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Malattie accumulo lisosomiale, urge inserimento in screening neonatale

Lo screening neonatale esteso (Sne) può aiutare migliaia di bambini che ogni anno vanno incontro a disabilità gravissime o a morte prematura. La legge di bilancio 2019 (art.1 C. 544) stabilisce l’inserimento di 10 patologie metaboliche, tra cui le malattie da accumulo lisosomiale, nella lista nazionale dello screening neonatale, modificando di conseguenza la Legge 167/2016. Ma fino ad oggi questo obiettivo non ha ancora trovato compimento. Eppure, le condizioni ci sono tutte.

Nell’ambito di ‘Raro chi trova‘, l’iniziativa promossa da Takeda con il patrocinio di Sip – Società italiana di pediatria e di Aiaf – Associazione italiana Anderson-Fabry, Aig – Associazione italiana Gaucher, Aimps – Associazione italiana Mucopolisaccaridosi e Cometa Asmme – Associazione studio malattie metaboliche ereditarie, un Report condotto dall’Istituto AstraRicerche ha raccolto dati, esperienze e testimonianze di clinici, società scientifiche e associazioni dei pazienti sul valore e l’utilità dello screening neonatale esteso (Sne) per le malattie da accumulo lisosomiale, analizzando i risultati dei progetti pilota portati avanti dalle regioni Toscana e Veneto, che sono diventati paradigma di ‘best practice’ in questa area. Il Report è stato presentato questa mattina, a Roma, da Cosimo Finzi, direttore dell’Istituto AstraRicerche.

Le evidenze parlano chiaro sui motivi per cui è necessario includere nello Sne le malattie da accumulo lisosomiale: la frequenza di casi positivi riscontrata sugli oltre 400.000 test effettuati nei progetti pilota in queste regioni è un forte elemento razionale per la sua estensione; accanto all’elevata frequenza della sintomatologia non neonatale. Altro dato significativo: la sostenibilità economica.

Lo screening neonatale esteso ha un relativo basso costo, qualche decina di euro a neonato, l’inserimento delle patologie da accumulo lisosomiale non cambierebbe le cose. Emerge dal Report l’esigenza di rivedere il modello di screening, nonostante il sistema italiano sia un esempio virtuoso: pochi Centri ma molto selezionati, ad alta tecnologia e con personale super specializzato. Ma resta la necessità di inserire questo modello di best practice in un percorso che deve servire a migliorare la storia naturale della malattia, con una presa in carico della coppia a partire dalla gravidanza.

Il Report è stato portato all’attenzione delle istituzioni con l’obiettivo di sensibilizzarle ad accelerare l’estensione del panel dello screening neonatale esteso.

L’utilità dello screening neonatale esteso non è in discussione. Una diagnosi precoce può cambiare l’approccio terapeutico e la vita del paziente e questo è vero soprattutto per le malattie da accumulo lisosomiale, patologie croniche di origine genetica che si manifestano spesso nei primissimi anni di vita causate da un difetto o assenza di uno degli enzimi contenuti nei lisosomi.

‘Lo screening neonatale è effettuato solo per le malattie che rispondono a precise caratteristiche: disponibilità di un test per le medesime, applicabilità del test all’intera popolazione di neonati, e che si tratti di malattie trattabili- ha spiegato Giancarlo La Marca, direttore Laboratorio screening neonatale allargato, Azienda Ospedaliera Universitaria Meyer di Firenze– Il test va effettuato entro le 72 ore dalla nascita, l’infermiere raccoglie il tampone che consiste in una goccia di sangue, l’analisi viene fatta da personale tecnico con specifica preparazione e il risultato è disponibile dopo 48-72 ore. Sono possibili falsi positivi ma il second tier test, fatto dallo stesso spot di sangue originale, per cui non serve un secondo prelievo, aumenta molto la specificità diagnostica, riducendo i falsi positivi’.

‘Le malattie lisosomiali- continua La Marca- sono l’emblema dei punti interrogativi sullo screening neonatale: non c’è alcun dubbio che lo screening sia utile, anzi, necessario; ma alcune mutazioni hanno manifestazioni molto tardive, e l’interrogativo è se si debba comunicare ai genitori che il loro bambino avrà la manifestazione della malattia, che potrebbe presentarsi anche dopo 40 o 50 anni di vita. Diverso è il caso delle forme a esordio precoce, delle forme gravi fin dall’infanzia per le quali lo screening neonatale dà notevole vantaggio’.

Lo screening consiste in un test che analizza l’attività enzimatica specifica di ciascuna malattia seguito, nei casi positivi, da un secondo esame di conferma che ricerca I metaboliti caratteristici. I laboratori sono pronti: bisogna efficientare il sistema.

‘Nelle malattie da accumulo lisosomiale non parliamo più solo di screening ma di programma di screening, in quanto non si tratta di fare solo un’analisi ma anche prendere in carico il paziente per cambiare l’outcome della malattia in modo definitivo- spiega Alberto Burlina, direttore UOC di Malattie metaboliche ereditarie, Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova- Non c’è un motivo per non inserire le malattie lisosomiali nello screening neonatale esteso: la strumentazione e il personale sono gli stessi, anche se serve l’expertise specifico, nulla cambia per il paziente, nulla cambia per il Centro nascite né per il trasporto del materiale organico e per il laboratorio. Non sono certo poche malattie a cambiare i costi, visto che attualmente abbiamo uno screening per 50 malattie. Servono pochi Centri selezionati, che abbiano un bacino di nati di almeno 60.000 all’anno. Per le malattie genetiche la parola chiave non è semplicemente ‘diagnosi’ ma ‘prevenzione’: si può non bloccare ma far regredire quanto prima la malattia. E senza screening neonatale le storie delle famiglie raccontano peregrinaggi per il Paese, ricoveri senza diagnosi e sofferenza’. ‘In Veneto abbiamo sottoposto a screening più di 250.000 neonati, è la casistica più grande d’Europa- spiega ancora Burlina- e ci ha colpito la frequenza di queste patologie: 1 neonato affetto ogni 4.000 nati circa‘.

La diagnosi precoce è dunque un momento cruciale per la vita di una persona affetta da una malattia da accumulo lisosomiale e in tal senso il vero potenziale dello screening neonatale, esempio di sistema virtuoso in Italia, deve essere ancora pienamente realizzato. L’impegno delle istituzioni è fondamentale, così come è fondamentale il contributo dal punto di vista dell’informazione e della sensibilizzazione, grazie a iniziative come ‘Raro chi trova’.

‘Le malattie rare sono la priorità di Takeda- afferma Annarita Egidi, general manager Takeda Italia- per questo la nostra azienda promuove l’iniziativa di informazione e sensibilizzazione ‘Raro chi trova’, giunta alla sua seconda edizione. Siamo decisi a collaborare con le istituzioni per fare meglio conoscere questi temi e per promuovere nello specifico lo screening neonatale. I pazienti con malattie rare, come le malattie da accumulo lisosomiale, sono spesso soli e senza punti di riferimento. Una delle priorità in questa area è l’ampliamento della lista delle malattie incluse nello screening attuale, garantendone in tuttele Regioni un’applicazione omogenea e assicurando una effettiva presa in carico del paziente positivo. Per molte malattie rare la possibilità di iniziare tempestivamente una terapia, grazie alladiagnosi precoce, permette di ridurre molto e, in qualche caso, di azzerare gli effetti di queste patologie che determinano danni permanenti e irreversibili del sistema nervoso, disabilità intellettive, fisiche e di sviluppo, portando a una riduzione dell’aspettativa di vita o a morte’.

‘Takeda ha le malattie rare nella propria visione strategica e ha un budget di ricerca rivolto per il 50% a molecole di sviluppo proprio nell’ambito delle malattie rare’, aggiunge Andrea De Giorgi, Rare BU Head di Takeda Italia. Solo l’auspicato inserimento delle patologie ‘in attesa’ nel panel nazionale di screening potrà garantire a tutti i neonati gli stessi diritti, a prescindere dalla Regione di nascita. È quanto si augurano Società scientifiche e Associazioni dei pazienti.

Liste d’attesa, il Report 2022 dell’Osservatorio Hi – Healthcare

Hi – Healthcare Insights, l’“Osservatorio Indipendente sull’Accesso alle Cure” di Fondazione The Bridge, ha presentato i risultati della ricerca 2022 sulle liste d’attesa per l’erogazione delle prestazioni all’interno di strutture ospedaliere pubbliche e private convenzionate.

Il Report, illustrato presso l’Hotel Nazionale a Roma, ha confermato con riferimento al 2021 il quadro di assoluta disomogeneità dei dati forniti dalle singole Regioni, già registrato per le annualità 2019 e 2020 come conseguenza della libertà che la normativa nazionale, indicata nel Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA), lascia a ciascuna di esse nello stabilire le modalità attraverso cui i dati sono raccolti, utilizzati e resi accessibili ai cittadini. Ciò non consente un’analisi comparata tra le prestazioni dei diversi sistemi sanitari regionali e spesso nemmeno tra i dati della medesima Regione riguardanti anni diversi.

Dalla ricerca emerge, dunque, l’urgenza di un ripensamento delle modalità di raccolta dei dati per una corretta e completa analisi dei tempi di attesa.

Dati e Regioni

All’interno del PNGLA è previsto un elenco di 69 prestazioni ambulatoriali e 17 in regime di ricovero. Non tutte le Regioni, però, hanno rilevato lo stesso numero di prestazioni e le uniche a fornirle tutte sono state Abruzzo, Puglia e Marche.

Nel Report dell’Osservatorio Hi (www.hiosservatorio.it) è stato operato un confronto, rispetto a determinate prestazioni, tra i tempi medi di erogazione da parte delle Regioni (limitatamente alla media delle classi di priorità B e D, le uniche a essere presenti nei dati forniti da tutte le Regioni). Per esempio, su una prima visita ginecologica la Provincia Autonoma di Trento e l’Abruzzo presentano rispettivamente il minor numero di giorni medi di attesa e la più alta percentuale di prestazioni eseguite per tempo; il Molise e la Basilicata, invece, si distinguono in negativo, con rispettivamente il 58% di prestazioni eseguite per tempo e una media di 42 giorni di attesa (su un massimo di 10 giorni per la classe B e 30 giorni per la classe D). Per una visita oculistica, inoltre, diverse Regioni presentano un forte peggioramento rispetto al 2020: l’Umbria passa da 15 a 33 giorni medi di attesa, la Sardegna da 23 a 56 giorni. Per un elettrocardiogramma a migliorare è la Valle d’Aosta, con 31 giorni medi di attesa, erano 57 nel 2020, mentre peggiora nettamente la Sardegna, che passa da soli 15 giorni medi di attesa a 52 giorni. In materia di ricoveri, ad esempio per un intervento chirurgico per tumore alla mammella, il Report evidenzia come sia Lazio che Umbria abbiano subìto dei peggioramenti rispetto all’anno precedente: il Lazio è passato dal 53,25% al 35,36% di prestazioni eseguite per tempo e l’Umbria da 33 a 38 giorni medi di attesa (su 30 giorni di soglia, previsti dal PNGLA per la classe A).

Al via progetto The Bridge-Agenas

Per ipotizzare una nuova modalità di raccolta e analisi dei dati delle liste d’attesa effettivamente rispondenti alla realtà, Fondazione The Bridge e Agenas hanno creato un gruppo di lavoro per monitorare ex ante i tempi di attesa delle prestazioni specialistiche. Il progetto prevede la raccolta dei dati analitici delle prenotazioni effettuate attraverso i CUP di un campione di Regioni/Aziende sanitarie; l’analisi dei dati raccolti e la successiva comunicazione al Ministero della Salute; la costruzione di specifici indicatori di presa in carico dei pazienti; l’analisi legislativa a integrazione e supporto del percorso.

Per Alessandro Venturi, Direttore scientifico Osservatorio Hi e Vicepresidente Fondazione The Bridge: “Non basta prevedere attraverso una legge che i dati sulle liste d’attesa debbano essere resi pubblici, ma è necessario che ci sia una responsabilità politica che dia attuazione a quella legge. Se manca il dato, mancano le informazioni e non si genera conoscenza, di conseguenza diventa difficile tenere in piedi un organismo complesso come il nostro sistema sanitario. In questo Paese è giunto il momento di attuare una strategia politica che consenta di distillare informazioni e conoscenza dai dati sanitari, coniugando il sapere umano con le opportunità che le nuove tecnologie di machine learning oggi permettono”.

Secondo Luisa Brogonzoli, Coordinatrice Centro Studi Fondazione The Bridge: “Il Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa, ormai ampiamente scaduto e non ancora sostituito, è inadeguato e non garantisce la possibilità per i cittadini di ottenere un quadro veritiero sulle liste d’attesa. Ciò ci porta da una parte a bocciare il sistema, dall’altro a dover optare per un cambio di approccio a partire dalla prossima edizione della ricerca, rinunciando alla raccolta dei dati tramite accesso civico e rivolgendoci direttamente alla fonte delle informazioni, cioè ai CUP”.

Agenas – ha dichiarato il Direttore Generale Agenas, Domenico Mantoan – è costantemente impegnata nel dare supporto al Ministero della Salute, Regioni e Province Autonome per mettere a disposizione dei cittadini servizi sanitari sempre più efficaci ed equi su tutto il territorio nazionale. Sono dunque certo che dalla collaborazione con la Fondazione The Bridge possano nascere nuovi e più efficaci strumenti di raccolta e analisi dei dati al fine di individuare buone pratiche da condividere con i tanti professionisti della salute impegnati quotidianamente per la cura e il benessere dei cittadini”.

Per Rosaria Iardino, Presidente Fondazione The Bridge: “Una delle finalità principali dell’Osservatorio Hi riguarda proprio il dialogo con le istituzioni per trovare soluzioni condivise alle problematiche individuate attraverso il monitoraggio e le attività di ricerca.  A distanza di un anno dalla sua nascita, la collaborazione con Agenas rappresenta uno step successivo in questo percorso di confronto che ha come obiettivo il costante miglioramento del nostro sistema sanitario e un equo accesso alle cure per tutti i cittadini”.

Secondo Silvia Ciresa, Responsabile innovazione e Sviluppo Fondazione ANT Italia Onluse Portavoce delle Associazioni di pazienti del Comitato scientifico dell’Osservatorio Hi: “Le Associazioni ricoprono un ruolo crescente tra gli stakeholders del sistema salute e devono essere considerate partner imprescindibili per la pianificazione, la realizzazione e il miglioramento dei servizi sanitari e sociosanitari. È necessario attuare una vera sinergia fra le Associazioni e il sistema sanitario, rafforzando il dialogo all’insegna della trasparenza”.

Assosistema Confindustria firma con Filctem CGIL, Femca CISL e Uiltec UIL l’accordo per il rinnovo del CCNL 2023-2025

È stata rinnovato il CCNL delle lavanderie industriali e delle centrali di sterilizzazione per il triennio 2023 – 2025. Assosistema Confindustria ha raggiunto l’intesa con le organizzazioni sindacali Filctem CGIL, Femca CISL e Uiltec UIL nella serata del 28 marzo.

L’accordo conferma l’impalcatura già tracciata nel precedente rinnovo incentrata sulla semplificazione normativa del testo, sullo sviluppo della contrattazione decentrata attraverso modelli specifici applicabili sia alle piccole che alle grandi aziende e sulla lotta al dumping contrattuale attraverso incontri territoriali con gli uffici dell’Ispettorato competenti.   

L’intesa prevede un aumento di 155 euro nel triennio a livello medio e persegue una politica di sviluppo del welfare contrattuale incentivando ulteriormente la sanità integrativa.   

“Abbiamo ritenuto necessario contemperare all’interno dell’aumento contrattuale – commenta il Presidente di Assosistema Confindustria Egidio Paoletti – alcune esigenze del settore, in particolar modo di semplificazione normativa e snellimento delle procedure. In questo momento c’è bisogno di flessibilità nella gestione delle aziende perché i picchi imprevisti ed imprevedibili sono diventati ormai costanti”.

“Le aziende ci avevano chiesto di non ingessare il meccanismo di gestione delle risorse umane e così è stato – continua Paoletti – abbiamo però definito sin da ora la necessità di rivedersi per semplificare ulteriormente l’impalcatura ormai non più attinente alle attuali esigenze dell’orario di lavoro e dei turni”.

“L’intesa – continua il Direttore Generale di Assosistema Confindustria Matteo Nevi – investe il settore anche di grande responsabilità nei confronti di tematiche sociali importanti, quali la sicurezza sul lavoro, attraverso la costituzione di uno specifico organismo paritetico nazionale e l’attenzione verso i lavoratori disabili o divenuti non più idonei alle mansioni. Come settore abbiamo avuto anche la necessità di rispondere all’esigenza principale di non riuscire a trovare personale, pertanto abbiamo ritenuto necessario agire anche sulla leva della somministrazione prevedendo una percentuale di ricorso maggiore, in particolar modo legata ad alcuni causali specifiche”.

“Ora la pubblica amministrazione deve prevedere velocemente nelle gare per il SSN in uscita il nuovo costo del lavoro per evitare di bandire gare con basi d’asta già fuori mercato – conclude il Presidente Paoletti – lo stesso vale per i clienti privati che operano nel settore turistico e della ristorazione che devono pagare alle lavanderie industriali l’aumento di costo del contratto collettivo di settore”.

DARWIN EU® ha completato i suoi primi studi e cerca nuovi partner di dati

DARWIN EU®, la rete di analisi dei dati, ha compiuto il suo primo anno di fondazione. Dopo l’istituzione del Centro di coordinamento DARWIN EU® nel febbraio 2022, sono stati assunti i primi dieci partner di dati. La rete ha inoltre avviato i suoi primi quattro studi utilizzando dati di Real World (RWD) provenienti da tutta Europa per comprendere meglio le malattie, le popolazioni e gli usi e gli effetti dei medicinali.

DARWIN EU® è una piattaforma per generare Real World Evidence (RWE) per supportare il processo decisionale dei comitati scientifici dell’EMA e delle autorità nazionali competenti negli Stati membri dell’UE durante i processi normativi. RWE si riferisce alle informazioni derivate dall’analisi di RWD, che sono dati raccolti regolarmente sullo stato di salute di un paziente o sulla fornitura di assistenza sanitaria. RWE integra le prove generate da studi clinici controllati randomizzati e contribuisce a un processo decisionale normativo più basato sui dati.

DARWIN EU® ha piani ambiziosi per il 2023. La rete coinvolgerà altri dieci partner di dati e avvierà circa 16 studi. I partner di dati possono essere istituzioni pubbliche o private con accesso a dati sanitari del mondo reale provenienti da una varietà di fonti come ospedali, territorio, assicurazioni sanitarie, registri e biobanche collaboreranno con il Centro di coordinamento DARWIN EU® per consentire l’analisi dei loro dati per fornire RWE.

L’invito a manifestare interesse da parte di potenziali partner di dati è ora aperto. I partner di dati interessati sono invitati a visitare il sito web di DARWIN EU® per ulteriori informazioni.

I primi quattro studi iniziano a dimostrare i vantaggi di DARWIN EU®. L’uso di un modello di dati comune, analisi standardizzate e processi agili consentono un’esecuzione più rapida degli studi, una maggiore capacità e costi inferiori. La progettazione e la conduzione di questi primi studi hanno anche supportato la creazione di pipeline e processi analitici. Gli studi non erano collegati a singoli farmaci attualmente sottoposti a procedure di valutazione, ma sono stati selezionati sulla base di precedenti procedure e richieste di RWE da parte dei comitati EMA.

I protocolli e i risultati di questi studi sono disponibili al pubblico nel registro EU PAS:

  • studio di epidemiologia della malattia di DARWIN EU® ha studiato la prevalenza di tumori rari del sangue in cinque Paesi europei.
  • Il secondo studio si è concentrato sull’uso di medicinali contenenti valproato e terapie alternative tra ragazze e donne di età compresa tra 12 e 55 anni, alla luce del potenziale di questi tipi di medicinali di causare danni ai nascituri.
  • Il terzo studio mirava a caratterizzare i modelli di prescrizione per 141 antibiotici dalla lista di controllo della classificazione WHO AWaRe. I risultati serviranno come prova aggiuntiva nel monitoraggio dell’uso di antibiotici come parte del lavoro sulla resistenza antimicrobica e aiuteranno a guidare le informazioni sul prodotto e la revisione delle linee guida.
  • Il quarto studio è sull’asma grave e i suoi risultati finali sono attesi nella primavera del 2023. Lo studio informerà la valutazione della sicurezza di tutti i prodotti autorizzati o in fase di sviluppo per il trattamento dell’asma grave negli adolescenti e negli adulti.

I risultati degli studi completati sono stati forniti ai comitati EMA competenti per sostenere il loro lavoro futuro.

Per tutto il 2023, DARWIN EU® continuerà la sua collaborazione con gli stakeholder e sta lavorando a casi d’uso pilota con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e gli organismi responsabili delle valutazioni delle tecnologie sanitarie (HTA) e gli organismi che rappresentano i payer. Inoltre, DARWIN EU® sta partecipando a un progetto pilota per l’European Health Data Space (EHDS), esplorando il ruolo della rete come nodo di ricerca e dati. DARWIN EU® funge da apripista per lo Spazio europeo per i dati sanitari e alla fine si collegherà ai servizi EHDS.

Entro il 2025 DARWIN EU® sarà pienamente operativo, fornendo circa 150 studi RWE all’anno. La visione dell’UE è che per allora l’uso di RWE sarà stato abilitato e stabilito il valore in tutta la gamma di casi d’uso normativi.

Dal payback ai gettonisti: cosa prevede il Dl Bollette in ambito salute

Nell’ultima riunione, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al “Decreto Bollette”, che contiene, tra le altre, diverse misure che riguardano la salute. In particolare:

Si introducono disposizioni per il ripiano del superamento del tetto di spesa dei dispositivi medici, con l’istituzione di un fondo presso il Ministero della salute per l’assegnazione di una quota da assegnare a ciascuna regione e provincia autonoma, determinata in proporzione agli importi complessivamente ad esse spettanti per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, da utilizzare per gli equilibri dei servizi sanitari regionali dell’anno 2022. Fermo restando l’obbligo del versamento della quota integrale per il ripiano del superamento del tetto di spesa a favore delle regioni e delle province a carico delle aziende fornitrici di dispositivi medici che non rinunciano al contenzioso attivato, si prevede che le aziende che non abbiano attivato alcun contenzioso o abbiano rinunciato al contenzioso attivato, possano versare entro il 30 giugno 2023, la restante quota nella misura pari ad una percentuale inferiore a quella prevista dalla legislazione vigente dell’importo indicato nei provvedimenti regionali e provinciali. L’IVA indicata nei versamenti effettuati dalle aziende fornitrici di dispositivi medici ai fini del contenimento della spesa dei dispositivi medesimi a carico del Servizio sanitario può essere portata in detrazione scorporando la medesima dall’ammontare dei versamenti effettuati.

Per sopperire alla carenza di organico, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale possono affidare a terzi i servizi medici ed infermieristici esclusivamente nei servizi di emergenza-urgenza ospedalieri, per un massimo di 12 mesi e senza possibilità di proroga. Inoltre, non può richiedere la ricostituzione del rapporto di lavoro con il Servizio sanitario nazionale il personale sanitario che interrompa volontariamente il rapporto di lavoro dipendente con una struttura pubblica per prestare la propria attività presso un operatore economico privato che fornisce i servizi medici ed infermieristici alle aziende e gli enti dell’SSN.

Le aziende e gli enti del SSN, per l’anno 2023, possono ricorrere alle cosiddette “prestazioni aggiuntive” (tipologie di attività libero professionale intramuraria) per le quali la tariffa oraria fissata dal CCNL di settore (pari a euro 60,00), può essere aumentata sino a euro 100 lordi, nei limiti delle risorse disponibili, di cui si prevede tuttavia un incremento per ciascuna regione.

Sino al 31 dicembre 2025, si prevede una specifica procedura per l’accesso alla dirigenza medica del SSN nella disciplina di Medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza per il personale medico che, nel periodo tra il 1° gennaio 2013 e il 30 giugno 2023, abbia maturato, presso i servizi di emergenza-urgenza del SSN, almeno tre anni di servizio, anche non continuativo, o abbia svolto un determinato numero di ore di attività (pari ad almeno tre anni di servizio). Inoltre, si prevede la possibilità per i medici in formazione specialistica di assumere, su base volontaria e al di fuori dall’orario dedicato alla formazione, incarichi libero-professionali presso i servizi di emergenza-urgenza ospedalieri del SSN, per un massimo di 8 ore settimanali. Per il personale, dipendente e convenzionato, operante nei servizi di emergenza-urgenza e in possesso dei requisiti per il pensionamento anticipato si prevede la possibilità di chiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da orario pieno a orario ridotto o parziale, in deroga ai contingenti previsti dalle disposizioni vigenti, fino al raggiungimento del limite di età pensionabile.

Infine, si modifica il codice penale inasprendo la sanzione per le lesioni personali quando la persona offesa è esercente una professione sanitaria o sociosanitaria nell’esercizio o a causa delle funzioni o del servizio.

Per approfondire

Farmacisti e social network: tanti i professionisti già online

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La Federazione per i servizi degli Ordini dei farmacisti della Lombardia è sempre più social. Ad un anno dal lancio ufficiale della pagina Facebook, gli Ordini provinciali dei Farmacisti della Lombardia rafforzano la comunicazione sui social network raggiungendo anche Instagram.

Tra gli obiettivi c’è quello di offrire, innanzitutto ai professionisti, un’informazione friendly ma certificata

Il progetto, promosso dalla Federazione Lombarda per diffondere informazioni chiare e attendibili e favorire l’interazione tra i professionisti attivi sul territorio lombardo, si arricchisce così di un nuovo canale che consentirà di ampliare la community online, con particolare attenzione ai colleghi più giovani. Tra gli obiettivi c’è quello di offrire, prima di tutto ai professionisti, un’informazione friendly ma certificata.

“Con oltre 25 milioni di utenti, Instagram è oggi il secondo social media più utilizzato in Italia – ha detto il Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti della Lombardia, Andrea MandelliI social influenzano sempre di più le nostre attività di informazione e relazione, anche professionale. La scelta di presidiare anche questo nuovo social esprime la volontà di raggiungere i colleghi più giovani, non soltanto per informare, ma per coinvolgerli attivamente per far nascere nuove idee e spunti di riflessione per la crescita della professione”.

La Federazione arriva collettivamente dove molti professionisti erano già arrivati individualmente. Ossia ad usare i social media per creare una community con la quale instaurare una relazione che può supportare l’esercizio della professione.

Dieci nuovi profili, uno per ogni provincia

La presenza degli Ordini lombardi sulla piattaforma prevede la creazione di dieci profili Instagram, uno per ogni Ordine Provinciale, coordinati da una regia unica regionale.

La linea editoriale comprenderà diverse rubriche tematiche di interesse per i farmacisti: notizie di attualità sanitaria e farmaceutica, aggiornamenti sui corsi professionalizzanti, eventi, ma anche informazioni su aspetti pratici che riguardano la vita in farmacia e notizie e iniziative riferite ai contesti provinciali grazie ai contributi forniti dai singoli Ordini.

La strategia narrativa sarà improntata all’autorevolezza delle fonti e alla chiarezza e fruibilità dei contenuti, elementi che già contraddistinguono la comunicazione su Facebook.

Nel primo anno di vita, su Facebook sono stati pubblicati dai Gruppi degli Ordini più di 1.500 post, garantendo agli iscritti un’informazione tempestiva e aggiornata, mediante un canale facilmente consultabile. Il tasso di adesione medio è stato del 25%, con punte del 40% per alcune province. Molto positivo è stato giudicato anche il tasso di engagement degli iscritti, testimoniato dalla partecipazione alle conversazioni sul canale e dall’adesione ai diversi sondaggi promossi dagli Ordini su temi di interesse per la professione. 

“Siamo molto soddisfatti dei risultati raggiunti in questo primo anno di presenza sui social e vogliamo continuare ad essere per i nostri iscritti una fonte di informazione autorevole che offre contenuti di qualità e personalizzati sulle reali esigenze dei professionisti lombardi”, ha dichiarato il Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti della Lombardia.

I social influenzano sempre di più le nostre attività di informazione e relazione, anche professionale

“I social influenzano sempre di più le nostre attività di informazione e relazione, anche professionale. La scelta di presidiare Instagram esprime la volontà di raggiungere i colleghi più giovani, non soltanto per informare, ma per coinvolgerli attivamente per far nascere nuove idee e spunti di riflessione per la crescita della professione. Un sentito ringraziamento va a tutti i delegati degli Ordini provinciali che si sono dedicati con passione a questo progetto, consentendoci di raggiungere risultati molto interessanti”.

“Il Progetto social si avvale di un board di farmacisti, supportato da un team di esperti in comunicazione, che si occupa di selezionare le notizie di interesse e di renderle friendly per gli utenti”, ha aggiunto Davide Petrosillo, segretario della Federazione degli Ordini dei Farmacisti della Lombardia e Responsabile dell’iniziativa. “Auspichiamo che il rafforzamento della presenza social degli Ordini lombardi possa non soltanto contribuire a contrastare la disinformazione che viaggia sui canali non istituzionali, ma anche a consolidare il senso di appartenenza, soprattutto nei confronti dei giovani colleghi”.

Professionisti all’opera: il caso de “il­_socialmente_farmacista”

Il dottor Giacomo Pisano, proprietario e gestore della pagina Instagram  “il­­_socialmente farmacista” svolge quotidianamente la professione al banco della Farmacia Savio di Recco ma la sua attività professionale non si ferma lì.

Ogni settimana dedica dalle dieci alle quindici ore all’attività divulgativa sui social media, creando contenuti che vanno dai “Tips di Salute” ai video informativi sull’utilizzo dei principi attivi dei più comuni medicinali, fino alle classiche attività sponsorizzate per cui percepisce un compenso dalle aziende che lo contattano.

Grazie alla sua presenza costante online, al numero di follower in continua crescita da tre anni a questa parte, oggi Pisano e la sua pagina sono uno dei tanti esempi di come un mestiere apparentemente poco “social” come quello del farmacista possa essere svolto anche dietro lo schermo di uno smartphone. Il suo infatti è un caso sempre meno isolato. Su Instagram i professionisti della salute sono sempre di più. Ci sono i medici estetici e i nutrizionisti, ma anche i pediatri e gli psicoterapeuti la cui vita professionale ormai passa anche attraverso le piattaforme social.

Il rapporto diretto con noi professionisti è un valore aggiunto non trascurabile

“L’esperienza maturata dietro il banco e online mi è servita per diventare a mia volta ‘pharma coach’ – ha spiegato Pisano –: insegno agli altri colleghi come comunicare meglio nella propria professione. I farmacisti escono dalle Università formati su come fare la professione ma la farmacia è anche un’azienda che deve funzionare a livello commerciale. E dirigerla non è semplice, come non è semplice lavorarci come dipendente se vuoi fare la differenza. La vendita oggi passa molto dalla comunicazione e con l’incremento del commercio online di farmaci dobbiamo imparare a offrire qualcosa in più e a far capire alle persone che il rapporto diretto con noi professionisti è un valore aggiunto non trascurabile”.

Comunicazione e deontologia professionale

Come sottolineato da Mandelli, “la comunicazione è certamente importante così come fatto che il farmacista tenga sempre ben presente il confine che c’è fra marketing e appropriatezza dell’utilizzo dei medicinali, che non andrebbero mai incoraggiati ma sempre e solo prescritti secondo necessità, così come prevede la deontologia professionale che afferisce alla professione”.

D’altra parte, l’utenza che usufruisce dei contenuti informativi in modo gratuito, impara a riconoscere un volto e a fidarsi solo delle informazioni certificate. Per il professionista il plus è quello di essere riconosciuto professionalmente per le proprie conoscenze e di non venire banalizzato nel ruolo di mero venditore di medicinali.

I farmaci in classe Cnn, dal punto di vista legale e del procurement

La Legge 189/2012 (decreto Balduzzi) ha previsto che un nuovo farmaco, entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta ufficiale dell’Unione europea dell’Autorizzazione In Commercio comunitaria, possa essere classificato in classe Cnn e commercializzato prima della conclusione della procedura negoziale in AIFA.

A 10 anni dall’istituzione della classe Cnn, molti aspetti rimangono ancora in discussione, soprattutto per quanto riguarda le problematiche correlate all’accesso nelle diverse Regioni.

La testata TrendSanità, punto di riferimento per i professionisti e decisori della sanità, ha avviato un progetto editoriale, di alto valore culturale e formativo, che ha coinvolto professionisti sanitari di 10 Regioni italiane (Dipartimento Politiche del farmaco della Regione, Farmacista ospedaliero, Centrale di acquisto) nella discussione di alcuni key topic sul tema, in particolare per analizzare gli aspetti legali e di procurement.

Nell’evento del 5 aprile i risultati del progetto vengono presentati e discussi con stakeholder nazionali.

Programma

Ore 
10.00Accoglienza e saluti
10.30

Introduzione: il progetto di TrendSanità

Simone Eandi, SEEd srl

11.00

Lo stato dell’arte

  • Claudio Amoroso, Direttivo FARE – Federazione delle Associazioni Regionali degli Economi e Provveditori della sanità
  • Roberto Bonatti, Studio Legale Russo Valentini
11.30

Discussione plenaria

Modera Rossella Iannone, SEEd srl

  • Claudio Amoroso, Direttivo FARE
  • Roberto Bonatti, Studio Legale Russo Valentini
  • Jameela Di Pinto, Egualia Industrie Farmaci Accessibili
  • Claudio Jommi, Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università Piemonte Orientale
  • Marcello Pani, Sifo – Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici
  • Alessia Squillace, Cittadinanzattiva
  • Salvatore Torrisi, FARE – Federazione Ass. Reg. Economi e Provveditori Sanità
  • Francesco Trotta, Agenzia Italiana del Farmaco
12.45Conclusione e saluti

Sede dell’evento

Roma Eventi – Fontana di Trevi
Piazza della Pilotta, 4 – 00187 Roma

Per approfondire

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Nasce “One Healthon”, la rete globale della salute

Ogni anno nel mondo nove milioni di persone muoiono perché vivono in ambienti non sani. E solo in Europa ogni 12 mesi, si contano 500mila decessi evitabili, 60mila solo in Italia (15mila in Lombardia) per malattie respiratorie, cardiovascolari e per i tumori. Una strage contro la quale nasce “One Healthon”, la rete della salute, la prima campagna mai realizzata in Italia per sensibilizzare cittadini, Istituzioni, medici, media sulla necessità di promuovere il benessere del Pianeta. E favorire la prevenzione e l’innovazione, con particolare riferimento alla gestione della fragilità, anziani e pazienti oncologici in primo luogo.

“Il progetto nasce con la neonata “One Health Foundation” – afferma Rossana Berardi coordinatrice del progetto e Ordinario di oncologia medica all’Università Politecnica delle Marche -. Un organismo che intende favorire progetti di salute e benessere con una visione a 360 gradi, perché per vivere bene è indispensabile ovviamente seguire corretti stili di vita ma va data un’enorme attenzione a ciò che ci circonda. Con uno sviluppo sostenibile come unica arma vincente. Abbiamo coinvolto professionisti sanitari, associazioni di pazienti, Istituzioni, ricercatori”. One HealThon è promosso da un comitato scientifico strategico, formato Rossana Berardi, Giuseppe Quintavalle Direttore Generale del Policlinico Tor Vergata di Roma, Nicla La Verde direttrice dell’Oncologia dell’Ospedale Sacco di Milano, Mauro Boldrini Direttore di comunicazione di AIOM, Attilio Bianchi Direttore Generale del Pascale di Napoli, Iole Fantozzi Dirigente generale dipartimento tutela della salute e servizi socio-sanitari Regione Calabria e Giorgio Ascoli Direttore Scientifico della Fondazione Azienda Ospedaliera Universitaria delle Marche onlus.

“Dobbiamo muoverci su più ambiti: una forte sinergia con il PNRR per favorire la deospedalizzazione e la presa in carico globale del paziente – sottolinea Giuseppe Quintavalle – anche per seguire le esigenze che emergono dal Territorio. Proprio per questo abbiamo inviato una survey ad oltre 500 associazioni di pazienti per capire le loro reali necessità e quindi meglio finalizzare la campagna. E’ emerso un quadro confortante, di grande attenzione alla prevenzione e diagnosi precoce soprattutto in campo oncologico e forte sensibilità alla digitalizzazione della medicina. Per questo abbiamo attrezzato un camper che girerà per l’Italia per creare sensibilizzazione sugli screening oncologici e favorire l’adesione ad esami spesso salvavita”.

“Nel Sud del Paese, in particolare in Calabria, le percentuali sono davvero modeste – spiega Iole Fantozzi – la partecipazione alla mammografia e alla ricerca del sangue occulto nelle feci nel 2021 sono basse. Dobbiamo recuperare migliaia di uomini e donne che non partecipano a questa attività di prevenzione secondaria”. Oltre agli eventi territoriali, si terranno webinar sui principali temi come la lotta al fumo, l’eccessivo consumo di alcol, la corretta alimentazione, il futuro della digitalizzazione, fascicolo sanitario, al rispetto degli animali e dell’ecosistema. “Obiettivo – sottolinea Nicla La Verde – è sensibilizzare i giovani sugli stili di vita volti a mantenere una salute globale. Accanto a una crescente sensibilità degli adolescenti sull’attenzione al Pianeta, occorre coinvolgerli attivamente nel prevenire quelle abitudini che influenzeranno negativamente la loro salute nei prossimi decenni. Dobbiamo occuparci della prevenzione, con particolare riferimento ad una corretta educazione sessuale”.

“Stiamo correndo un forte rischio” – afferma Roberto Danovaro, Ordinario di Ecologia presso l’Università Politecnica delle Marche e Presidente del Consiglio scientifico del WWF – “anni e anni di sfruttamento insostenibile e inquinamento del Pianeta ci stanno portando verso una situazione difficilmente reversibile sia per la Natura sia per il nostro benessere. Dobbiamo assolutamente invertire la tendenza rispettando l’ecosistema: per questo aderisco con entusiasmo a questa campagna”.

“Il progetto intende sviluppare un forte radicamento istituzionale e raggiungere concretamente milioni di persone – aggiunge Mauro Boldrini – favorendo campagne anche di fundraising per promuovere progetti che pongano grande attenzione alla salvaguardia dell’ambiente, alla lotta alle fonti di inquinamento, all’enorme diffusione della plastica, alla salute e alla tutela degli animali e al rispetto della vegetazione. Con questo ampio progetto che dovrà fornire anche risultati misurabili, One Heath Foundation intende diventare un interlocutore aperto e coinvolgente a tutte le realtà che, a diverso titolo, si stanno muovendo a favore della One Health”.

Un altro obiettivo prioritario – conclude Giorgio Ascoli – è portare “L’Ospedale fuori dell’Ospedale” presentandosi sul territorio con iniziative concrete per la prevenzione delle persone nel loro bisogno di cura e di assistenza, possibilmente con la vicinanza di partner che credano negli stessi valori di solidarietà.

Costituito l’intergruppo parlamentare per l’invecchiamento attivo

La questione dell’invecchiamento attivo trova spazio in Parlamento grazie alla costituzione di un Intergruppo appositamente dedicato. È stata annunciata oggi, infatti, la nascita dell’Intergruppo Parlamentare per l’Invecchiamento Attivo dai due promotori dell’iniziativa, il Senatore Ignazio Zullo e l’Onorevole Paolo Ciani, quest’ultimo già impegnato sul tema durante il suo precedente incarico di Consigliere Regionale nel Lazio. La notizia è stata data nel corso dell’evento di presentazione, organizzato dal Sen. Zullo (FdI) in collaborazione con l’On. Ciani (PD-IDP), tenutosi presso il Senato della Repubblica nella Sala Caduti di Nassirya.

“I Paesi che fanno parte dell’Unione europea dovrebbero creare le condizioni per un tangibile e sano invecchiamento attivo dei suoi abitanti – afferma il Sen. Ignazio Zullo, 10ª Commissione Permanente “Affari Sociali, Sanità, Lavoro Pubblico e Privato, Previdenza Sociale”, Senato della Repubblica – Fratelli d’Italia – Per questo motivo anche noi che rappresentiamo l’Italia dobbiamo impegnarci affinché vengano concretamente attuate politiche che vadano in questa direzione, puntando in particolar modo alle aree rilevanti per le persone anziane quali immunizzazione, alimentazione, attività fisica, screening e corretto utilizzo dei farmaci”.

“L’invecchiamento attivo implica l’idea che la vecchiaia non debba essere vista come un momento di declino e isolamento, ma come una fase della vita in cui è possibile continuare a mantenere un ruolo attivo nella società prevenendo situazioni di isolamento e marginalizzazione e garantire una buona qualità della vita – sostiene l’On. Paolo Ciani, Segretario 12ª Commissione “Affari Sociali”, Camera dei Deputati – Partito Democratico – Italia Democratica e Progressista – Tutto ciò nel più totale rispetto dalla persona e delle sue libere determinazioni, che è necessario salvaguardare anche e soprattutto nei momenti in cui la persona si trova nei momenti di debolezza, quale è certamente la vecchiaia. In questa prospettiva gli stessi fondamentali aspetti sanitari e assistenziali vanno considerati solo come una parte delle politiche verso la terza età, evitando quindi di essere l’unica dimensione in cui l’anziano viene considerato”.

“La nascita dell’Intergruppo arriva in un momento cruciale per i temi legati all’invecchiamento attivo – sottolinea Michele Conversano, Presidente Comitato Tecnico Scientifico HappyAgeing – Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo Il DDL delega in Materia di Politiche in favore delle persone anziane, infatti, all’art. 3 impegna il Governo, entro gennaio 2024, ad adottare uno o più decreti legislativi per promuovere la dignità e l’autonomia delle persone anziane, l’invecchiamento attivo e la prevenzione della fragilità in questa fascia di popolazione, la cui salute e protezione passano anche attraverso la vaccinazione non solo contro l’influenza stagionale, ma anche contro alcune altre patologie molto pericolose per le persone over 65. Il DDL in questione è stato approvato in via definitiva martedì 21 marzo dalla Camera dei Deputati, nel testo identico a quello trasmesso dal Senato. Su questi aspetti e, dunque, sull’adozione dei decreti legislativi da parte dei Ministeri competenti speriamo di vedere concentrati gli sforzi dell’Intergruppo ai cui componenti auguriamo buon lavoro”.

“La nascita dell’Intergruppo Parlamentare – commenta Francesco Macchia, HappyAgeing – è una notizia importante, perché evidenzia l’attenzione da parte dei parlamentari della XIX Legislatura per un fenomeno che sta cambiando radicalmente la nostra società e che va governato ma, soprattutto, valorizzato al meglio: il progressivo invecchiamento della popolazione. L’iniziativa, inoltre, rappresenta un esempio di buona politica perché vede parlamentari di schieramenti politici opposti collaborare su un tema di così elevata rilevanza sociale. HappyAgeing non può che essere soddisfatta per questo importante passo che può portare nel cuore dell’attività istituzionale e politica le esigenze di una fascia così ampia della nostra popolazione”.

La conferenza stampa “Presentazione dell’Intergruppo Parlamentare per l’Invecchiamento Attivo” è stata realizzata in collaborazione con HappyAgeing – Alleanza Italiana per l’Invecchiamento Attivo.

Iss: 2 milioni di adolescenti a rischio dipendenze comportamentali

Oltre un milione e 150mila adolescenti in Italia sono a rischio di dipendenza da cibo, quasi 500mila potrebbero avere una dipendenza da videogiochi mentre quasi 100mila presentano caratteristiche compatibili con la presenza di una dipendenza da Social Media, ed è diffuso anche il fenomeno dell’isolamento sociale (conosciuto come Hikikomori nella sua manifestazione clinica estrema), che riguarda l’1,8% degli studenti medi e l’1,6% di quelli delle superiori. Inoltre proprio coloro che presentano rischio maggiore sono quelli che maggiormente dichiarano di avere difficoltà a parlare con i propri genitori di cose che li preoccupano. La fotografia emerge dallo studio Dipendenze comportamentali nella Generazione Z, frutto di un accordo tra il Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, presentato oggi con un convegno nella sede dell’Istituto.

Per lo studio sono stati intervistati nell’autunno del 2022 più di 8.700 studenti tra gli 11 e i 17 anni, 3.600 circa delle scuole secondarie di primo grado e 5.100 circa delle secondarie di secondo grado, su tutto il territorio nazionale, selezionati in modo da avere un campione rappresentativo della popolazione. La survey ha approfondito anche la relazione tra genitori e figli, invitando a partecipare tutti i genitori delle scuole medie che avevano aderito allo studio, e sono stati raccolti 1.044 questionari. L’indagine – realizzata con EXPLORA Ricerca e Analisi Statistica – ha focalizzato l’attenzione anche sulle caratteristiche dei ragazzi con un profilo di rischio (tratti di personalità; dimensione relazionale; contesto famigliare, scolastico e sociale; qualità del sonno) e comportamenti legati all’utilizzo di internet, quali sfide social (social challenges), doxing, sexting e morphing. Infine un focus di interesse è stato lo studio delle competenze genitoriali e il confronto tra i profili emotivi e comportamentali autodichiarati dai ragazzi con quelli riportati dai genitori.

Ecco i dati principali emersi dalla ricerca (per le definizioni si veda il glossario in calce)

Social media addiction

  • Il 2,5% del campione presenta caratteristiche compatibili con la presenza di una dipendenza da social media (circa 99.600 studenti), percentuale che nel genere femminile raggiunge il 3,1% nelle studentesse di 11-13 anni e il 5,1% nelle studentesse di 14-17 anni
  • Gli studenti a rischio nella popolazione 11-13 anni hanno 10,1 volte in più di probabilità di avere una ansia sociale grave o molto grave e 5,5 volte in più di presentare un carattere di alta impulsività

Internet Gaming Disorder

  • Il rischio di disturbo da uso di videogiochi vede coinvolto il 12% degli studenti (circa 480.000 studenti italiani). Il genere maschile è più colpito, con la percentuale che arriva al 18% negli studenti maschi delle secondarie di primo grado e al 13,8% negli studenti delle superiori (contro il 10,8% nelle scuole medie e il 5,5% nelle scuole superiori per le femmine). Rispetto all’età, la percentuale di rischio maggiore si rileva nelle scuole medie con il 14,3% dei ragazzi a rischio, mentre il dato scende al 10,2% alle superiori.
  • I fattori associati sono la depressione moderatamente grave o grave, con un rischio di 5,54 volte maggiore nei ragazzi di 11-13 anni e 3,49 nei ragazzi 14-17 anni e un’ansia sociale grave o molto grave, con un rischio di 3,65 volte maggiore rispetto alla media nei ragazzi di 11-13 anni e 5,80 nei ragazzi 14-17 anni

Food Addiction

  • Il rischio di food addiction coinvolge 1.152.000 studenti circa tra gli 11 e i 17 anni, di cui più di 750.000 sono femmine (271.773 delle scuole medie e 485.413 delle superiori). il 13,1% (circa 523.000 studenti) presenta un rischio lieve; il 6,4% (circa 256.000 studenti) un rischio moderato; il 9,3% (più di 373.000 studenti) presenta un rischio grave
  • Coloro che presentano un rischio di food addiction grave nel campione 11-13 anni hanno 11,62 volte in più la probabilità di avere una depressione moderatamente grave o grave; 6,55 volte di presentare una depressione moderata; 4,43 volte di presentare ansia moderata e 2,39 volte di avere depressione lieve

Tendenza all’isolamento

  • Gli studenti di 11-13 anni che hanno indicato di essersi isolati tutti i giorni negli ultimi 6 mesi sono stati l’1,8% (circa 30.175 studenti delle scuole medie), mentre la percentuale degli studenti 14-17 anni è del 1,6% (circa 35.792 studenti delle scuole superiori).
  • Rispetto al genere, la prevalenza più alta si ritrova nelle femmine che tendono ad isolarsi nella loro camera senza uscire di casa nell’1,9% nel caso delle studentesse delle scuole medie fino ad arrivare al 2,4% dei casi delle studentesse delle scuole superiori. Il dato allarma per la precocità del fenomeno e l’età più critica risulta essere i 13 anni.

Focus genitori

  • Gli studenti di 11-13 anni con un rischio di Social Media addiction dichiarano una difficoltà comunicativa con i genitori nel 75,9% dei casi (questa percentuale scende al 40,5% in chi non presenta il rischio); quelli che presentano un rischio di Internet Gaming disorder nel 58,6% (vs 38,3% di chi non lo presenta); quelli che presentano una food addiction grave nel 68,5% (vs il 34,4% di chi non ha nessuna food addiction). Infine, questa difficoltà di comunicazione con i genitori è dichiarata dal 72,1% dei ragazzi delle scuole medie che presentano una tendenza rischiosa al ritiro sociale (vs 40,8% di chi non presenta questa tendenza); questa percentuale sale al 77,7% nei ragazzi delle scuole superiori con lo stesso disagio (vs 50,3% dei coetanei che non presentano questo rischio).
  • tra i genitori che dichiarano di “non osservare problematiche nei figli legate all’uso rischioso dei videogiochi” vi è invece l’8,6% che presenta un figlio con rischio di gaming addiction, del quale evidentemente il genitore rispondente non si accorge. Addirittura, nei genitori che dichiarano che il loro figlio “non gioca con i videogiochi” si riscontra il 3,7% di casi di figli che presentano un rischio di gaming addiction.
  • Anche tra i genitori che dichiarano di “non osservare comportamenti di assunzione incontrollata di cibi poco salutari nei loro figlio” si ritrova quasi un 20% di ragazzi con un disturbo di food addiction (9,1% lieve; 5,5% moderata; 5,2% grave).
  • Di contro, tra i genitori che dichiarano di “osservare problemi di gaming addiction nel figlio” c’è una sovrastima del problema in quanto seppure lo screening non ha riportato presenza di rischio nei figli il 75,9% dei genitori indica una preoccupazione per la dipendenza del figlio. Allo stesso modo anche tra i genitori che dichiarano “assunzione incontrollata di cibi non salutari” da parte dei figli, il 55,8% dei ragazzi non presenta nessun rischio di food addiction, indicando una errata valutazione da parte dei genitori.

Focus cannabis

Alla domanda “Hai mai fumato cannabis?” gli studenti delle superiori hanno risposto positivamente per il 22,3%. Dalle analisi di questo gruppo si evidenzia che non ci sono differenze sostanziali tra maschi e femmine; si riscontrano percentuali più alte di ragazzi che presentano rischio nella food addiction, nella social media addiction e nell’isolamento sociale, rispetto ai compagni che non hanno mai fumato cannabis; presentano maggiormente comportamenti di doxing sia praticato che subito, di sexting sia inviato che ricevuto, di attività di morphing e di social challenge. Inoltre tra i ragazzi che hanno fumato cannabis c’è una percentuale maggiore di fumatori, consumatori di alcol, di episodi di ubriacature nell’ultimo mese, di consumo di altre sostanze d’abuso e ansiolitici.

Glossario

Social media addiction: frequentazione compulsiva di canali social (quali Facebook, Instagram, Tik Tok, Twitch ecc.) in maniera incontrollata tanto da compromettere altri ambiti di vita quotidiana

Internet Gaming Disorder: partecipazione a videogiochi on line spesso con altri giocatori in maniera compulsiva tanto da portare a compromissione o disagio clinicamente significativi

Food addiction: tendenza a mangiare in maniera incontrollata cibi ricchi di zuccheri e/o grassi (quali dolci, bevande zuccherate, carboidrati, snack salati, cibi proteici grassi etc.)

Ritiro sociale: tendenza a chiudersi per diversi mesi nella propria camera (almeno 6), senza mai uscire (conosciuto nella sua manifestazione clinica estrema come Hikikomori)

Social Challenge: giochi/sfide che gli utenti della rete fanno tra di loro, per divertirsi e per intrattenere il proprio pubblico. Spesso vengono filmate per essere pubblicate sui social network. Alcune sono divertenti altre sono molto pericolose

Doxing: diffondere pubblicamente online informazioni come ad es. foto, video o altri dati personali riguardanti una persona, di solito con intenzioni spiacevoli (si indaga sia dal lato attivo sia dal lato passivo)

Morphing: modificare la propria immagine utilizzando applicazioni (APP) per migliorare il proprio aspetto e/o nascondere eventuali difetti o imperfezioni. SOLO SCUOLE SUPERIORI

Sexting: invio o ricezione di messaggi, video e foto personali a sfondo erotico (solo scuole superiori)