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Offerta Consip di servizi per la digitalizzazione della PA: al via la nuova gara per servizi professionali “Cloud Enabling”

Consip ha pubblicato la nuova gara per l’Accordo quadro “Cloud enabling”, volto a dare continuità all’offerta di contratti “pronti all’uso” per la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni.

L’iniziativa – del valore di circa 300 mln/€ e suddivisa in 10 lotti geografici – ha per oggetto i servizi professionali in ambito cloud per la definizione, da parte delle PA, del più opportuno modello realizzativo e per accompagnarne la transizione.

Tra i vantaggi dell’iniziativa, la possibilità per le PA di usufruire di servizi modulari, acquistabili in funzione del livello e della complessità degli obiettivi di digitalizzazione dell’amministrazione.

I lotti 1-5 sono dedicati ai servizi per l’identificazione della strategia di adozione del cloud (assessment e definizione degli applicativi da migrare, valutazione della strategia di migrazione, studio di fattibilità, supporto al monitoraggio e controllo dei risultati).

I lotti 6-10 sono dedicati ai servizi di migrazione al cloud (disegno della soluzione ed architettura degli ambienti cloud, configurazione degli ambienti e trasferimento dati, definizione policy di sicurezza, monitoraggio degli ambienti e capacity planning, supporto e affiancamento).

La gara prevede, per ciascun lotto, l’aggiudicazione di un Accordo quadro della durata di 24 mesi con un solo fornitore con il quale ciascuna amministrazione potrà stipulare contratti esecutivi fino a 24 mesi.

Il termine per la presentazione delle offerte è previsto entro le ore 15 del 5 settembre 2023

Governo e integrazione del flusso dei dati di telemonitoraggio nell’ecosistema digitale della Telemedicina

L’incontro è promosso dall’AiSDeT, con il patrocinio dell’Università di Brescia, dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici e dell’Associazione Ingegneri Gestionali in Sanità.

Per partecipare è necessario inviare mail di richiesta a: segreteria@aisdet.it

Il DM del 21 settembre 2022 “Approvazione delle linee guida per i servizi di telemedicina – Requisiti funzionali e livelli di servizio” sui requisiti funzionali delle soluzioni di Telemedicina insiste sul monitoraggio da remoto nel contesto dell’ambiente digitale di assistenza in Telemedicina.

Come è noto, il Telemonitoraggio permette il monitoraggio a distanza di parametri, attraverso l’utilizzo di appositi dispositivi medici che, a seconda delle loro caratteristiche, sono in grado di rilevare informazioni particolari. Prevede una misurazione continua di parametri clinici rilevati in un arco temporale per determinare una minore necessità per il paziente di eseguire controlli ambulatoriali in presenza.
Il Telemonitoraggio dei pazienti rappresenta uno degli esempi più chiari di come l’unione di dispositivi IoT intelligenti e connessi e un altrettanto intelligente gestione dei dati possa aprire nuove prospettive nell’ambito dell’assistenza e della cura.

In ambito sanitario, la raccolta, l’analisi e l’utilizzo attento dei dati consente di consolidare le informazioni sui pazienti, analizzare i sintomi per una diagnostica più accurata, mettere in evidenza aspetti demografici e di contesto, che potrebbero influire sulla diffusione di una patologia, aiutando a definire gli scenari e a pianificare le risorse necessarie.

L’incontro rappresenta il secondo appuntamento, il primo a Napoli lo scorso novembre sempre sull’integrazione e l’interoperabilità degli ecosistemi digitali in Sanità.

Consulta il programma completo sul sito dell’AiSDeT

Per approfondire

Cultura e Salute. Dal Nord Ovest all’Europa

Prosegue con questo approfondimento la collaborazione con il Cultural Welfare Center (CCW) sulla base di un progetto comune di diffusione della conoscenza sul valore delle arti e della cultura per il benessere e la salute

Nel panorama nazionale, il Nord Ovest si è guadagnato il riconoscimento di laboratorio per quanto riguarda la nuova sensibilità che si è andata sviluppando sui temi che riguardano il rapporto fra cultura e salute. All’argomento è stata dedicata la giornata Cultura e Salute. Dal cantiere Well Impact uno sguardo al futuro. Dal Nord Ovest all’Europa, con ospiti nazionali e internazionali, organizzata dalla Fondazione Compagnia di San Paolo. La Fondazione stessa, negli ultimi anni, ha svolto un importante ruolo di leadership di innovazione sostenendo progetti di welfare culturale, che sono stati in quest’occasione illustrati con i loro risultati.

Well Impact: verso un nuovo welfare culturale

Il tema della salute è inserito nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite ed è rappresentato dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 3: “Assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età”. Tutti e tre gli Obiettivi della Fondazione CSP – Cultura, Persone e Pianeta – si sono impegnate per raggiungere l’SDGs 3, con diversi approcci e strumenti. Nell’ambito dell’Obiettivo Cultura, Missione Favorire Partecipazione Attiva, è iniziato nel 2020 il percorso Well Impact volto a individuare progetti, luoghi, linguaggi e relazioni culturali come percorso di prevenzione e cura.

“Con l’Obiettivo Cultura, la Compagnia di San Paolo intende promuovere la creatività, il patrimonio e la partecipazione attiva dei cittadini per lo sviluppo del benessere sociale, civico ed economico del territorio. Per questo motivo la Cultura, come protagonista in modo trasversale, deve contribuire al raggiungimento di diversi target di sviluppo sostenibile”, spiega Alberto Anfossi, Segretario Generale Fondazione Compagnia di San Paolo.

L’OMS ha indicato la Cultura come uno strumento in grado di amplificare e promuovere la prevenzione e la cura della salute

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato la Cultura come uno strumento in grado di amplificare e promuovere la prevenzione e la cura della salute. Per perseguire questi obiettivi, la Fondazione Compagnia di San Paolo ha favorito nel 2020 la creazione di un laboratorio triennale interno di sperimentazione, ricerca e formazione: il Cultural Wellbeing Lab – CWLAB. Presieduto da un comitato scientifico di professionisti della Cultura e del mondo della sanità con la guida del Prof. Pierluigi Sacco, ha promosso e gestito quattro progetti-pilota con valutazione d’impatto.

La Fondazione ha quindi lanciato un laboratorio di progettazione che per prima cosa ha collaborato per costruire una squadra ricca di competenze dal mondo della cultura e della sanità quali il neuroscienziato Vittorio Gallese, l’economista della cultura Annalisa Cicerchia, il medico ricercatore Enzo Grossi, la biologa Donatella Tramontano e il giornalista Luca de Biase.

Il lavoro del comitato scientifico ha individuato quattro filoni di azioni: la cultura come strumento di prevenzione, la cultura per migliorare le relazioni di medical humaties, la cultura come strumento di umanizzazione dei luoghi di cura e il tema del benessere nelle istituzioni culturali. A questi quattro indirizzi si sono ispirati quattro progetti sperimentali e quattro laboratori territoriali tra Torino, Vercelli, Alessandria, Cuneo e Genova: Danzarte, Cultura di Base, Dedalo Vola e Verba Curant.

I quattro progetti sperimentali e i loro risultati

Dopo due anni dal lancio di Well Impact, mercoledì 21 giugno sono stati presentati gli esiti e le valutazioni dei quattro progetti sperimentali, per procedere poi a fare il punto della situazione sul tema in una cornice internazionale che sta facendo dei passi in avanti in termini di policy, pratiche e competenze. Nel dettaglio:

Dedalo Vola è un’iniziativa di promozione della salute che propone la partecipazione culturale negli stili vita salutari e per la prevenzione primaria. Gli esiti hanno riguardato soprattutto un aumento del benessere generale.

Verba Curant applica scrittura e tecniche della narrazione al servizio del mondo della salute per aiutare medici e infermieri a incentivare un rapporto empatico con i pazienti grazie alla forza dei grandi racconti. Risultati: aumento del benessere e dell’empatia.

DanzArte è un progetto che si propone di vedere un’opera d’arte attraverso il corpo: un processo di ricerca avanzata dedicato alle persone potenzialmente a rischio fragilità. La valutazione ha dimostrato un aumento del grado di resilienza dei residenti in RSA e un aumento del benessere tra i residenti a domicilio.

Cultura di Base è un esperimento che si propone di spostare i luoghi di cura all’interno dei luoghi della cultura e i medici di Medicina Generale all’interno dei musei e dei nuovi centri culturali. Gli esiti, hanno illustrato gli esperti, hanno riguardato la riduzione della sensazione del tempo di attesa e un aumento del benessere dei pazienti.

Ognuno di questi progetti ha avuto partner autorevoli del mondo sia della sanità che della Cultura: dalla Fondazione per l’Architettura alle ASL, dalla Scuola Holden all’Università del Piemonte Orientale, al Cultural Welfare Center (CCW). Dall’inizio del percorso a oggi hanno preso parte oltre 2800 operatori e operatrici del mondo culturale, sanitario, educativo, sociale, ricercatori e ricercatrici, funzionari e funzionarie della Pubblica Amministrazione.

Testimonianze e visioni dall’Europa

La sessione pomeridiana dell’evento, moderata da Annalisa Cicerchia, membro del Comitato Scientifico Well Impact, ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Niels Fietje, funzionario tecnico, Unità di analisi comportamentali e culturali, Ufficio regionale OMS per l’Europa, di Lars Ebert, Segretario Generale di Culture Action Europe, e di Dorota Weziak-Bialowolska, Faculty Affiliate all’Università di Harvard e Professoressa di Sociologia all’Università Jagellonica.

Niels Fietje, funzionario tecnico, Unità di analisi comportamentali e culturali, Ufficio regionale OMS per l’Europa, durante il suo intervento

L’intervento di Fietje ha preso le mosse dalla definizione di salute data dall’OMS nel 1948 come “uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente “assenza di malattie o infermità”. Da qui un breve excursus sugli studi sul rapporto fra cultura e salute: “Approcci come l’arteterapia hanno cominciato a svilupparsi come aree di studio negli anni ’30 del secolo scorso, mentre, più in generale, l’idea dell’arte per favorire la salute negli anni ’60 e ’70; ancora, l’arte per la salute pubblica e come si mobilita l’attività culturale per migliorare la salute pubblica si può far risalire alla fine degli anni ’90, ma in realtà c’è ancora poco a livello documentale, questo ambito di studio è tuttora in fase di costruzione giorno dopo giorno”.

L’arte ci permette di creare significati

Tuttavia, ha sottolineato Fietje, “al di là delle evidenze, esiste una sorta di comprensione immediata e istintiva di questo legame, perché tutti sperimentiamo la sensazione fisica del senso di benessere che deriva dall’esperienza culturale: il collegamento fra arte ed emozioni è tangibile e questo uno dei motivi per cui l’arte serve a dare significato, ad articolare cose che sono vaghe o difficili da capire. L’arte ci permette di creare significati”. Un concetto che l’esperto ha voluto sintetizzare con una citazione del pittore Georges Braque: “L’arte è una ferita trasformata in luce”.

Fietje è quindi passato a fornire i riferimenti essenziali per comprendere lo stato dell’arte sull’argomento e le evoluzioni più recenti: dalla scoping review del 2019 sulle evidenze sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere, tradotta in italiano proprio dal CCW – Cultural Welfare Center, punto di partenza fondamentale per l’affermazione del fatto che l’arte e la salute siano sempre più legate. Tra i progetti più recenti, l’esperto ha citato il rapporto Arts and health: supporting the mental well-being of forcibly displaced people, che evidenzia il ruolo importante che l’arte può svolgere non solo per gli sfollati, ma anche per le comunità ospitanti. Vi è poi il report Intersectoral action: the arts, health and well-being, che mette in luce la necessità di un approccio intersettoriale, per favorire la consapevolezza nei policy maker della possibilità di creare spazi in cui arte e salute coesistono.

Ancora più recente, il progetto Music and motherhood: madri con sintomi anche seri di depressione importante abbiano dimostrato una risposta significativa all’intervento rispetto alle terapie tradizionali e alternative. Non solo: nata nel Regno Unito, l’iniziativa è stata replicata con successo in altri Paesi con contesti culturali diversi, dalla Romania alla Danimarca all’Italia (proprio a Torino).

Impossibile non citare le esperienze di prescrizione sociale, sempre più numerose in molti Paesi tra cui l’Italia.

Da sinistra: Dorota Weziak-Bialowolska, Lars Ebert e Niels Fietje

Culture Action Europe (CAE), ha spiegato Ebert nella sua relazione, è il principale network europeo di reti culturali, organizzazioni, artisti, attivisti, accademici e policy maker. È il primo punto di riferimento per confronti e dibattiti sulle arti e la politica culturale nell’UE. In quanto unica rete intersettoriale, riunisce tutte le pratiche della cultura, dalle arti dello spettacolo alla letteratura, dalle arti visive al design e alle iniziative trasversali, ai centri comunitari e ai gruppi di attivisti. “Il nostro obiettivo è difendere le arti e la cultura come elemento fondamentale del futuro comune dell’Europa e anche oltre“, ha spiegato. “Facciamo uso di diversi approcci per raggiungere la nostra missione: advocacy, networking, creazione e distribuzione della conoscenza”.

Il focus strategico di CAE 2021-24, ha detto, è su queste priorità:

  1. Cultura, salute e benessere
  2. Cultura, ambiente e sviluppo sostenibile
  3. Condizioni di lavoro in ambito culturale

Questo nell’ambito delle attuali politiche europee. Tra esse, particolare interesse riveste Culture For Health, azione preparatoria co-finanziata dalla Commissione Europea per politiche culturali e sanitarie integrate in risposta alle nuove sfide di salute.

Ancora, sul tema degli impatti della cultura sulla salute e sul benessere è intervenuta Dorota Weziak-Bialowolska. Alla luce degli studi che sta conducendo ad Harvard, l’esperta ha lanciato tre spunti di domande per il futuro:

  1. intensità dell’esposizione a eventi e attività culturali (quanto spesso è ottimale? Sollevando il dubbio sull’uso eccessivo, oltre che sul sottouso)
  2. lunghezza dell’esposizione (occasionale oppure costante e per quanto tempo)
  3. ritardo (lag): quando ci si può attendere un risultato?

Il campo di indagine è relativamente nuovo e gli studi proseguono. Ma non ci sono dubbi: La cultura fa bene alla salute.

Noi Italia: 187 anziani per 100 giovani. I dati Istat

Dal 2008, con cadenza annuale, l’Istat diffonde la pubblicazione web Noi Italia che offre una selezione di oltre 100 indicatori statistici sulla realtà del nostro Paese, fornendo un quadro d’insieme dei diversi aspetti ambientali, demografici, economici e sociali dell’Italia, delle differenze regionali che la caratterizzano e della sua collocazione nel contesto europeo. Si tratta di un prodotto articolato in 6 aree tematiche e 19 settori corredati da grafici, glossario, riferimenti a pubblicazioni e link utili, con possibilità di esportare l’intera base di dati. Per ogni settore e contesto territoriale (Italia, Regioni, Europa), è possibile consultare la dashboard interattiva che consente la visualizzazione, la condivisione, il download di dati e grafici, nonché la personalizzazione delle tavole di dati e il relativo trasferimento sul proprio computer o dispositivo mobile in formato csv.

Di seguito i dati principali in tema di sanità e sociale

Popolazione

Al 1° gennaio 2022, con il 13% dei 447 milioni di abitanti dell’Unione europea (Ue), l’Italia si conferma tra i primi Paesi per importanza demografica, dopo Germania (83 milioni) e Francia (68 milioni).

Nel 2021, in Italia, alle conseguenze dirette e indirette della pandemia da COVID-19 sulla dinamica demografica osservate nel 2020, si aggiungono gli effetti recessivi dovuti al calo delle nascite. Il decremento della popolazione residente (-0,3% rispetto all’anno precedente) è dovuto in larga misura alla dinamica naturale. Oltre un terzo dei residenti è concentrato in sole tre Regioni: Lombardia, Lazio e Campania. Il Mezzogiorno si conferma l’area più popolata del Paese. Il decremento di popolazione interessa soprattutto il Centro Italia (-0,5%) e l’Italia settentrionale (-0,4% sia per il Nord-Ovest, sia per il Nord-Est).

Non si ferma la crescita degli indici di vecchiaia e di dipendenza che, al 1° gennaio 2022, raggiungono, rispettivamente, quota 187,9 (anziani ogni cento giovani) e 57,5 (persone in età non lavorativa, ogni cento in età lavorativa). Tra le Regioni, è sempre la Liguria a detenere il valore più elevato dell’indice di vecchiaia (267,2), mentre la Campania (143,6) presenta il valore più basso. In ambito Ue, l’Italia è il Paese con il più alto indice di vecchiaia e fa parte del gruppo dei Paesi con indice di dipendenza più elevato della media europea (56,0).

Nel 2022, la speranza di vita alla nascita della popolazione residente italiana è di 80,5 anni per i maschi e di 84,8 per le femmine. Si vive mediamente più a lungo al Centro-Nord, soprattutto nella Provincia Autonoma di Trento, dove la speranza di vita è di 81,9 anni, per i maschi e 86,3, per le femmine. Il valore minimo della speranza di vita si ha in Campania, sia per i maschi (78,8 anni), sia per le femmine (83,1 anni). L’Italia è tra i Paesi europei con la speranza di vita alla nascita più elevata.

Nel 2021, il numero medio di figli per donna è pari a 1,25, valore di gran lunga inferiore alla soglia minima a garantire il ricambio generazionale (circa 2,1 figli). L’età media della madre al parto è di 32,4 anni e l’Italia è fra i Paesi europei con il calendario riproduttivo più posticipato. A livello regionale, i livelli più alti di fecondità sono nelle Province autonome di Bolzano/Bozen (1,72) e Trento (1,42), mentre la Sardegna presenta il valore più basso (0,99). Nella graduatoria europea, l’Italia è tra i Paesi a più bassa fecondità.

Sanità e salute

In Italia, nel 2020, la spesa sanitaria pubblica è di gran lunga inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei. A parità di potere di acquisto, a fronte di 3.747,2 dollari per abitante spesi in Italia nel 2020, Olanda, Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Lussemburgo e Svezia superano i 5 mila dollari, mentre la Germania, con i suoi 6.939 dollari per abitante, si conferma al primo posto per spesa pro capite.

Il confronto europeo evidenzia che, in Italia, nel 2021, la quota di spesa sanitaria privata sulla spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata) è uguale al 24,4%, vicina alla quota osservata per l’Austria (23,6%). Il Paese in cui i contributi della spesa privata sono maggiori è il Portogallo (36,0%); tutti gli altri Paesi dell’Ue presentano quote inferiori al 30% e i contributi minori si registrano per la Germania (14,0%).

L’offerta ospedaliera continua a ridursi nel tempo, con un conseguente risparmio di risorse economiche. La tendenza verso un modello di rete ospedaliera sempre più integrato con l’assistenza territoriale ha determinato una diminuzione del numero di ospedali (da 1.378, nel 2002, a 1.048, nel 2020) e della dotazione di posti letto che, negli stessi anni, è passata da 4,4 ogni mille abitanti a 3,1. I posti letto ospedalieri diminuiscono in tutte le Regioni italiane: Lazio, Toscana, Molise, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Bolzano/ Bozen, registrano la riduzione maggiore. Nel 2020, si osserva un ampio divario tra le aree geografiche del Paese: il Mezzogiorno presenta valori al di sotto della media nazionale (2,8 per mille abitanti). In particolare, il valore più basso si registra in Campania e Calabria (2,6 posti letto per mille abitanti), mentre il valore più alto si osserva in Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (3,9). L’Italia è tra i Paesi dell’Ue con i livelli più bassi di posti letto per mille abitanti.

Nel 2021, viene recuperato, anche se parzialmente, il decremento dell’attività ospedaliera registrato nel 2020, in conseguenza della pandemia da COVID-19. Nel 2021, i ricoveri ospedalieri per 100 mila abitanti, in regime ordinario, per le malattie del sistema circolatorio, sono il 15,4% in meno rispetto al 2019 (da 1.810 nel 2019 a 1.530 nel 2021); quelli per tumori il 7,2% in meno (da 1.102 a 1.023). La riduzione dei ricoveri per malattie del sistema circolatorio è stata più consistente per i maschi (il tasso nel 2021 ha avuto una variazione negativa del 13,7% rispetto al 2019),), mentre per i tumori è stata più forte per le femmine (il tasso nel 2021 ha avuto una variazione negativa del 5,5% rispetto al 2019).

Nel 2021, con il recupero di parte dell’attività ospedaliera dopo lo shock pandemico, rispetto al 2020, anche l’emigrazione ospedaliera è in aumento in tutte le Regioni, eccetto Provincia Autonoma di Trento, Lazio e Abruzzo, dove rimane ai livelli del 2020. L’indice di attrazione continua ad essere superiore a 1 in molte Regioni del Centro-Nord (per effetto di una mobilità in entrata, maggiore di quella in uscita), ma in diminuzione in Lombardia.

In Italia, nel 2020, il tasso di mortalità per le malattie del sistema circolatorio, principali cause di decesso insieme ai tumori, ridottosi negli ultimi 10 anni, ha subito una battuta d’arresto, tornando ai valori del 2018 (28,1 decessi per 10 mila abitanti). Si evidenzia uno svantaggio delle Regioni del Mezzogiorno, dove il tasso è uguale a 31,8 decessi per 10 mila abitanti, mentre, nelle ripartizioni del Centro-Nord, questo valore è di 26,5.

Continuano a diminuire, in Italia, anche la mortalità per tumori (23,9 decessi per 10 mila abitanti) e le differenze di genere in quest’ambito. I tassi più elevati si registrano nel Nord-Ovest (24,3 decessi per 10 mila abitanti), ma nel confronto tra le Regioni, Sardegna e Campania hanno i tassi più elevati per la componente maschile della popolazione (rispettivamente, 34,0 e 32,9).

In Italia, i maschi presentano livelli di mortalità superiori a quelli delle femmine, sia per malattie del sistema circolatorio, sia per tumori, dove il divario di genere diminuisce nel tempo. A livello europeo, i tassi di mortalità per tumori e per malattie del sistema circolatorio registrati in Italia sono entrambi inferiori a quelli della maggior parte dei Paesi Ue (dati 2020).

In Italia, il tasso di mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere di un Paese, presenta, fin dal 2014, un valore inferiore a tre decessi per mille nati vivi. Nel 2020, il tasso è pari a 2,5 decessi per mille nati vivi, come nel 2019. Anche la mortalità infantile è più elevata nel Mezzogiorno (3,2 decessi per mille nati vivi), mentre nel Nord-Est mostra il valore più basso (1,9). La disuguaglianza territoriale tra Mezzogiorno e Nord d’Italia, ridottasi nel 2019, è tornata ad aumentare. L’Italia si conferma tra i Paesi con il più basso valore del tasso di mortalità infantile (2,6 per mille nati vivi, mentre la media Ue è di 3,3 per mille), valore simile a quello della Spagna.

Nel 2021, In Italia, si registra un incremento, rispetto all’anno precedente, delle percentuali di fumatori (19,0%), e delle persone obese (10,7%), mentre diminuisce la quota di consumatori di alcool a rischio (14,5%). In particolare, tra le ripartizioni, la quota di fumatori più alta si rileva nel Centro (21,5%), mentre nel Centro-Nord è più alta la quota di consumatori di alcool a rischio (16,3%); nel Mezzogiorno quella di persone obese (13,9%).

Vai alla pubblicazione Noi Italia – 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo

Danno d’organo: i reumatologi chiedono approccio multidisciplinare

“È il tempo di un reale cambio di prospettiva che punti alle aperture professionali ed alle collaborazioni multidisciplinari, pur nel rispetto ovvio delle competenze: solo così possiamo prendere in carico i nostri pazienti di fronte alla complessa incidenza delle loro patologie sulla salute e sulla vita quotidiana”: è un messaggio preciso quello che Daniela Marotto (presidente del Collegio Reumatologi Italiani) lancia al termine del 26° Congresso nazionale CReI, appena concluso a Roma. “Lo specialista di reumatologia”, prosegue la presidente, “si trova quotidianamente a registrare una molteplicità di danni d’organo come risultato della malattia reumatologica, e quindi noi sentiamo il bisogno di spingere verso la creazione di una collaborazione continua e virtuosa con i colleghi di altre specialità con i quali – in strettissima alleanza continua – possiamo assicurare ai nostri pazienti le diagnosi più tempestive, le terapie più appropriate e i follow up più consapevoli, attenti e competenti”.

Proprio ai danni d’organo era dedicato il Congresso CReI , evento scientifico che ha richiamato a Roma oltre 600 tra specialisti, relatori, partecipanti alle sessioni formative multiprofessionali (dedicate a infermieri, fisioterapisti, podologi, terapisti occupazionali, psicologi, psicoterapeuti, ecografisti), pazienti con le loro associazioni e rappresentanti istituzionali. Il giorno che ha preceduto l’inaugurazione del Congresso ha poi registrato la nascita del Gruppo di Oncoreumatologia, un inedito team multidisciplinare che ha l’obiettivo di condividere tra specialisti conoscenze comuni ed approcci diagnostico terapeutici. Si tratta di un progetto assolutamente inedito, su cui si è concentrato anche il messaggio del Ministro della Salute Orazio Schillaci che ha sottolineato proprio che “il management delle patologie reumatologiche spesso richiede una visione ampia e inclusiva e il coinvolgimento di molteplici specialità e professionalità sotto il controllo del reumatologo. La creazione del gruppo di studio di Oncoreumatologia, primo e unico nel suo genere in Italia e anche a livello internazionale, è chiara espressione della volontà di una forte collaborazione tra i diversi professionisti. Tutti insieme dobbiamo lavorare in questa direzione per garantire la tutela della salute”.

Tre giorni di lavori in cui – con il contributo del Direttivo CReI e dell’attivissimo gruppo Giovani del Collegio – sono stati affrontati con approccio sempre multidisciplinare i temi del dolore e della neuroinfiammazione, della fibromialgia e della sindrome di Sjogren, delle malattie lisosomiali e delle artropatie, delle insufficienze renali e delle cardiopatie, della fibrosi polmonare e delle malattie gastrointestinali. Il tutto mettendo sempre in fortissima correlazione le problematiche registrate dal reumatologo, con quelle vissute dagli altri specialisti. E non a caso CReI ha anche avviato il Gruppo multidisciplinare Medicina di genere coordinato da Daniela Marotto e Patrizia Amato (coordinatrice del Consiglio direttivo del Collegio), che seguirà tre macro-filoni di studio (rischio cardiovascolare, infertilità maschile e artrosi), con la partecipazione di cardiologi, ginecologi, reumatologi, biologi e diabetologi.

“Il messaggio chiave del Congresso 2023 è stato chiaro”, puntualizza la presidente CReI, “l’obiettivo che abbiamo è arrivare tempestivamente ad individuare il danno d’organo e trattarlo. Oggi abbiamo importanti armi terapeutiche disponibili, anche nei confronti di patologie difficili da trattare, per prevenire il caso infausto del danno d’organo da malattia reumatologica che mette in discussione la corretta funzionalità di cuore, polmone, rene, intestino, occhi ed apparato muscoloscheletrico. Ma per trattare correttamente e tempestivamente occorre quel cambio di passo rappresentato dalla visione multidisciplinare che coinvolge attorno ad un unico progetto di presa in carico personalizzata non solo i reumatologi, ma anche nefrologi, cardiologi, pneumologi, oculisti, dermatologi, fisiatri, fisioterapisti, psicologi ed oncologi”.

“Con questi ultimi poi – conclude Daniela Marotto – come sottolineato dal Ministro Schillaci, il percorso è già definito e avviato: il gruppo di lavoro avviato a Roma con Antonio Giordano (direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research, Temple University, Philadelphia) è unico al mondo e da subito cercheremo di dare luce alla tante ombre esistenti su questa relazione, perché è ormai dimostrato che le malattie reumatologiche sono correlate ad un maggior rischio di sviluppo di neoplasie”.

Uso di Real World Evidence nel processo decisionale normativo: l’EMA pubblica revisione dei suoi studi

La Real World Evidence (RWE) proveniente da studi condotti dalle autorità di regolamentazione può integrare le prove provenienti da altre fonti, inclusi gli studi clinici. La RWE può supportare le valutazioni pre-autorizzazione e post-approvazione dei comitati scientifici, dei gruppi di lavoro e delle autorità nazionali competenti dell’EMA. Tuttavia, è necessario uno sforzo maggiore per anticipare la necessità di tali studi e per accelerarne l’avvio per garantire che le autorità di regolamentazione abbiano accesso alla RWE in modo tempestivo.

Questi sono alcuni dei risultati di un rapporto sull’esperienza che l’EMA ha acquisito nella conduzione di studi con dati del mondo reale (Real World Data, RWD) nell’ultimo anno e mezzo. Il rapporto fa parte degli sforzi compiuti dell’Agenzia, insieme alla rete europea di regolamentazione dei medicinali (EMRN), per consentire l’uso della RWD nel processo decisionale normativo.

Nella farmacovigilanza, è diventato fondamentale utilizzare i dati raccolti di routine sullo stato di salute di un paziente o sulla fornitura di assistenza sanitaria da una varietà di fonti diverse dalle sperimentazioni cliniche tradizionali per supportare il processo decisionale. Tuttavia, l’uso di RWE è meno consolidato nelle prime fasi dello sviluppo dei farmaci.

Sotto la supervisione dell’EMA -HMA Big Data Steering Group, EMA ed EMRN stanno lavorando per creare un quadro sostenibile che consenta l’uso e stabilisca il valore di RWE nel processo decisionale durante l’intero ciclo di vita del prodotto.

Dal completamento di un precedente progetto pilota con il comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (PRAC) nel 2021, l’EMA si è impegnata in vari progetti pilota con i suoi altri comitati scientifici e gruppi di lavoro. I progetti pilota mirano a esplorare la necessità e l’utilità di dati di RWE generati dall’EMA per supportare le decisioni normative. Mentre i progetti pilota continuano, il rapporto fa il punto sull’esperienza acquisita finora con gli studi RWD guidati dalle autorità di regolamentazione. Si concentra su studi condotti in aggiunta a quelli eseguiti in risposta all’emergenza sanitaria pubblica COVID-19 e alla strategia di impatto della Farmacovigilanza.

Il rapporto copre il periodo da settembre 2021 fino al primo anniversario della rete di analisi dei dati e interrogatori nel mondo reale DARWIN EU® il 7 febbraio 2023. Durante questo periodo, sono state identificate 61 opportunità di ricerca RWD, 30 studi avviati e 27 completati.

La revisione prende in considerazione gli studi condotti tramite i tre percorsi dell’EMA per la generazione di RWE:

  • 25 studi sono stati avviati dall’EMA attraverso un team di farmacoepidemiologi e data scientist utilizzando sei database contenenti principalmente cartelle cliniche di assistenza primaria provenienti da paesi europei;
  • Quattro studi sono stati avviati tramite DARWIN EU ®;
  • Uno studio è stato commissionato a una delle otto organizzazioni e consorzi di ricerca con cui l’EMA ha stipulato contratti quadro per commissionare la ricerca.

Sebbene la maggior parte degli argomenti di ricerca fosse correlata alle valutazioni scientifiche del PRAC, sono state identificate opportunità di ricerca in tutto lo spettro dei responsabili decisionali dell’UE, incluso uno studio pilota in preparazione tramite DARWIN EU® per supportare gli organismi di valutazione delle tecnologie sanitarie e le organizzazioni dei pagatori.

Gli studi eseguiti includevano studi sulla sicurezza, sull’utilizzo dei farmaci e sull’epidemiologia delle malattie, nonché studi per informare la progettazione e la fattibilità delle sperimentazioni cliniche e della gestione clinica. La maggior parte degli studi condotti si è concentrata sulle condizioni diagnosticate o sui farmaci utilizzati nell’ambito delle cure primarie. Per circa un terzo dei temi di ricerca, uno studio non è stato considerato fattibile, ad esempio perché i farmaci o gli esiti di interesse non erano adeguatamente acquisiti nelle banche dati disponibili, o per vincoli di tempo procedurale.

Il rapporto fornisce una serie di raccomandazioni per affrontare le opportunità e le sfide identificate. Tra questi figurano la necessità di un accesso più ampio a fonti di dati aggiuntive e complementari, strategie per accelerare ulteriormente la generazione di RWE nonché un’identificazione precoce delle esigenze di ricerca, strumenti per sviluppare ulteriormente capacità e capacità per la generazione di RWE e una stretta collaborazione con i responsabili delle decisioni e altre parti interessate.

È necessario ulteriore lavoro per realizzare la visione dell’Unione europea di consentire l’uso di RWE e stabilirne il valore in tutti i casi d’uso normativo entro il 2025. Gli insegnamenti e le raccomandazioni derivanti dalla revisione confluiranno nel lavoro del gruppo direttivo sui Big Data e informeranno ulteriormente il costituzione di DARWIN EU®.

De Iure (Assoram): “Un tavolo di confronto per risposte chiare e condivise”

Il punto su una logistica 4.0 pronta ad affrontare le sfide della digitalizzazione e dell’Intelligenza Artificiale, ma non solo: Assoram coglie la disponibilità del MIND a ospitare un tavolo di confronto che coinvolga la filiera per individuare risposte chiare e condivise alle domande del futuro. Abbiamo intervistato Mila De Iure, direttore generale di Assoram, l’associazione nazionale operatori commerciali e logistici dell’healthcare, a margine della 58^ Assemblea dell’associazione.

Giugno mese dell’Alzheimer, il punto della SIN sulla ricerca

In occasione di Giugno Mese dell’Alzheimer, iniziativa promossa dall’Alzheimer’s Association USA e dalle Associazioni Pazienti, la Società Italiana di Neurologia mette a fuoco le ultime novità sulla Malattia di Alzheimer che solo in Italia colpisce circa 600mila persone.

Ciò che sta cambiando è il crescere delle evidenze scientifiche a favore della possibilità di individuare i soggetti a rischio tramite marcatori plasmatici più facilmente accessibili tramite semplici prelievi ematici.

Alcuni di questi, come le proteine fosfo-Tau, GFAP e neurogranina, possono indicare se l’accumulo di amiloide nel cervello rappresenta solo una soglia di rischio o se invece indica già la presenza di malattia.

La questione è di elevata importanza perché diversi studiosi concordano sul fatto che la prevenzione deve passare attraverso il controllo di tali parametri in associazione a quello dei noti fattori di rischio cardiovascolare e alle norme di vita con attività fisica costante, controllo del peso e un’alimentazione sana a base di legumi, frutta fresca e secca, pesce, limitando invece carni rosse e grassi animali.

“Nelle ultime settimane – commenta il Prof. Alessandro Padovani, Direttore Clinica Neurologica Università degli Studi di Brescia – ha suscitato interesse l’osservazione riportata su Nature Medicine da un gruppo di ricercatori internazionali secondo cui un’alterazione genetica casuale verificatasi a carico della proteina cerebrale reelina, che normalmente regola le funzioni neuronali, ha determinato una cosiddetta gain-of-function, cioè un guadagno di funzione. La variazione genetica, a cui è stata data la sigla RELN-COLBOS, ha portato infatti i due soggetti, un uomo e una donna, che l’hanno avuta a una trasformazione della loro reelina in un baluardo allo sviluppo della malattia di Alzheimer”.

I due soggetti infatti nonostante presentassero tutti i marker plasmatici e di imaging di malattia non si sono ammalati resistendo a lungo al suo sviluppo. Questa scoperta apre scenari interessanti per eventuali terapie geniche che permettano di stimolare la produzione di reelina protettiva nei pazienti a rischio.

Per quanto riguarda le terapie farmacologiche, la Food & Drug Administration americana ha approvato l’impiego di un nuovo farmaco monoclonale: il Lecanemab.

Siamo in attesa di capire come si esprimerà l’Agenzia Europea per il Farmaco (EMA) nei prossimi mesi.

“I risultati degli studi condotti con farmaci anti-amiloide – afferma il Prof. Alfredo Berardelli, Presidente della Società Italiana di Neurologia – indicano di fatto che è possibile modificare il decorso della malattia, anche se non in modo eguale in tutti i malati. Diversi pazienti sembrano rispondere in modo assai favorevole, altri, invece, in modo poco favorevole, mentre altri ancora riportano eventi avversi, talora anche gravi. A tal riguardo, sono in corso anche nel nostro Paese indagini per comprendere chi sia a rischio di effetti collaterali e come prevedere in anticipo chi è a rischio di esserne colpito nel corso del trattamento”.

Dopo i tanti studi concentratisi sulla proteina beta-amiloide uno studio ha recentemente dimostrato che è possibile ridurre la neurodegenerazione nei pazienti con malattia di Alzheimer agendo con farmaci che bloccano l’espressione della proteina Tau. Le indagini necessitano di conferma ma supportano precedenti studi a favore del ruolo fondamentale che la proteina Tau svolge al fianco della beta amiloide nello sviluppo della malattia.

Infine, sono sempre più numerosi gli studi sui trattamenti non farmacologici mediante l’utilizzo di correnti elettriche transcraniche o stimolazioni magnetiche transcraniche. I dati sembrano indicare non solo un effetto positivo sui sintomi cognitivi, ma anche effetti biologici protettivi che riducono l’azione tossica dell’amiloide.

L’esordio classico della Malattia di Alzheimer è rappresentato dalla comparsa insidiosa e progressiva di deficit della capacità di formare nuovi ricordi (memoria di fissazione o anterograda), a fronte di una relativamente conservata capacità di rievocare memorie più o meno remote. Successivamente, nel giro di qualche anno, tendono a comparire difficoltà di orientamento temporale (es. nel riferire la data e l’ora del giorno) e spaziale, di comprensione e recupero vocaboli comuni, di riconoscimento di persone note e di utilizzo degli oggetti, mentre il deficit mnesico diviene progressivamente sempre più severo.

Nelle fasi avanzate il paziente può non riuscire a distinguere il giorno dalla notte, a riconoscere il proprio domicilio, i familiari o addirittura sè stesso allo specchio, ad esprimersi verbalmente in maniera corretta e a svolgere movimenti più o meno complessi.

Tutto ciò impatta naturalmente sulla sua capacità di occuparsi della casa, vestirsi e curare l’igiene personale, cucinare, utilizzare il denaro, uscire di casa e spostarsi da solo, assumere correttamente i farmaci, comunicare con gli altri, e così via.

Inoltre, anche il movimento e la deambulazione divengono sempre più difficoltosi e incerti.

L’aspettativa di vita dalla diagnosi di demenza di Alzheimer è in media di 10 anni circa.

Dall’OMS 40 priorità di ricerca sulla resistenza antimicrobica

L’OMS ha pubblicato il suo primo programma di ricerca globale per gli scienziati del mondo per affrontare le priorità più urgenti per la salute umana per combattere la resistenza antimicrobica (AMR). Delinea 40 argomenti di ricerca su batteri resistenti ai farmaci, funghi e Mycobacterium tuberculosis a cui è necessario rispondere entro il 2030, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’Agenda di ricerca globale dell’OMS per la resistenza antimicrobica nella salute umana catalizzerà l’innovazione e la ricerca sull’implementazione, coprendo l’epidemiologia, l’onere e i driver della resistenza antimicrobica, strategie specifiche per il contesto e convenienti per prevenire le infezioni e l’emergere di resistenza.

Comporterà anche la scoperta di nuovi test diagnostici e migliori regimi terapeutici, l’identificazione di metodi convenienti per raccogliere dati e tradurli in politiche, nonché come implementare gli interventi attuali in modo più efficiente in contesti con risorse limitate. In definitiva, le prove generate informeranno le politiche e gli interventi per rafforzare la risposta alla resistenza antimicrobica, in particolare nei paesi a basso e medio reddito.

“La resistenza antimicrobica è una sfida urgente per la salute pubblica e l’economia e una ricerca di buona qualità è una parte vitale della risposta. Per aiutare a preservare gli antimicrobici e salvare vite umane e mezzi di sussistenza, questo programma di ricerca è uno strumento cruciale per ricercatori e finanziatori per dare la priorità alle domande di ricerca e generare in modo rapido ed efficiente prove che informino la politica “, ha affermato il dott. Hanan Balkhy, vicedirettore generale dell’OMS per la resistenza antimicrobica . “Questo primo programma di ricerca dell’OMS fornirà ai ricercatori e ai finanziatori della resistenza antimicrobica di tutto il mondo gli argomenti più importanti su cui concentrarsi e offrirà al mondo la migliore possibilità di combattere la resistenza antimicrobica”, ha aggiunto la dott. Silvia Bertagnolio, capo unità della divisione AMR dell’OMS.

Il programma di ricerca è stato sviluppato sulla base di un esame di oltre 3mila documenti pertinenti pubblicati nell’ultimo decennio. La revisione ha individuato 2mila domande senza risposta o lacune nelle conoscenze, che sono state ulteriormente consolidate e assegnate priorità da un ampio gruppo di esperti di resistenza antimicrobica per concludere con i 40 argomenti di ricerca più importanti. Un rapporto di sintesi contenente le priorità della ricerca è disponibile qui.

La resistenza antimicrobica si verifica quando batteri, virus, funghi e parassiti cambiano nel tempo e non rispondono più ai farmaci antimicrobici, rendendo le infezioni più difficili da trattare e aumentando il rischio di diffusione della malattia, malattie gravi e morte.

Di conseguenza, i farmaci antimicrobici diventano inefficaci e le infezioni persistono nel corpo, aumentando il rischio di trasmissione ad altri. La resistenza antimicrobica rimane una delle principali minacce globali alla salute pubblica per l’umanità ed è stata associata alla morte di quasi 5 milioni di persone in tutto il mondo nel 2019. È importante sottolineare che è anche una minaccia per l’economia globale, con un impatto sul commercio internazionale, l’assistenza sanitaria e la produttività. Se non viene intrapresa alcuna azione, l’AMR potrebbe costare all’economia mondiale 100 trilioni di dollari entro il 2050.

49 milioni di euro per “programmi pilota per la definizione di modelli di intervento integrato salute-ambiente e clima”

Il Ministero della Salute, Direzione generale della Prevenzione sanitaria titolare dell’investimento, nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti complementari (Decreto-legge 6 maggio 2021, n. 59 recante “Misure urgenti relative al Fondo complementare al Piano nazionale di ripresa e resilienza e altre misure urgenti per gli investimenti”, convertito, con modificazioni, dall’ art. 1, comma 1, della Legge 1° luglio 2021, n. 101) del progetto “Salute, ambiente, biodiversità e clima”  ha pubblicato l’avviso rivolto alle Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano a manifestare l’interesse per l’attuazione del progetto: 1.2 “sviluppo e implementazione di due specifici programmi operativi pilota per la definizione di modelli di intervento integrato salute-ambiente e clima in siti contaminati selezionati di interesse nazionale” (Siti di interesse nazionale – SIN di cui all’art. 252 del D. Lgs. 152 del 2006 e successive modificazioni).

Destinatari dell’avvisoRegioni e province autonome sotto forma di due aggregazioni.

Risorse complessive suddivise equamente tra i due modelli di intervento: euro 49.511.000

Modelli di intervento

  1. Messa a punto e valutazione di efficacia di interventi di prevenzione primaria e secondaria per ridurre l’impatto sanitario delle patologie attribuibili all’ambiente e le diseguaglianze sociali, si applica in aree o per contaminazioni in cui è maggiormente documentata la relazione tra esposizione ed effetti sanitari.
  2. Valutazione dell’esposizione di popolazione agli inquinanti organici persistenti, metalli e PFAS ed effetti sanitari, con particolare riferimento alle popolazioni più suscettibili, riguarda ambiti in cui prevale l’esigenza di sviluppare conoscenze sui livelli di esposizione della popolazione a contaminanti ambientali e sulla relazione concentrazione-risposta.

Le candidature devono essere trasmesse, sottoscritte digitalmente, tramite PEC all’indirizzo dgprev@postacert.sanita.it

Termine per la presentazione delle candidature: 7 luglio 2023 ore 12.00.

A seguito dell’individuazione delle due aggregazioni, le due iniziative saranno sviluppate attraverso una progettazione partecipata dei due modelli di intervento integrati in salute-ambiente-clima per lo svolgimento di attività di studio, prevenzione e risposta, condotte a livello pluriregionale/nazionale volte a definire soluzioni operative standardizzabili e trasferibili.

Consulta l’Avviso