono: pari opportunità di genere (80%), diritti umani e lavoro dignitoso (75%), inclusione generazionale (61%). A ciò si aggiunge il fatto che il 67% ha una policy di sostenibilità sociale nella catena di fornitura, anche se solo il 54% la condivide con i fornitori diretti, e appena un terzo la estende oltre il primo anello.

Molto da lavorare resta infine in tema di monitoraggio: solo il 57% delle aziende ha procedure per verificare il rispetto della sostenibilità lungo la supply chain, e il 51% per gestire eventuali violazioni.

Appalti pubblici: le proposte delle aziende per premiare chi è sostenibile

Detto quindi che lato committenza la sostenibilità potrebbe diventare un vero e proprio elemento distintivo delle procedure di procurement in ambito sanitario, come la vedono le aziende fornitrici? Un interessante spunto di riflessione è arrivato da Francesco Scarpa, Health Economics & Market Access Manager di Johnson & Johnson, che ha sottolineato come «la vera sfida non sia solo sviluppare nuovi prodotti sostenibili, ma dimostrare la sostenibilità dei processi già in atto»; ad esempio, riuscire a tradurre gli outcome clinici in CO₂ risparmiata. «Basti pensare al risparmio di emissioni ottenuto grazie all’utilizzo di suture che riducono le infezioni post-operatorie in situ e, quindi, all’evitato ritorno del paziente in ospedale, all’evitato ricovero e all’evitato ricorso a farmaci per risolvere l’infezione».

Gli operatori chiedono premialità nei bandi per le certificazioni ambientali/sociali, l’economia circolare e la gestione di imballaggi/rifiuti

Più in generale le proposte delle aziende vanno nella direzione che la sostenibilità conti davvero nei punteggi di gara. Più in particolare, che ci sia premialità nei bandi attraverso la valorizzazione delle certificazioni ambientali/sociali (es. ISO 14001, SA8000), delle pratiche di economia circolare, della riduzione di emissioni di CO₂, dell’uso di imballaggi sostenibili, della gestione dei rifiuti, dell’inclusione e della parità. E ancora si richiede maggiore trasparenza, dando evidenze concrete dei risultati Environmental, Social, and Governance (ESG), come rendicontazione ambientale e bilanci sociali.

Il futuro: sostenibilità come requisito d’accesso alle gare di appalto?

La direzione pare ormai tracciata: la sostenibilità non è più discutibile e diventerà un elemento sempre più permeante il settore sanitario sia a livello produttivo sia in fase d’acquisto. Ma in quale modo e in quali tempi ci sarà un vero e proprio ingresso della sostenibilità nel procurement sanitario?

L’obiettivo è creare un modello di procurement sostenibile, equilibrando aspetti clinici, ambientali ed economici

Ha chiosato pragmaticamente la referente di ARIA: «Realisticamente potremmo ragionare sul fatto che entro cinque anni si arrivi a inserire dei requisiti minimi di sostenibilità in tutte le gare, non solo come elemento premiale, ma come requisito di accesso. L’obiettivo a medio termine è la creazione di un modello di procurement realmente sostenibile, che metta sullo stesso piano esigenze cliniche, ambientali ed economiche».

Telemedicina preoperatoria: opportunità e sfide secondo SIAARTI

Elena Giovanna Bignami, presidente Società Italiana Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), racconta a TrendSanità il nuovo white paper sulla telemedicina in ambito preoperatorio, illustrando come televisite, questionari e programmi di telepreabilitazione possano innovare il percorso anestesiologico, migliorando accessibilità, efficienza e sicurezza per pazienti e professionisti

“Scudo penale” per i medici: cosa cambia in oftalmologia

Il Consiglio dei Ministri, il 4 settembre scorso, ha approvato un nuovo disegno di legge che introduce uno “scudo penale” per i medici. Secondo la norma, i professionisti della salute saranno perseguibili solo in caso di colpa grave, purché abbiano seguito le linee guida e le buone pratiche cliniche. L’obiettivo dichiarato è ridurre la medicina difensiva e rafforzare la serenità nell’esercizio della professione, ma il dibattito resta acceso: da un lato la tutela dei pazienti, dall’altro la necessità di garantire ai medici condizioni più chiare di responsabilità.  

Abbiamo chiesto a chi si occupa di Medicina Legale in ambito oftalmologico di aiutarci a capire cosa cambierà davvero. In oftalmologia il rischio di contenziosi è medio-basso, se paragonato a discipline “ad alta intensità di urgenza” come per esempio la chirurgia d’urgenza. Tuttavia, il danno visivo ha un impatto molto forte sulla qualità di vita del paziente quindi, ogni contenzioso ha un’elevata valenza risarcitoria.

Lo “scudo penale” limita la responsabilità dei medici alla colpa grave, con l’obiettivo di ridurre la medicina difensiva

Ne abbiamo parlato a TrendSanità con Demetrio Spinelli, Presidente S.I.O.L Società Italiana Oftalmologia Legale, già Direttore della S.C. oculistica della Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico I.C.P., e Renato Mantovani, Avvocato Penalista Foro di Milano e Presidente del Comitato Etico Territoriale n. 5 della Lombardia e Membro del Comitato Etico Regionale Emilia-Romagna Sezione A.

Demetrio Spinelli

Dal suo osservatorio di Presidente di S.I.O.L., ritiene che lo “scudo penale” rappresenti un reale passo avanti per la serenità dei medici o vi sono rischi di fraintendimenti nella sua applicazione?

«Lo “scudo penale” non protegge i medici dal contenzioso promosso dai pazienti, ma richiede che il Giudice tenga conto di tutte quelle circostanze che caratterizzano il grado di colpa: grave o lieve».

In oftalmologia, dove molti interventi hanno margini di rischio intrinseci (chirurgia refrattiva, retina, glaucoma), quanto la nuova norma aiuta a distinguere l’errore professionale dall’inevitabile complicanza clinica?

«Il Giudice deve tenere conto nell’accertamento della colpa di tutte quelle circostanze che possono influire sull’insorgere di una complicanza clinica, cioè di un evento avverso non prevedibile e non prevenibile: risorse umane ridotte, conoscenze cliniche assenti o ridotte, carenze organizzative, complessità della patologia e quanto altro caratterizza il grado della colpa».

Le linee guida in oftalmologia sono sufficientemente chiare e aggiornate per costituire un reale parametro di giudizio in sede legale, oppure servirebbe un lavoro di armonizzazione e revisione?

«Sappiamo che quando la condotta risulta conforme alle linee guida delle società scientifiche e alle buone pratiche cliniche, la punibilità è ridotta alla colpa grave: purtroppo in oftalmologia esistono pochissime linee guida di società scientifiche oftalmologiche accreditate, per cui è necessario riferirsi alle buone pratiche assistenziali».

In oftalmologia il contenzioso è medio-basso, ma ad alto impatto risarcitorio

Crede che questa disposizione contribuirà a ridurre la medicina difensiva senza indebolire la fiducia dei pazienti nella responsabilità dei professionisti sanitari? E quale ruolo possono avere le società scientifiche, in modo specifico S.I.O.L. nel monitorarne l’impatto?

«È ovvio che l’obiettivo di tali disposizioni è quello di ridurre il fenomeno della medicina difensiva senza alterare il rapporto di fiducia tra medico e paziente che spesso, viceversa è più contento davanti ad una prescrizione di una serie di indagini, peraltro superflue.

Scopo della SIOL è informare da un lato tutti gli oculisti sulle problematiche legate alla responsabilità professionale invitandoli a partecipare agli eventi formativi che SIOL organizza in proprio o presso i congressi delle altre società scientifiche oculistiche e dall’altro informare i pazienti tramite i media che non tutti gli eventi avversi insorti nel corso di una chirurgia oftalmica sono legati a colpa del chirurgo oculista, ma sono complicanze vere e proprie non prevedibili né prevenibili».

Renato Mantovani

Avvocato Mantovani, il nuovo scudo penale riduce la responsabilità penale dei medici ai soli casi di colpa grave: secondo lei, questa scelta trova un equilibrio corretto tra tutela del professionista e diritto del paziente alla giustizia?

«La norma che andrà ad estendere lo scudo, con il richiamo alle linee guida e alla buona pratica clinica, inquadra l’atto medico eventualmente contestato rendendolo una malpractice, in modo chiaro e lascia alla valutazione e discrezionalità del Pubblico Ministero e, in caso di rinvio al giudizio, del Giudice, di fare valutazioni equilibrate interpretando il contesto nel quale la vicenda medica si è svolta e valutando se la colpa (qualora riconosciuta) sia da ritenere lieve o grave».

In un contesto come quello medico, dove spesso il confine tra errore e complicanza è sottile, quanto è rischioso lasciare alla sola interpretazione giudiziaria la definizione di colpa grave?

«Si deve sperare che vengano istituite sezioni di Tribunale con giudici esperti e con competenza maturata nel tempo e nella evoluzione delle normative che trattano la colpa medica e vengano istituiti elenchi di consulenti medico legali veramente competenti con conoscenza dell’orientamento giurisprudenziale più recente in ambito di responsabilità sanitaria».

C’è il pericolo che, riducendo l’esposizione penale, si attenui anche il senso di responsabilità etica del medico, o al contrario lo scudo potrebbe rafforzare l’agire secondo coscienza professionale?

«La nuova normativa prevede anche un implemento degli aspetti formativi (con ECM) del personale sanitario sia con corsi sull’avanguardia delle soluzioni cliniche specifiche settore per settore sia su una informazione anche in ambito del diritto che si occupa del settore sanitario».

La sfida ora passa ai giudici e alle società scientifiche: servono competenza, formazione e linee guida

Guardando oltre la singola responsabilità, pensa che questa norma possa influire sul rapporto fiduciario medico-paziente e sulla qualità del sistema sanitario nel suo complesso?

«Non credo possa cambiare il rapporto di carattere etico medico-paziente, anche in questo ambito credo sia molto utile invitare tutti i medici a partecipare ad eventi formativi dove si illustra con chiarezza il contenuto e la validità etica del Codice deontologico che regolamenta la loro professione».

Lo “scudo penale” in oftalmologia appare quindi, alla luce delle dichiarazioni degli Esperti, come un passo verso maggiore chiarezza per i medici, ma lascia aperti nodi cruciali: la scarsità di linee guida ufficiali, il peso della discrezionalità giudiziaria e la necessità di formazione continua. La vera sfida sarà conciliare tutela del paziente e serenità professionale senza ridurre la fiducia reciproca.

Presentato il DDL Delega sul Testo Unico della Legislazione Farmaceutica

Il 1° ottobre 2025, presso il Ministero della Salute, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Disegno di Legge Delega sul Testo Unico della Legislazione Farmaceutica. Il ministro Orazio Schillaci, il sottosegretario Marcello Gemmato e il capo di gabinetto Marco Mattei hanno illustrato i contenuti e l’iter del provvedimento, approvato dal Consiglio dei Ministri il 18 settembre scorso.

Il Testo Unico mira a semplificare e modernizzare la normativa del settore farmaceutico, superando la frammentazione normativa esistente, che conta circa 700 norme distribuite in 100 provvedimenti diversi. Il sottosegretario Gemmato ha sottolineato l’importanza di superare questo “groviglio legislativo” per garantire equità nell’accesso ai farmaci e sostenibilità del sistema sanitario.

Gemmato: «Abbiamo contato circa 700 norme contenute in 100 provvedimenti diversi che si sono stratificate negli anni e spesso risultano contraddittorie»

Tra gli obiettivi principali del Testo Unico vi sono il potenziamento del ruolo delle farmacie territoriali, la digitalizzazione dei processi di prescrizione e dispensazione, il rafforzamento dei sistemi informativi e la revisione dei tetti di spesa e del meccanismo di payback.

È prevista la creazione di una commissione indipendente di esperti in campo giuridico, sanitario, farmaceutico ed economico, che accompagnerà i ministeri competenti fino all’adozione dei decreti attuativi, attesi entro il 31 dicembre 2026.

Mattei: «Serve tenere insieme l’aspetto giuridico con quello tecnico»

Il ministro Schillaci ha ribadito che il principio ispiratore della riforma è tutelare l’interesse dei cittadini, garantendo loro un sistema efficiente, equo e trasparente. Ha inoltre sottolineato che il confronto con tutti gli stakeholder sarà ampio, aperto e rispettoso, ma dovrà essere un confronto nel merito, sui contenuti, sulle soluzioni migliori per garantire efficacia ed efficienza.

Per seguire l’evoluzione della riforma e raccogliere contributi da tutti gli stakeholder, comprese le aziende internazionali, è stata aperta una sezione dedicata sul sito del Ministero della Salute, disponibile anche in lingua inglese: https://www.salute.gov.it/new/it/ministero/il-testo-unico-della-legislazione-farmaceutica/

L’Italia ha la prima legge al mondo sull’obesità

L’Italia ha la prima legge al mondo sull’obesità: la proposta di legge contenuta nell’Atto della Camera dei Deputati n.741 della XIX Legislatura del 28 dicembre 2022 su “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità” di iniziativa dell’Onorevole Roberto Pella, Presidente dell’Intergruppo parlamentare “Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili”, Deputato di Forza Italia, è stata approvata in via definitiva dall’Aula del Senato.

La PdL prevede il riconoscimento dell’obesità come una malattia inserendone le prestazioni nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) e ponendola a carico del Servizio sanitario nazionale. Si caratterizza per un approccio integrato alla lotta alla malattia che comprende prevenzione, cura e sensibilizzazione sociale.

La legge Pella include l’obesità nei LEA, per garantire cure e prevenzione

«L’obesità rappresenta un’emergenza globale, che interessa fortemente anche il nostro Paese. Averla riconosciuta oggi, grazie al voto dell’Aula del Senato, come una vera e propria malattia testimonia la volontà piena di affrontarla come una priorità nazionale. – dichiara l’On. Pella. – Da questo momento l’Italia è il primo Paese al mondo ad avere una legge simile e l’auspicio è che possa farsene anche portavoce a livello europeo: la legge sarà fondamentale per avviare iniziative di prevenzione e di sensibilizzazione, per esempio legandole agli eventi sportivi che si svolgono su tutto il territorio nazionale a partire dai comuni e dalle regioni, e anche campagne di informazione per ridurre lo stigma e gli episodi di bullismo e discriminazione che, purtroppo, questa malattia porta con sé».

Gli articoli della legge

La legge si compone di 6 articoli. L’articolo 1 enuncia i princìpi e le finalità della proposta, volta a garantire la tutela della salute e il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti affetti da obesità, definita come una malattia progressiva e recidivante. L’articolo 2 prevede che, al fine di garantire equità e accesso alle cure, i soggetti affetti da obesità usufruiscano delle prestazioni contenute nei livelli essenziali di assistenza (LEA) erogate dal Servizio sanitario nazionale.

L’articolo 3 autorizza, per il finanziamento di un programma nazionale per la prevenzione e la cura dell’obesità, la spesa di 700 mila euro per l’anno 2025, di 800 mila euro per l’anno 2026 e di 1,2 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027. Alla ripartizione di tali risorse tra le Regioni si provvede con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge, previa intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni.

L’articolo 4 prevede l’istituzione, presso il Ministero della salute, dell’Osservatorio per lo studio dell’obesità, cui sono attribuiti compiti di monitoraggio, studio e diffusione degli stili di vita della popolazione italiana.

L’articolo 5 autorizza la spesa di 100 mila euro annui a decorrere dal 2025 affinché il Ministero della salute promuova campagne di informazione, di sensibilizzazione e di educazione per lo sviluppo di un corretto stile di alimentazione e per favorire la pratica dell’attività fisica.

L’articolo 6 prevede infine, in merito alle Disposizioni finanziarie, che agli oneri derivanti dall’attuazione degli articoli 3 e 5, pari a 1,2 milioni di euro per l’anno 2025, a 1,3 milioni di euro per l’anno 2026 e a 1,7 milioni di euro a decorrere dall’anno 2027, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo previsto dalla legge di bilancio per il 2025.

L’impatto dell’obesità in Italia

Le persone adulte con obesità in Italia rappresentano il 12% della popolazione, ovvero circa 6 milioni, a cui si aggiunge circa un altro 40% di persone con sovrappeso, il che significa che nel nostro Paese un problema di peso riguarda oltre la metà degli adulti. Circa un bambino su tre in Europa ha un problema di sovrappeso o obesità, e i numeri dell’Italia sono in linea (circa il 30%).

Oltre la metà degli adulti italiani è affetta da sovrappeso o obesità

La dichiarazione di FIAO: un riconoscimento storico

«Oggi è una giornata molto importante, finalmente le persone con obesità vedono riconosciuta da una legge dello Stato la propria malattia e il diritto a essere tutelate – dichiara Iris Zani, Presidente di FIAO – Federazione Italiana Associazioni Obesità – Con l’approvazione di una legge, la prima al mondo, che riguarda la salute delle persone che vivono con obesità viene finalmente lanciato un chiaro messaggio a tutela di queste persone, quello cioè che non si tratta di un atteggiamento sbagliato nei confronti del cibo, né di una condizione di esclusiva responsabilità del paziente, ma di una malattia, che come tale va affrontata».

Migliorare accesso alle cure e sensibilizzazione sociale

«L’approvazione di una legge come questa – prosegue Zani – significa assicurare ai pazienti un accesso migliore alle cure e garantire finanziamenti che nei prossimi anni permettano di gestire in modo autonomo le azioni di prevenzione, in particolare sulla popolazione più giovane e quindi a livello scolastico, e soprattutto poter effettuare campagne di sensibilizzazione, sia verso i pazienti, che spesso non sono consapevoli di avere un problema e di dover chiedere aiuto, sia verso la collettività, per meglio comprendere questa malattia, che fino ad ora troppo spesso non era considerata tale».

FIAO: approvazione legge rappresenta punto di partenza per politiche di cura inclusive

Un punto di partenza per nuove politiche sanitarie

«Il risultato raggiunto oggi, che è molto importante – conclude la Presidente di FIAO e di Amici Obesi Onlus – non va inteso però come un punto di arrivo, ma come un punto di partenza. Bisognerà iniziare a lavorare sulla programmazione delle azioni da mettere in atto, ma soprattutto sulla richiesta fattiva dell’inserimento nei LEA di tutte quelle prestazioni di cui necessita un paziente come quello con obesità, che va curato su un piano multidisciplinare. Auspichiamo infine, altrettanto celermente, il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica con approvazione del Piano Nazionale Cronicità, un passo fondamentale per lo sviluppo di un sistema di prevenzione e accesso alle cure più efficace e per una gestione omogenea su tutto il territorio nazionale».

Fragilità economica e salute: cresce la rinuncia alle cure nel Mezzogiorno

Nel 2024 i cittadini che hanno rinunciato alle cure per motivi economici hanno raggiunto il 4,2% (erano il 3,2% nel 2022), quasi a livello dei lunghi tempi d’attesa (4,5%). È quanto emerso dall’evento Fragilità economica, welfare sanitario e Mezzogiorno, promosso dall’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza della Fondazione RiES ETS, con il patrocinio del Senato della Repubblica, su iniziativa del Senatore Francesco Zaffini.

L’indice di Vicinanza della salute dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza ha messo in luce una perdita dal 2010 ad oggi, di 21 punti sul dominio Fragilità economica (che mette a fattor comune gli indicatori di povertà assoluta e relativa, energetica, abitativa) e di 24 punti per il dominio Omogeneità territoriale (che considera la mobilità sanitaria e le differenze di reddito tra nord e Mezzogiorno).

Le disuguaglianze territoriali aggravano la fragilità economica e limitano l’accesso ai servizi sanitari

Lo scenario analizzato ha fatto emergere marcate differenze nell’accesso ai servizi sanitari nel sistema Paese a discapito del Mezzogiorno soprattutto in termini di rinuncia alle cure per motivi economici. Nell’anno 2024, i “motivi economici” (4,2% – erano il 3,2% nel 2022) hanno di fatto eguagliato i “lunghi tempi d’attesa” (4,5%) nelle dichiarazioni dei cittadini come causa per rinunciare o rimandare le cure, mettendo in evidenza un fenomeno di crescita rapida e preoccupante da arginare. Gli strumenti di welfare sanitario possono ridurre di circa il 38% la propensione alla rinuncia alle cure per motivi economici.

Lo sviluppo del tessuto produttivo del Mezzogiorno verso una conformazione delle imprese più attrattiva e più strutturata, riducendo il fenomeno della migrazione interna e consentendo una maggiore adozione degli strumenti di welfare sanitario, diventa un fattore determinante per un maggiore accesso alla salute distribuito su tutto il territorio nazionale.

L’evento è stato l’occasione per presentare e discutere proposte concrete di policy, tra cui:

  • la promozione della formazione tecnica e manageriale per contrastare la dispersione di capitale umano;
  • il rafforzamento delle reti familiari e di comunità per migliorare la qualità della vita e ridurre l’isolamento sociale;
  • lo sviluppo del welfare sanitario integrativo a supporto del Servizio Sanitario Nazionale, con particolare attenzione alle aree più svantaggiate.

L’incontro ha visto la partecipazione di Ministero della salute, Banca d’Italia, Confindustria, Federmanager, WHO con l’obiettivo di analizzare le criticità legate alla fragilità economica e sociale del Mezzogiorno, al fine di promuovere politiche integrate per lo sviluppo e il benessere dei territori.

«La fragilità economica non è solo una questione di numeri – ha dichiarato il Presidente della 10 Commissione di Palazzo Madama, Senatore Francesco Zaffini – ma rappresenta il vero spartiacque nell’accesso ai diritti fondamentali, salute in primis. Le disuguaglianze territoriali, evidenti soprattutto nel Mezzogiorno, amplificano questo divario e impongono una risposta integrata: economia, salute, lavoro e coesione sociale devono essere affrontati insieme, non a compartimenti stagni. La Commissione che presiedo rappresenta, sin dal principio del mio mandato, il luogo istituzionale dove queste sfide si affrontano in modo concreto, per costruire una coesione nazionale più forte e dare risposte reali ai cittadini».

Strumenti di sviluppo della coesione territoriale e welfare sanitario integrativo sono leve decisive per ridurre le disuguaglianze

Duilio Carusi, Coordinatore dell’Osservatorio Salute Benessere e Resilienza, ha sottolineato: «Abbiamo acceso i riflettori su una realtà che non può più essere ignorata: la povertà e la fragilità economica colpiscono in modo diseguale il Paese, lasciando il Mezzogiorno in una posizione di svantaggio strutturale. Serve una svolta: strumenti di sviluppo della coesione territoriale e welfare sanitario integrativo sono leve decisive per ridurre le disuguaglianze, migliorare l’accesso alle cure e contrastare la migrazione lavorativa e sanitaria. Solo integrando sviluppo economico e coesione sociale potremo garantire un sistema sanitario più equo e vicino ai bisogni di tutti».

L’implementazione dell’AI in sanità: uno sguardo oltreoceano

Alessio Morley-Fletcher, pediatra al Boston Children’s Hospital e Co-Chair Effective AI Committee, racconta di come la sua struttura sta implementando l’intelligenza artificiale, con vantaggi sia per i pazienti (in questo caso quelli che transitano dal Pronto Soccorso), sia per i medici e il personale ancillare.

Uno sguardo a 360° sull’implementazione della tecnologia e delle intelligenze artificiali generative in ospedale, con un’attenzione a come queste possano servire per davvero agli esseri umani.

Alessio Morley-Fletcher racconterà la sua esperienza nel corso del 3° Annual Meeting SIIAM (Napoli, 10 e 11 ottobre 2025).

Per il programma e le iscrizioni al congresso SIIAM clicca qui

STADA Health Report 2025: gap tra consapevolezza e azione, solo 6 italiani su 10 adottano stili di vita sani

Nonostante una diffusa consapevolezza sull’importanza di uno stile di vita salutare – riconosciuta dal 98% della popolazione – solo il 60% degli italiani mette concretamente in pratica abitudini equilibrate. Lo rivela lo STADA Health Report 2025, una ricerca condotta online in 22 Paesi su oltre 27.000 persone, di cui 2.000 in Italia.

Quattro italiani su dieci faticano a trasformare i buoni propositi in azioni, citando come principali ostacoli la mancanza di motivazione (39%), di tempo (36%) e difficoltà economiche (29%). Un ulteriore freno è rappresentato dalla fragilità psicologica: il 30% della popolazione dichiara di affrontare problemi mentali, ma solo l’8% accede a un supporto terapeutico, spesso per motivi economici (58%) o per dubbi sull’efficacia delle cure (19%).

Il report conferma la necessità di un approccio integrato alla salute, valorizzando prevenzione, benessere mentale e accesso equo alle cure

Sul fronte della prevenzione cresce l’attenzione: il 68% degli italiani dichiara di partecipare a programmi di screening, rispetto al 57% del 2023, soprattutto donne. Tuttavia un terzo della popolazione (32%) non si sottopone ad alcun controllo medico, a causa di costi elevati (28%), mancanza di informazione (24%) e difficoltà di accesso (20%).

La fiducia nel Servizio Sanitario Nazionale resta stabile al 48%, sotto la media europea (58%), mentre il rapporto con Medici di Medicina Generale e farmacisti è consolidato, con il 58% degli italiani che si rivolge regolarmente a queste figure. Cresce l’apertura verso l’uso dell’Intelligenza Artificiale in sanità: il 43% degli intervistati è favorevole a ricevere consulti medici tramite IA, attratto soprattutto dalla disponibilità 24/7 (46%) e dal risparmio di tempo (42%), pur sottolineando l’importanza insostituibile del contatto umano.

Secondo Luca Vitaloni (Human8), “lo STADA Health Report offre una visione chiara delle sfide e delle opportunità in ambito salute, mostrando che la transizione verso modelli innovativi di assistenza richiede un equilibrio tra tecnologia e interazione personale”. Per Salvatore Butti (EG STADA Group) il Report “conferma la necessità di un approccio integrato alla salute, valorizzando prevenzione, benessere mentale e accesso equo alle cure per un sistema sanitario sostenibile e inclusivo”.