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Tavolo DM 70 e DM 77 occasione per avvicinare MMG e ospedalieri

Si è insediato questa mattina, presso il Ministero della Salute, il Tavolo tecnico per lo studio delle criticità emergenti dall’attuazione del Regolamento dell’assistenza ospedaliera (DM70) e dall’attuazione del Regolamento dell’assistenza territoriale (DM77). “Si tratta di un passaggio importante – commenta Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici CIMO, che siede al Tavolo – poiché, come abbiamo sempre sostenuto, evidenzia la necessità di affrontare congiuntamente le criticità della sanità ospedaliera e di quella territoriale, creando una vera filiera della salute che ponga al centro i bisogni del paziente”.

I partecipanti sono stati suddivisi in sottogruppi di lavoro, e tutti i principali sindacati dei medici, tra cui la CIMO, si occuperanno delle criticità contrattuali dei medici di famiglia e degli ospedalieri: “La riorganizzazione dell’assistenza – aggiunge Quici – passa necessariamente da una riorganizzazione del lavoro e, quindi, da un intervento anche sulla rappresentatività dei lavoratori. Far lavorare insieme, in un unico gruppo, medici di famiglia e ospedalieri potrebbe essere un’ottima opportunità per discutere della storica proposta CIMO di avvicinare contrattualmente MMG e dirigenti, mantenendo tuttavia il regime della convenzione per i primi e la dipendenza per i secondi”.

“Da anni – spiega Quici – sosteniamo l’incoerenza di far rientrare i dirigenti medici tra i dirigenti della pubblica amministrazione. Per questo riteniamo utile uscire dalla Funzione Pubblica per discutere e firmare il nostro contratto di lavoro con il Ministero della Salute e le Regioni. Crediamo che due contratti paralleli per i medici convenzionati e per i dipendenti, che regolino in modo condiviso alcuni aspetti organizzativi e professionali pur mantenendo delle doverose peculiarità, possano aiutare i camici bianchi a dialogare meglio tra loro”.

“Ringraziamo il Ministro della Salute Orazio Schillaci per aver istituito il Tavolo e per il metodo di lavoro scelto. Sono certo – conclude Quici – che i gruppi di lavoro offriranno un contributo utile per risolvere le tante criticità che attanagliano il nostro Servizio sanitario nazionale”.

I dati Aifa sugli antivirali contro Covid-19 in uno studio su “Lancet”

I dati del monitoraggio condotto dall’Agenzia Italiana del Farmaco sui medicinali antivirali orali per il trattamento del COVID-19 durante la pandemia sono stati analizzati in uno studio pubblicato il 13 luglio 2023 sulla rivista scientifica The Lancet Regional Health – Europe. 

La pubblicazione è stata accolta con molto interesse dalla comunità scientifica sia per la robustezza e la mole dei dati raccolti tramite i Registri di Monitoraggio AIFA, sia per la metodologia statistica applicata nell’interpretazione dei risultati. 

Indagini rigorose condotte su dati robusti acquisiti nella vita reale sono infatti in grado di fornire evidenze cliniche preziose sull’efficacia e la sicurezza di terapie che hanno ottenuto un’autorizzazione per l’uso in emergenza, in seguito ai risultati favorevoli ottenuti da studi clinici randomizzati. 

Nell’editoriale che accompagna la pubblicazione sulla rivista, gli Autori evidenziano infatti che lo studio “segna un passo importante verso un approccio basato sulle evidenze per il trattamento del COVID-19 nei pazienti ad alto rischio” e “fornisce informazioni di dettaglio sull’efficacia dei trattamenti che possono aprire la strada a un approccio più personalizzato alle future strategie terapeutiche”.  

Lo studio ha confrontato la mortalità nei pazienti COVID-19 trattati con molnupiravir o con nirmatrelvir più ritonavir durante l’era Omicron (tra febbraio e aprile 2022).  

«Questo studio è stato l’occasione per evidenziare nel caso degli antivirali e degli anticorpi monoclonali per il COVID-19 l’importanza del coordinamento tra Ministero della Salute, AIFA e Regioni – sottolinea Pierluigi Russo, direttore dell’Ufficio Registri di Monitoraggio AIFA – nel quale AIFA, grazie a metodologie di analisi statistiche basate sul machine learning, ha fornito un contributo sostanziale, ampliando le opportunità di ricerche future e arricchendo le informazioni disponibili nei processi decisionali». 

Dall’analisi dei dati è emerso che il trattamento precoce con nirmatrelvir più ritonavir era associato a un rischio significativamente ridotto di mortalità per tutte le cause entro il 28° giorno rispetto a molnupiravir, sia nell’intera popolazione studiata che in alcuni sottogruppi di pazienti, compresi quelli pienamente vaccinati con la dose di richiamo. Di contro, in un sottogruppo dei pazienti per i quali erano disponibili dati di tollerabilità è stata riportata un maggiore frequenza di eventi avversi nella coorte trattata con nirmatrelvir più ritonavir. 

«Questo importante studio evidenzia come l’AIFA svolga non solo funzioni regolatorie, ma sia in grado di dare un sostanziale contributo alla comunità scientifica. – sottolinea Giorgio Palù, Presidente del CdA di AIFA – Si tratta di un lavoro molto significativo non solo perché è stato pubblicato su una rivista altamente qualificata e prestigiosa, ma soprattutto perché unisce il lavoro di dirigenti e ricercatori dell’Agenzia e del mondo accademico ed assistenziale del SSN. Sfruttando proprio i Registri di monitoraggio si è potuto valutare quello che neanche gli studi pivotali avevano fatto: l’efficacia nel mondo reale di alcuni farmaci. Si è potuto quindi valutare come nirmatrelvir associato a ritonavir e molnupiravir abbiano un effetto differenziato». 

A giudizio di Palù, si tratta di risultati significativi anche per il futuro di AIFA. «Sono dati importanti per la comunità internazionale – aggiunge il Presidente di AIFA – e che, tra l’altro, fanno emergere il possibile ruolo di AIFA nella sua ottica di riforma, che non è soltanto regolatorio, ma anche quello di favorire un’interazione costruttiva nella prospettiva di tutela della salute tra ricerca, università, società scientifiche e aziende farmaceutiche, anche attraverso un nuovo modo di approcciare la valutazione di medicinali non ancora autorizzati da EMA o da FDA, che hanno dati in una fase ancora preliminare, valutandone i risultati nella pratica clinica». 

Anaao su tavolo ministeriale DM 70: “Servono risorse per riorganizzare e rafforzare il modello ospedale-territorio”

L’Anaao Assomed giudica positivamente l’istituzione decisa dal Ministro della Salute del Tavolo Tecnico per lo studio delle criticità emergenti dall’attuazione dei Regolamenti dell’assistenza ospedaliera, il DM 70 e dell’assistenza territoriale, il DM 77 perché potenzialmente utile al rafforzamento e all’innovazione del SSN.

“Il DM 70 da diversi anni – commenta il Segretario Nazionale dell’Associazione Pierino Di Silverio al termine dell’incontro di oggi – ha mostrato limiti, storture e inadeguatezze che hanno contribuito, senza esserne la causa principale, all’indebolimento dell’assistenza ospedaliera e al peggioramento delle condizioni di lavoro, costituendo un elemento di strutturale fragilità reso evidente dalla crisi pandemica. Prova ne sia che nel 2021 era già stato avviato un percorso di riforma che aveva prodotto una prima bozza mai arrivata a formalizzazione”.

“Il DM 77 vive, per il momento sulla carta, nelle elaborazioni teoriche dei modelli organizzativi e nelle poche e difformi esperienze regionali che ne hanno anticipato i principi ispiratori. Ha l’innegabile pregio di affrontare, innovando e investendo, la non più rinviabile riforma dell’assistenza territoriale e delle cure primarie”.

“È evidente – prosegue Di Silverio – che i due Decreti, pur nelle macroscopiche differenze di genesi e di fase di attuazione, costituiscono i riferimenti organizzativi delle due parti naturalmente complementari e sinergiche del SSN, che insieme dovrebbero realizzare la tanto auspicata continuità dei percorsi di cura ospedale-territorio e garantire la reale presa in carico dei bisogni di salute delle persone”.

“Le migliori intenzioni riformatrici devono però fare i conti con condizioni di realtà, che rendono le riforme più difficili e necessarie”.

“Da molti anni il SSN convive con una condizione di sottofinaziamento pubblico che ci ha reso “il primo dei paesi poveri” nel confronto internazionale, minando le fondamenta dell’universalismo egualitario su cui si regge il diritto alla salute. Invertire potentemente questa condizione di impoverimento strutturale, tecnologico e professionale è il presupposto necessario e prioritario di qualsiasi riforma di sistema che altrimenti sarebbe l’ennesimo libro dei sogni che diventano incubi nel buio del razionamento”.

“La grande occasione del PNRR sta diventando per la sanità un’occasione persa. La quantità di risorse sino ad ora utilizzata è irrisoria rispetto alla disponibilità ed è di attualità l’allarme lanciato dalle Regioni sulla mancanza di risorse dedicate al personale e la necessità di una parziale revisione del Piano su tempistiche e messa a terra di alcuni interventi previsti”.  

“Questi due soli macroscopici esempi – molti altri se ne potrebbero elencare – per ribadire la scontata evidenza che non sono credibili riforme parziali e tecniche di assetti organizzativi fuori contesto. La migliore riscrittura del DM 70 e la più forte implementazione del DM 77 non vivrebbero in un Sistema sanitario in cronica crisi d’identità e di risorse”.

Alle premesse considerazioni generali che si possono formulare all’insediamento del Tavolo Tecnico il Segretario Nazionale dell’Anaao ne aggiunge alcune preliminari e più specifiche riguardo al “nuovo” DM 70.

“La crisi di capienza – siamo il paese con il più basso rapporto posti letto/1000 abitanti tra i paesi occidentali, pur sommando i PL pubblici e del privato accreditato – e l’eccesso di rigidità delle reti ospedaliere che la pandemia ha evidenziato con chiarezza – sottolinea Di Silverio – mettono in evidenza la forte necessità di incrementare la dotazione di posti letto e di aumentare l’elasticità ricettiva degli ospedali applicando un necessario principio di ridondanza. È necessario potenziare alcune attività a sostegno della rete dell’emergenza, a partire dalle terapie intensive e dalle aree semintensive”.   

 “Alcuni nodi irrisolti richiedono scelte chiare e univoche: ruolo e funzioni dei piccoli ospedali, permanenza dei punti nascita sotto standard, declinazione delle reti cliniche, equilibrio tra i principi volumi/esiti e autosufficienza territoriale/prossimità”.  

“Consideriamo i 5 tavoli tematici che si sono costituiti oggi e che concluderanno i lavori entro il 31 ottobre – conclude Di Silverio – un modo proficuo di operare al fine di salvaguardare l’articolo 32 della Costituzione e ottenere quell’integrazione ospedale-territorio di cui il sistema ha bisogno”.

Per approfondire

Come costruire ponti tra accademia e imprese

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Connettere mondi diversi è da sempre l’ambizione di molti. Parole come multidisciplinarietà, contaminazione, abbattimento della logica a silos sono slogan che rimangono difficili da attuare. La difficoltà maggiore risiede nella mancanza di competenze necessarie per costruire i ponti e mettere in relazione persone che altrimenti non si incontrano mai.

Per cercare di sopperire a questa mancanza, da un lustro l’Università di Torino ha Ilo, l’Industrial Liason Office, un ufficio pensato per essere il punto di incontro tra università, istituzioni e imprese.

Un riferimento per il trasferimento tecnologico dall’accademia alle aziende e una suggestione per portare nuove competenze all’interno dell’università. Un percorso a doppio senso da alimentare continuamente.

Il 12 luglio l’Ilo ha organizzato un Open Day proprio per connettere le imprese e i ricercatori di Unito: per una giornata le aziende hanno potuto entrare nei laboratori, capire il tipo di attività svolta e valutare se ci fossero margini per instaurare una collaborazione.

La giornata è stata articolata in quattro percorsi tematici e TrendSanità ha preso parte a quello dedicato agli approcci e tecnologie per un settore biomedico e farmaceutico innovativo e sostenibile.

Non solo brevetti

“La nostra attività riguarda essenzialmente la creazione di relazioni – afferma Francesca Natale, dell’Ilo –. Il nostro obiettivo è raggiungere la fidelizzazione, sia tra i ricercatori sia tra le imprese”.

Venticinque gli eventi organizzati dall’inizio dell’anno: oltre all’appuntamento annuale con l’Open Day, l’Ilo si è fatto promotore di aperitivi tematici e di tavoli di lavoro dove i professori universitari hanno affrontato di aspetti specifici.

Di solito quando si parla di trasferimento tecnologico ci si riferisce essenzialmente ai brevetti – rileva Natale –. Il nostro obiettivo è invece rendere fluidi, semplici e anche più veloci ed estesi i contatti con il mondo della ricerca di tutto l’ateneo e le imprese. È un servizio a disposizione di chi è interessato a coltivare questa relazione, che si tratti di ricercatori o imprenditori”.

Per quanto riguarda le collaborazioni, non c’è limite alla fantasia: si va dall’assistenza su progetti specifici di interesse industriale nei quali l’accademia mette a disposizione le proprie competenze attraverso l’attivazione di convenzioni o contatti di ricerca a progetti che nascono direttamente dall’università e che poi vengono valorizzati in ambito universitario e infine proposti per partnership con aziende che hanno interesse a portare avanti.

“Il nostro dipartimento vanta numerose collaborazioni con diversi tipi di aziende, dalle farmaceutiche a quelle che trattano alimenti o prodotti erboristici”, ha confermato Massimo Bertinaria, professore associato di Chimica Farmaceutica del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco.

Il Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco, per esempio, ha tra i suoi focus la medicina di precisione grazie a tecniche computazionali: “Si tratta di un approccio basato sulla valutazione delle determinanti genetiche, di stile di vita e ambientali che portano allo sviluppo di patologie – ha chiosato la ricercatrice Eleonora Gianquinto – In questo modo si riesce a migliorare l’efficacia del trattamento minimizzando la tossicità dei farmaci e massimizzando l’efficacia terapeutica”.

La collaborazione con le aziende può riguardare anche gli strumenti utilizzati: è il caso per esempio di Katakem, una startup innovativa nata nel 2019 a Catanzaro per modernizzare il mondo della ricerca chimica grazie a Onepot, un macchinario che esegue in modo standardizzato qualunque “ricetta”.

A volte a mancare è un ponte fra università e aziende

“L’idea è che ciò che viene sviluppato in un laboratorio universitario può essere perfettamente replicato per esempio in un’azienda. Per farlo, basta inviare un file, come succede per le stampanti 3D”, ha esemplificato Lorenzo Di Cataldo, CMO dell’azienda. “La nostra filosofia è traslare la ricerca che arriva dalle università nelle aziende, poiché abbiamo visto che a questi due mondi manca un ponte”.

I diversi tipi di connessioni

La collaborazione dell’università non è solo con le aziende, ma anche con le istituzioni: “Oggi parlare di oncologia significa andare oltre a diagnosi, trattamento e ricerca, puntando anche alla prevenzione e coinvolgendo per esempio le scuole”, ha dichiarato Silvia Novello, professoressa associata di Oncologia toracica al San Luigi  di Orbassano. Anche in questo caso la sensibilizzazione ha diversi canali: “Molti messaggi possono essere dati attraverso strumenti poco utilizzati in ambito medico, come per esempio il cinema”.

E i ponti non sono solo quelli tra università e aziende, ma anche all’interno di ambiti diversi: Giorgio Scagliotti, professore ordinario di Oncologia medica al San Luigi, è tra i pionieri della medicina traslazionale, quella che unisce clinica e pre-clinica: “L’incontro tra queste due culture rappresenta la medicina personalizzata, che per quanto ci riguarda è stata raggiunta grazie alla ricerca clinica sviluppata nel corso degli ultimi trent’anni con il perfezionamento delle conoscenze dei meccanismi patogenetici del tumore”.

Oggi la sfida principale è garantire la continuità della ricerca

“Oggi la sfida principale è garantire la continuità della ricerca – afferma Francesca Natale dell’Ilo –. Spesso infatti la collaborazione tra gruppo ricerca e azienda è legata a un problema specifico. Crediamo sia necessario strutturare meglio il legame nel tempo, in modo da far crescere in accademia profili che possono poi essere impiegati in azienda e creando nuove specializzazioni e competenze”.

Un esempio è quello in essere nel settore aerospaziale applicato all’analisi del comportamento umano. “In questo caso abbiamo coinvolto più aziende e ambiti di ricerca come l’informatica, le neuroscienze e la medicina e abbiamo stabilito un’alleanza per far durare l’analisi per almeno 3 anni – racconta l’esperta – In questo modo i ricercatori coinvolti possono crescere in un ambiente ibrido: si pensi per esempio a un esperto di informatica, uno psicologo o un neuroscienziato che conoscano l’esigenza del settore spaziale. Riteniamo che questa sia la strada per contaminare davvero competenze e modalità di lavoro”.

L’interoperabilità delle soluzioni di telemedicina

Obiettivo interoperabilità in telemedicina: a che punto siamo? Quali sono gli ostacoli che la frenano e come arrivare a una funzionalità ottimale, nel pieno rispetto delle normative e della privacy degli utenti? Ne discutiamo sui due livelli del management del processo, grazie alla presenza del direttore generale dell’Università degli Studi di Brescia, Loredana Luzzi, e dell’operatività, con Pinuccia Carena, responsabile Innovazione e Sicurezza Informatica e Ciclo della Performance ASL CN1 di Cuneo, alla luce delle esperienze dell’Azienda Sanitaria piemontese in materia di integrazione della cartella clinica digitalizzata con le procedure della sala operatoria, del laboratorio di analisi e di altri servizi come la radiologia, e nel campo dell’ingresso di apparecchiature tecnologiche nel rispetto dei requisiti necessari qualora vengano donate anziché acquistate dall’Ente pubblico.

Ne parliamo con:

  • Pinuccia Carena
    Responsabile Innovazione e Sicurezza Informatica e Ciclo della Performance ASL CN1
  • Loredana Luzzi
    Direttore generale Università degli Studi di Brescia, consigliera Associazione italiana Sanità digitale e Telemedicina (AiSDeT)

Conduce:

  • Adriana Riccomagno
    Giornalista professionista in ambito sanitario

Documento di riflessione sull’uso dell’intelligenza artificiale nel ciclo di vita dei medicinali

L’EMA ha pubblicato una bozza di documento di riflessione che delinea il pensiero attuale sull’uso dell’intelligenza artificiale (AI) per sostenere lo sviluppo, la regolamentazione e l’uso sicuri ed efficaci di medicinali per uso umano e veterinario. Questo documento, che è ora aperto alla consultazione pubblica, riflette sui principi rilevanti per l’applicazione dell’intelligenza artificiale e dell’apprendimento automatico (ML) in qualsiasi fase del ciclo di vita di un medicinale, dalla scoperta di farmaci all’impostazione post-autorizzazione.

Il documento di riflessione fa parte delle iniziative congiunte HMA-EMA Big Data Steering Group (BDSG) per sviluppare la capacità della rete europea di regolamentazione dei medicinali nella regolamentazione basata sui dati. È stato sviluppato in collaborazione tra il BDSG, il comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA e il suo comitato per i medicinali veterinari (CVMP).

“L’uso dell’intelligenza artificiale si sta sviluppando rapidamente nella società e come regolatori vediamo sempre più applicazioni nel campo dei medicinali. L’intelligenza artificiale offre interessanti opportunità per generare nuove intuizioni e migliorare i processi. Per accoglierli pienamente, dovremo essere preparati alle sfide normative presentate da questo ecosistema in rapida evoluzione”, ha affermato Jesper Kjær, direttore del Centro di analisi dei dati presso l’Agenzia danese per i medicinali e copresidente del BDSG. “Con questo documento, stiamo aprendo un dialogo con sviluppatori, accademici e altri regolatori, per discutere le vie da seguire, assicurando che il pieno potenziale di queste innovazioni possa essere realizzato a beneficio della salute dei pazienti e degli animali”, ha affermato Peter Arlett, EMA’s Responsabile Data Analytics and Methods, co-presidente del BDSG.

Gli strumenti di intelligenza artificiale e ML hanno il potenziale per supportare efficacemente l’acquisizione, la trasformazione, l’analisi e l’interpretazione dei dati durante l’intero ciclo di vita del medicinale. La loro applicazione può includere, ad esempio, approcci di modellazione AI/ML per sostituire, ridurre e perfezionare l’uso di modelli animali durante lo sviluppo preclinico. Negli studi clinici, i sistemi AI/ML possono supportare la selezione dei pazienti in base a determinate caratteristiche della malattia o altri parametri clinici; gli strumenti AI/ML possono anche supportare la registrazione e l’analisi dei dati che, a loro volta, saranno sottoposti alle autorità di regolamentazione nelle procedure di autorizzazione all’immissione in commercio.

Nella fase di autorizzazione all’immissione in commercio, le applicazioni di intelligenza artificiale includono strumenti per redigere, compilare, tradurre o rivedere i dati da includere nelle informazioni sul prodotto di un medicinale. Nella fase successiva all’autorizzazione, tali strumenti possono supportare efficacemente, ad esempio, le attività di farmacovigilanza, compresa la gestione delle segnalazioni di eventi avversi e il rilevamento dei segnali.

Questa gamma di applicazioni porta con sé sfide come la comprensione degli algoritmi, in particolare la loro progettazione e possibili distorsioni, nonché i rischi di guasti tecnici e l’impatto più ampio che questi avrebbero sull’adozione dell’IA nello sviluppo della medicina e nella salute.

Il documento di riflessione evidenzia che un approccio incentrato sull’uomo dovrebbe guidare tutto lo sviluppo e l’implementazione di AI e ML. L’uso dell’intelligenza artificiale nel ciclo di vita del medicinale dovrebbe sempre avvenire in conformità con i requisiti legali esistenti, considerare l’etica e garantire il dovuto rispetto dei diritti fondamentali.

Se un sistema di IA/ML viene utilizzato nel contesto dello sviluppo, della valutazione o del monitoraggio di medicinali e si prevede che avrà un impatto sul rapporto rischi/benefici di un medicinale, l’EMA consiglia agli sviluppatori di cercare un supporto normativo tempestivo, ad es. metodi di sviluppo (per medicinali per uso umano) o pareri scientifici.

Tutti gli stakeholder sono invitati a commentare la bozza del documento di riflessione e a identificare opportunità e rischi dell’IA nel campo dei medicinali. La consultazione pubblica è aperta fino al 31 dicembre 2023 e l’argomento sarà ulteriormente discusso durante un seminario congiunto HMA/EMA previsto per il 20-21 novembre 2023. Il feedback delle parti interessate sarà analizzato e preso in considerazione per la finalizzazione del documento di riflessione e lo sviluppo futuro di orientamento se pertinente.

Ondata di calore, riprende servizio 1500

Dalle ore 14 di mercoledì 19 luglio sarà attivo il servizio di pubblica utilità 1500.

Per gestire al meglio la forte ondata di calore il Ministero della Salute mette a disposizione dei cittadini un ulteriore strumento per avere informazioni su come comportarsi per proteggersi dal caldo e indicazioni utili sui servizi socio-sanitari presenti sul territorio nazionale.

Il 1500 sarà attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20. A rispondere ai cittadini, in questa prima fase, sarà personale del Ministero qualificato e formato, in attesa che si concludano le procedure con il Mef per il riaffidamento del servizio in outsourcing.

Il 1500 si aggiunge agli altri provvedimenti adottati dal Ministero della Salute per il piano caldo: aggiornamento quotidiano dei bollettini caldo, che i cittadini possono consultare sul sito del Ministero; decalogo con i comportamenti da adottare per proteggersi dal caldo; raccomandazioni alle Regioni per rafforzare l’assistenza.

Per approfondire

Cirone (Fnopi): “Il Tavolo sul DM 77 occasione per definire meglio il ruolo degli infermieri”

Prende il via con questa intervista una rubrica di colloqui con i membri del Tavolo Tecnico per lo studio delle criticità emergenti dall’attuazione del Regolamento dell’assistenza ospedaliera (DM70) e dall’attuazione del Regolamento dell’assistenza territoriale (DM77)

Una partenza travagliata e un’ampia estensione a 54 membri (che pur non soddisfa tutti) ed ecco il Tavolo Tecnico sui DM 70 (Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70, Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) e 77 (Decreto Ministeriale 23 maggio 2022, n. 77, Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale) pronto a insediarsi. Prima riunione: 20 luglio. I numerosi attori chiamati a dare il proprio contributo si preparano a raddrizzare la rotta della dimensione ospedaliera, di quella territoriale e della fondamentale integrazione fra le due a distanza di otto anni dal primo dei due Regolamenti e alla luce dell’esperienza maturata con la pandemia. Come? Ne discutiamo con gli stessi protagonisti del Tavolo, a partire da Monica Cirone, delegata della Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (Fnopi), che oltre all’esperienza nel settore infermieristico vanta anche quella come Direttore Socio Sanitario dell’Asl Liguria 2 di Savona.

Dottoressa, con che spirito la FNOPI si appresta a partecipare al Tavolo?

Con 400mila unità, gli infermieri rappresentano il 40% del personale nei servizi ospedalieri

L’obiettivo della presenza della Federazione è di mettere a disposizione le nostre competenze per immaginare il nuovo Servizio Sanitario Nazionale, grazie alla possibilità di andare a lavorare su due decreti così importanti e di condividere quali aspetti dell’assistenza ospedaliera e territoriale vadano dal nostro punto di vista innovati o modificati, tenendo conto in particolare della necessità di un’integrazione fra i due Regolamenti e della necessità di una corretta definizione del nostro ruolo. Vogliamo dare un contributo costruttivo alla ridefinizione della sanità, dove la componente infermieristica è fortemente presente: con 400mila unità, rappresentiamo il 40% del personale nei servizi ospedalieri.

Quali istanze porterete?

Per quanto riguarda il DM 77, di certo l’opportunità di ragionare meglio sullo sviluppo delle competenze dell’infermiere di famiglia e comunità, perché il suo ruolo comincia a essere definito con il Regolamento, ma c’è la possibilità di approfondire ulteriormente. Su questo aspetto, ho la fortuna che l’Asl “Savonese”, di cui sono Direttore Socio Sanitario, abbia sviluppato, unica nella Regione, gli Ospedali di Comunità: potrò portare l’esperienza di un anno e mezzo di lavoro, in cui si è riflettuto bene su quanto scritto nel Decreto e sulle possibili risposte ad alcune criticità emerse sul campo, da condividere a livello centrale.

Il DM 77 chiarisce numeri, compiti e obiettivi delle nuove strutture territoriali, ma rimangono da definire meglio i percorsi

Dobbiamo ancora sapere se al Tavolo saremo divisi in gruppi di lavoro, ma un altro tema importante sono le transizioni tra i diversi setting assistenziali. Il DM 77 entra abbastanza bene nei discorsi dei numeri, compiti e obiettivi delle varie strutture (Case della Comunità, Centrali Operative Territoriali, Ospedale di Comunità), ma c’è da entrare in maniera più puntuale nel discorso dei percorsi. Anche questo è un ambito in cui ritengo di poter portare la mia esperienza, avendo prima operato come direttore delle Professioni Sanitarie della stessa Asl.

E sul DM 70?

Vedo la necessità di andare a riflettere sulle reti cliniche, per definire meglio il ruolo dell’infermiere come professional. Un eventuale ragionamento potrebbe essere fatto anche in ambito di emergenza-urgenza e sul dimensionamento degli ospedali alla luce delle nuove strutture territoriali, ma vedremo cosa il tavolo propone.

Per approfondire

Salina (Fnofi): “Per i fisioterapisti la priorità è la funzione abilitante”

Prosegue la rubrica di interviste ai membri del Tavolo Tecnico per lo studio delle criticità emergenti dall’attuazione del Regolamento dell’assistenza ospedaliera (DM70) e dall’attuazione del Regolamento dell’assistenza territoriale (DM77)

Una partenza travagliata e un’ampia estensione a 54 membri (che pur non soddisfa tutti). Questo giovedì, 20 luglio, si insedierà il Tavolo Tecnico chiamato ad affrontare le problematiche professionali, organizzative ed assistenziali emerse durante la disamina del DM 70 e del DM 77. Con il Decreto datato 4 luglio, il Ministero della Salute ha istituito presso l’Ufficio di Gabinetto del Ministero il “tavolo tecnico per lo studio delle criticità emergenti dall’attuazione del Regolamento dell’assistenza ospedaliera (Decreto interministeriale 2 aprile 2015, nr.70) e dall’attuazione del Regolamento dell’Assistenza territoriale (Decreto interministeriale 23 maggio 2022 nr 77)”.

I numerosi attori chiamati a dare il proprio contributo si preparano a raddrizzare la rotta della dimensione ospedaliera, di quella territoriale e della fondamentale integrazione fra le due a distanza di otto anni dal primo dei due Regolamenti e alla luce dell’esperienza maturata con la pandemia. Come? Ne discutiamo con gli stessi protagonisti del Tavolo. Tra questi, Melania Salina, Vice Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Fisioterapisti (Fnofi) (qui nella foto insieme al presidente Piero Ferrante), che commenta: “La nostra partecipazione sarà improntata alla massima collaborazione e basata sulle nostre più robuste e specifiche competenze, sempre ricordando che il fisioterapista è centrale in una visione integrata delle cure e della riabilitazione, perché è uno dei professionisti che con più continuità è vicino alle persone fragili ed ai pazienti, affiancandoli in tutti i luoghi della loro cura, riabilitazione e vita quotidiana”.

Che valore ha per voi la vostra presenza nel Tavolo?

Ne siamo particolarmente felici perché viviamo un momento storico per la nostra professione, che dal dicembre del 2022 è formalmente costituita come Ordine autonomo: finalmente possiamo parlare di noi con le Istituzioni alla luce dell’importanza che i fisioterapisti hanno nel sistema salute, che ormai è riconosciuta. In Italia siamo oltre 70mila e lavoriamo trasversalmente a tutti i setting: nel pubblico puro, nel privato accreditato, nelle strutture sociosanitarie e socioassistenziali, nella libera professione.

Come vi approcciate al nascente Tavolo tecnico?

Forse l’errore nel 2015 è stato proprio questo: pensare di “tagliare” l’ospedale senza porsi il problema di come stesse il territorio

Riteniamo che sia necessario fermarsi un attimo e discutere dei due decreti, che in realtà vanno visti come vasi comunicanti: l’uno senza l’altro non può funzionare, indipendentemente da quale parte si guardi: bisogna ridefinire l’ospedale, ma senza un territorio forte non si può fare e viceversa, se non si comincia a rafforzare il territorio non si può ragionare di ottimizzazione dell’ospedale. Forse l’errore nel 2015 è stato proprio questo: pensare di “tagliare” l’ospedale senza porsi il problema di come stesse il territorio.

Laddove sono stati tagliati i posti letto ed è stato ridimensionato l’ospedale, se non c’era un territorio in grado di sostituirlo, il risultato è stato un disastro, in cui a rimetterci sono stati i cittadini rimasti senza risposte. Per questo, siamo senza dubbio concordi e allineati con la scelta del ministro Schillaci di affrontare insieme i due tronconi.

Rispetto alla composizione del Tavolo, credo che non sarà facile lavorare in tanti, ma c’è la possibilità di organizzare dei tavoli di lavoro: potrebbe essere una modalità interessante di operare, perché o questa questione si aggredisce con la consapevolezza della sua complessità e della presenza di numerosi attori in campo, oppure ancora una volta si rischia di fare qualcosa che poi non funziona quando viene calato nella realtà. Pertanto concordiamo con la decisione del ministero di allargare il Tavolo. Chiunque lavori nei processi sa quanto sia difficile far lavorare insieme 54 teste, di cui ciascuno rappresenta un pezzo di interessi, ma questa è la realtà del nostro sistema: il Tavolo potrebbe quindi essere un’ottima occasione, se usata bene, e da parte nostra ci sarà il massimo impegno affinché funzioni.

Quali sono le vostre priorità riguardo al DM 70 e al DM 77?

Gli standard del DM 70 in linea di massima ci soddisfano. Sul DM 77, che ci vede maggiormente interessati, non ci siamo. La figura del fisioterapista non ha ancora trovato il giusto riconoscimento e una collocazione adeguata anche termini di affidamento di processi e riconoscimento di standard adeguati, ovvero: ad esempio, quanti fisioterapisti è opportuno che siano calcolati sulla base di una percentuale di over 65enni? Nel resto d’Europa ci sono standard precisi, noi qui siamo ancora molto vaghi e ogni regione fa un po’ come crede. Un discorso analogo si può fare per le strutture intermedie sociosanitarie e socioassistenziali: qual è lo standard adeguato per garantire una buona funzione di riabilitazione o abilitazione, qual è il ruolo del fisioterapista all’interno di queste strutture?

Non possiamo pensare che la vita media si allunghi, ma che gli ultimi vent’anni si passino in condizioni di disabilità importante

Per altro, i numeri italiani (i non autosufficienti sono 4 milioni e le proiezioni dell’ultimo rapporto di Italia Longeva ci dicono che ci sarà un incremento terrificante) denotano un bisogno di abilitazione spaventoso nel Paese, che va di pari passo con il tema dell’invecchiamento della popolazione e con il supporto alla cronicità: non possiamo pensare che la vita media si allunghi tanto, ma che gli ultimi vent’anni si passino in condizioni di disabilità importante. Il fisioterapista in questo senso può essere un elemento chiave, al fianco dell’infermiere: questa coppia di professionisti nel futuro dovrà essere molto più valorizzata, come due facce della stessa medaglia.

Noi stiamo anche ragionando sui modelli di innovazione da proporre sempre all’interno delle strutture intermedie, case di riposo, Rsa, perché non vogliamo dimenticare cosa è successo durante la pandemia. Adesso mediamente lo standard di minutaggio di presenza del fisioterapista è di cinque minuti per posto letto, ma è chiaro che in cinque minuti non si fa nulla. Per questo nulla stiamo avviando delle riflessioni insieme ad alcuni importanti fornitori di servizi per dare significato a questi minuti.

Come pensate di farlo?

Il fisioterapista nelle strutture non deve avere il ruolo di un erogatore di prestazioni, bensì di gestione in ottica abilitante del processo assistenziale

Il fisioterapista nelle strutture – secondo noi, ma per fortuna stiamo trovando molto ascolto – non ha un ruolo di erogatore di prestazioni, bensì di gestione in ottica abilitante del processo assistenziale. Si tratta di un compito completamente diverso, che consiste nell’impostare i tempi, di strutturare gli orari e gli interventi; qualcosa che con i necessari ausili e le nuove tecnologie può davvero modificare e rendere abilitante un ricovero che altrimenti, anziché a un miglioramento, porta a una perdita di funzionamento.

Il nostro apporto in termini di contenuti e soluzioni operative deve essere abilitante all’assistenza

È un fenomeno che conosciamo: persone che entrano nelle strutture, vi restano a volte anche anni e vivono un lento e progressivo decadimento. Per questo il nostro apporto in termini di contenuti e soluzioni operative deve essere abilitante all’assistenza. Ovviamente questo vogliamo farlo insieme al nostro sparring partner principale, che sono gli infermieri: loro sono i responsabili dell’assistenza pura, mentre noi possiamo essere i responsabili della componente riabilitativa. Speriamo di partire a breve con una sperimentazione che dimostri nei fatti come è possibile rendere diverse queste strutture che adesso hanno significative criticità: dobbiamo sforzarci di fare di più, anche alla luce delle esperienze del nord Europa in cui sono gestite in maniera molto differente e molte sono dirette proprio dai fisioterapisti, perché il paradigma è un altro: non si tratta di usare un paradigma di compensazione, in cui tu non ce la fai più e allora lo faccio io, ma di lavorare sul patrimonio residuo, potenziandolo.

Infine, vogliamo ribadire che, al di là delle polemiche che hanno accompagnato il DM 77, in realtà in quel momento non si potesse fare altrimenti, perché in ballo c’era il PNRR e con esso gli impegni presi con l’Europa. Può però essere migliorato. Riteniamo che ci siano le condizioni per farlo e anche per poter dare un contributo concreto.

Università: MUR, da prossimo anno 19.944 posti per corsi laurea in medicina e chirurgia

È di 19.944 posti la proposta che il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) avanza al Gruppo di programmazione per i Corsi di laurea in Medicina e Chirurgia in italiano e in lingua inglese. Un numero superiore alla richiesta giunta dalla Conferenza Stato-Regioni su parere del Ministero della Salute (18.133 posti) e che tiene conto del recepimento da parte degli Atenei del fabbisogno di nuovi medici così come emerso dal Gruppo di esperti istituito al MUR dal Ministro Anna Maria Bernini. Rispetto allo scorso anno accademico si tratta di oltre 4mila posti in più che verranno messi a disposizione degli studenti, la cui definizione e distribuzione per Università sarà oggetto di uno specifico decreto ministeriale.

Lo scorso anno accademico, il 2022-2023, infatti, i posti totali sono stati 15.876 (14.740 posti in lingua italiana e in lingua inglese per i Paesi Ue + 1136 per i Paesi extra Ue).

Dal prossimo anno, il MUR prevede la possibilità di arrivare a 19.944 posti così definiti: