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Iss: nasce ViVa, biobanca di ricerca all’avanguardia che conterrà 5 milioni di campioni umani, animali e ambientali

Siglato l’accordo per la costruzione di ViVa, una delle più grandi biobanche di ricerca italiane che potrà contenere campioni biologici di vari tipi: umani, animali e ambientali, secondo i più alti standard qualitativi, per consentire una ricerca trasversale che tenga conto di tutti i fattori che determinano la nostra salute.

La biobanca, collocata nell’area dell’Istituto Superiore di Sanità, sarà pronta nella prima metà dell’anno prossimo. La nuova struttura di circa 700 metri quadri potrà contenere fino a 5.000.000 di campioni e verrà realizzata grazie alla collaborazione con SIAD, uno dei principali gruppi chimici italiani, che ha sviluppato per l’Istituto l’intero progetto del valore di 3.500.000 di euro. ViVa disporrà di aree dedicate, dotate di tecnologie e attrezzature avanzate per la preparazione, l’analisi e la conservazione dei campioni e dei relativi dati, in grado di farne un punto di riferimento per la ricerca biomedica.

“Le biobanche sono uno strumento indispensabile per la ricerca presente e futura e questa realizzazione, grazie al supporto di SIAD, contribuirà a mantenere ISS e la sanità pubblica italiana all’avanguardia – afferma Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità – poiché è progettata e realizzata con le migliori tecnologie. Una biobanca di questo livello, inoltre, che garantisce una perfetta conservazione dei campioni biologici e dei dati ad essi correlati, attraverso l’applicazione degli standard più alti di qualità – conclude – è il presupposto fondamentale per la qualità e l’affidabilità della ricerca che ne deriva”.

“Il Gruppo SIAD è nato nel 1927 dalla passione per la ricerca e l’innovazione dei suoi fondatori, prof. Quirino e prof. Bernardo Sestini, e da sempre sostiene il mondo scientifico attraverso borse di studio, progetti di divulgazione ad enti ed ospedali. Mettendo a disposizione della ricerca scientifica italiana le migliori tecnologie e le elevate competenze presenti nel Gruppo SIAD, confermiamo un rapporto costante e collaborativo con le istituzioni e la collettività. Oggi, SIAD è orientata verso il mondo delle Life Sciences, e della medicina rigenerativa e personalizzata. I nostri ingegneri ed esperti hanno lavorato per mesi fianco a fianco con i ricercatori dell’ISS per la realizzazione della biobanca Viva. Il risultato è una biobanca all’avanguardia che ha l’ambizione di dare impulso alla ricerca e di diventare un modello e un punto di riferimento per il settore delle biobanche – conclude Bernardo Sestini, amministratore delegato SIAD”.

L’intera struttura sarà suddivisa in tre aree: una destinata ai campioni raccolti secondo gli standard che garantiscono la massima qualità del campione; una seconda area alla conservazione di campioni storici, ossia quelli già raccolti, che non sempre posseggono tutti i requisiti di qualità ma che potrebbero rappresentare  comunque un importante patrimonio informativo per future ricerche; la terza è invece un’area definita disaster recovery, destinata a ospitare per periodi transitori campioni da altre strutture che affrontano situazioni di criticità. La biobanca Viva garantisce i più alti standard di sostenibilità ambientale, attraverso tecnologie di gestione intelligente e l’utilizzo di energie rinnovabili che aiutano a ridurre l’impatto ambientale della struttura. La progettazione, inoltre, consente una flessibilità e una modularità in grado di renderla adattabile alle diverse esigenze di ricerca e alle tecnologie in evoluzione. 

EMA: cessazione delle flessibilità normative straordinarie per il COVID-19

L’EMA, la Commissione europea (CE) e i direttori delle agenzie per i medicinali (HMA) eliminando gradualmente le flessibilità normative straordinarie per i farmaci messe in atto durante la pandemia di COVID-19 per aiutare ad affrontare le sfide normative e di approvvigionamento derivanti dalla pandemia. Ciò segue la fine dell’emergenza sanitaria pubblica COVID-19 dichiarata dall’OMS nel maggio 2023.

Le flessibilità normative straordinarie hanno riguardato diverse aree, tra cui l’autorizzazione all’immissione in commercio e le relative procedure normative, la produzione e l’importazione di principi attivi farmaceutici e prodotti finiti, le variazioni di qualità, i requisiti di etichettatura e confezionamento e la conformità. La CE, l’HMA e l’EMA hanno inoltre concordato durante la pandemia una serie di misure per mitigare l’impatto delle interruzioni causate dall’emergenza sanitaria pubblica sulle ispezioni degli impianti di produzione o di altri siti rilevanti per i medicinali nell’UE.

Queste misure hanno garantito la continua disponibilità dei farmaci, assicurando al tempo stesso il rispetto degli standard di buona fabbricazione (GMP) e buone pratiche di distribuzione (GDP).

D’ora in poi, le flessibilità normative introdotte congiuntamente da HMA, EC ed EMA specificamente durante la pandemia di COVID-19 non dovranno più essere concesse. Per le flessibilità di etichettatura già approvate, ad esempio l’etichettatura solo in inglese per i vaccini COVID-19, la loro applicazione sarà estesa fino alla fine del 2023, al fine di garantire un’eliminazione graduale ed evitare eventuali difficoltà di fornitura o altre interruzioni dovute a un improvviso modifica dei requisiti applicabili. Dopo il 2023, dovranno essere seguiti i normali meccanismi previsti dalla legislazione in relazione alle esenzioni dall’etichettatura.

Per quanto riguarda le ispezioni GMP e PIL in loco, queste sono state riavviate dopo essere state rinviate o eseguite da remoto durante la pandemia, tuttavia, un numero considerevole di ispezioni rinviate deve ancora essere effettuato. La validità dei certificati GMP e PIL è stata attualmente prorogata fino alla fine del 2023 e il gruppo di lavoro degli ispettori GMDP pubblicherà nei prossimi mesi un aggiornamento sull’approccio per il 2024. Questo gruppo ha anche esaminato le esperienze con accordi di lavoro a distanza di persone qualificate durante la pandemia e pubblicherà orientamenti su come tali disposizioni specifiche potranno essere applicate in futuro.

Le esperienze raccolte durante l’applicazione delle flessibilità normative COVID-19 vengono raccolte dal gruppo direttivo esecutivo dell’EMA sulle carenze e la sicurezza dei medicinali (MSSG). Considereranno come le lezioni apprese possono informare le migliori pratiche per affrontare la carenza di medicinali in caso di sfide sanitarie nuove ed emergenti in futuro.

Per approfondire

“Terza Missione e Salute”: il convegno UniCamillus sulla medicina inclusiva

La salute spetta a tutti: è questo il focus della Tavola Rotonda “Terza Missione e Salute: impatto sociale e medicina inclusiva”, organizzata mercoledì 5 luglio a Roma dall’Università Medica Internazionale di Roma UniCamillus.

Dopo i saluti istituzionali del Rettore di UniCamillus Gianni Profita, e del Prof. Antonio Felice Uricchio, Presidente ANVUR, si sono confrontati la Dott.ssa Sandra Romagnosi, Unità Organizzativa Terza Missione ANVUR, il Rettore di Tor Vergata Nathan Levialdi Ghiron, la Dott.ssa Mariella Mainolfi, Direttore Generale Professioni Sanitarie e Risorse Umane SSN del Ministero della Salute, la Prof.ssa Donatella Padua, Delegata alla Terza Missione UniCamillus e il Prorettore alle Relazioni Istituzionali UniCamillus Paolo Miccoli.

A moderare l’evento Michele Mirabella, noto volto televisivo per l’informazione sanitaria.

La salute come diritto di tutti

La medicina inclusiva, ossia la democratizzazione delle cure mediche, non è un concetto scontato: povertà, scarsa scolarizzazione, difficoltà imposte da età avanzata o handicap e condizioni geografiche avverse rendono complicato l’accesso alle cure. “Includere vuol dire condividere – afferma Uricchio – e la medicina inclusiva si prende cura di tutti, sviluppando il senso sociale della medicina stessa”. È dello stesso parere Mainolfi: “Siamo tutti diversi, e la medicina inclusiva cura tutti rispettando le differenze, come nella medicina di genere”.

Università e assistenza sanitaria

Il ruolo delle università mediche è focale per formare i futuri medici e operatori sanitari non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano, senza perdere di vista l’obiettivo “paziente”, di cui prendersi cura in ogni accezione del termine.

È sempre più centrale il ruolo della Terza Missione, ovvero il compito delle università di valorizzare a livello sociale i prodotti della didattica e della ricerca accademica. “UniCamillus è un’università naturalmente orientata alla Terza Missione, come è avvenuto in vari progetti di prevenzione sanitaria realizzati a beneficio dei quartieri attigui all’Ateneo”, spiega Profita.

La ricerca universitaria risponde alle esigenze sociali

La Terza Missione fa sì che le università abbiano un impatto sociale positivo, “valutato in base a quanto realizzano in termini di miglioramento economico, ambientale, sanitario, culturale, anche al fine di ridurre le disuguaglianze”, specifica Romagnosi. Cruciale il ruolo della ricerca, che “trova soluzioni a problematiche sociali, come nel caso della telemedicina che risponde al bisogno di nuove e migliori forme assistenziali”, osserva Ghiron.

Gli atenei non sono più intesi come roccaforti di nozioni astratte e tecnicismi, ma rendono il proprio sapere funzionale al mondo che le ospita, come chiosa Padua: “Noi creiamo cultura, tecnologia e innovazione, ma abbiamo il dovere di proiettare tutto questo all’esterno per migliorarlo e migliorarci”.

Esplicativo il parere di Mirabella: “La salute è una cultura”. Gli fa eco Miccoli: “La sanità non è un costo, ma può produrre ricchezza, anche sociale”.

Se il welfare culturale entra nella programmazione cittadina

Prosegue con questo approfondimento la collaborazione con il Cultural Welfare Center (CCW) sulla base di un progetto comune di diffusione della conoscenza sul valore delle arti e della cultura per il benessere e la salute

È stata approvata il 5 giugno scorso dopo un lungo e approfondito dibattito la mozione, presentata dalla consigliera Tiziana Ciampolini (Torino Domani) con la Presidente della V Commissione, Lorenza Patriarca, volta a contrastare diseguaglianze crescenti e povertà educativa ed esperienziale con una politica torinese di welfare culturale che dia valore a una lunga storia di pratiche virtuose territoriali, mettendole a sistema.

“È stata una giornata importante, in cui insieme alla mozione intitolata Contro l’impoverimento culturale rilanciare la partecipazione dei cittadini con la creazione di una politica torinese di welfare culturale, ne è passata anche una analoga che sottolinea come la povertà alimentare si fronteggia con il welfare di prossimità”, spiega Ciampolini. “Si tratta di due facce della stessa medaglia, che traducono la centralità delle politiche di welfare per la lotta alle disuguaglianze e alla povertà: da oggi a Torino possono diventare oggetto di programmazione pubblica“.

I rapporti Istat descrivono un Paese diseguale anche sotto il profilo della partecipazione culturale

Dopo avere sottolineato come, nonostante l’articolo 9 della Costituzione reciti che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura”, i recenti rapporti Istat facciano emergere una ‘siccità culturale’ di un Paese diseguale anche sotto il profilo della partecipazione culturale, la consigliera ha illustrato la proposta che configura un impegno della città nel:

  • censire e analizzare le sperimentazioni di welfare culturale in corso, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni culturali, degli enti di ricerca e delle organizzazioni di Terzo Settore
  • sviluppare un piano di indicatori necessari a raggiungere obiettivi di impatto nelle programmazioni di welfare culturale
  • mettere a sistema le esperienze grazie all’attivazione di un tavolo interassessorile e intersettoriale
  • realizzare un’alleanza cittadina del welfare culturale come strumento preparatorio alla costruzione di una vera e propria politica in materia
  • definire in modo partecipato un Piano per la costruzione di un’agenda strategica cittadina del welfare culturale per indirizzare e implementare politiche integrate a Torino e nella città metropolitana, sviluppando sinergie con altre città italiane, ed esplorando le possibilità di finanziamento europeo annunciate dalla Commissione con il work plan 2023-2026.

Il capoluogo piemontese e più in generale il Nord Ovest si sono guadagnati il riconoscimento di laboratorio per quanto riguarda la nuova sensibilità che si è andata sviluppando sui temi che riguardano il rapporto fra cultura e salute.

Purchia: “La rete è fondamentale”

L’attenzione al welfare culturale è condivisa dall’assessora alla Cultura della Città di Torino, Rosanna Purchia.

Quale il valore dell’inserimento di un approccio come quello del welfare culturale nella programmazione cittadina?

Lo sviluppo della progettazione culturale nei quartieri unita alla ridefinizione e al contestuale incremento dei servizi, delle attività e delle strutture pubbliche di welfare culturale, rappresentano un’assoluta priorità per l’Amministrazione e per l’Assessorato alla Cultura.

La cultura del resto gioca un ruolo cruciale per la Città di Torino anche in merito all’attuazione delle politiche di inclusione, di rete, di relazioni sociali tra le persone nei quartieri. In questo senso la cultura è un fattore abilitante di altre politiche, per questa ragione la cultura è un asse fondamentale per la trasformazione dei territori cittadini. Basti pensare al lavoro che stiamo portando avanti sulle biblioteche comunali per trasformarle in autentici presidi del territorio, capaci di accogliere le istanze delle comunità di riferimento, o al progetto Circoscrizioni al centro nato per dare visibilità alla grande ricchezza culturale presente nei nostri quartieri.

Qual è il ruolo del welfare culturale a Torino?

Sin dagli anni ‘80 la Città di Torino è stata di fatto un laboratorio di welfare culturale

Nel corso degli anni il welfare culturale ha assunto un ruolo sempre più preminente nella programmazione cittadina. Sin dagli anni ‘80 la Città di Torino è stata di fatto un laboratorio in questo senso, basti pensare al ruolo degli educatori professionali nel garantire l’accesso alla cultura a tutti attraverso l’arte e i musei, l’educazione, il terzo settore; oppure all’impatto culturale di alcuni progetti come “Metti una sera a teatro” e l’“Abbonamento Musei Torino Piemonte”. Un cammino che la Città di Torino persegue con convinzione attraverso progetti come Nati per Leggere, La Cultura Dietro L’angolo, Cultura di base. Inoltre con il progetto Torino Futura, vogliamo promuovere ed ampliare le occasioni di dialogo e di formazione per i giovani attraverso un format comune alle grandi manifestazioni culturali cittadine quali Biennale Democrazia, Biennale Tecnologia, Festival Internazionale dell’Economia e il festival Todays. Il ruolo fondamentale del welfare culturale nello sviluppo della città è ben rappresentato dagli investimenti che porteranno alla realizzazione della nuova Biblioteca Civica Centrale, al recupero del Teatro Nuovo e della Cavallerizza Reale e al restauro del Borgo Medievale.   

Quali sono le potenzialità e prospettive da questo punto di vista, anche alla luce della mozione che è stata approvata?

Senza alcun dubbio la mozione proposta dalla consigliera comunale Tiziana Ciampolini è un ottimo documento di indirizzo, che ha il fine di ampliare la partecipazione dei cittadini alle politiche culturali della Città di Torino e contestualmente di sistematizzare il welfare culturale cittadino. È nostra intenzione analizzare le sperimentazioni di welfare culturale attive sul territorio e utilizzare questa sorta di censimento per ampliare il più possibile l’accesso alla cultura per tutti. In questo caso, fare rete tra istituzioni pubbliche, fondazioni, realtà del terzo settore e organismi di rappresentanza è fondamentale in merito alla costruzione di un’efficace politica di partecipazione culturale.

Per approfondire

Suicidio Assistito, caso “Anna”: a Trieste il Tribunale condanna azienda sanitaria

Il giudice del Tribunale di Trieste ha confermato il diritto di “Anna”, triestina di 55 anni, affetta da sclerosi multipla, a essere sottoposta a tutte le verifiche necessarie per poter accedere all’ aiuto al “suicidio medicalmente assistito”. La decisione arriva a quasi un mese dalla prima udienza in cui “Anna” aveva chiesto, dopo ben 215 giorni di attesa, che fosse ordinato all’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) di effettuare le verifiche  così come previsto dalla “sentenza Cappato” della Corte  costituzionale. 

“Il Tribunale, come si legge nella decisione e in accoglimento delle domande di ‘Anna’, tramite i suoi legali, ha accertato il diritto costituzionalmente garantito della donna a ottenere entro 30 giorni il completamento delle verifiche di cui alla sentenza Cappato, evidenziando come fino a ora l’ASUGI non abbia adempiuto ai propri obblighi di tutela del diritto alla salute della paziente. Il Tribunale ha anche chiarito che il parere del comitato etico deve essere espresso solo dopo il completamento di tutte le verifiche da parte dell’Azienda Sanitaria, visto che l’ASUGI aveva erroneamente chiesto questo parere prima di procedere all’accertamento delle condizioni di ‘Anna’ e all’individuazione del farmaco letale, così male interpretando la sentenza 242/2019” dichiara l’Avvocata Filomena Gallo, Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni e coordinatrice del collegio legale di studio e di difesa* che ha seguito “Anna”.

“Importante inoltre la condanna al pagamento di 500 euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dei propri obblighi. Quindi se l’ASUGI entro il termine di 30 giorni stabilito dal Tribunale non avrà concluso le verifiche di sua competenza, e non avrà di conseguenza ancora accertato che ‘Anna’ possegga o meno tutti i requisiti per accedere alla morte volontaria, come individuati nella sentenza Cappato, e (all’esito delle verifiche) non avrà individuato il farmaco letale e le modalità di attuazione, dovrà pagare una sanzione. È infatti inammissibile ritardare l’esercizio di un diritto fondamentale costituzionalmente garantito, e così comprimere la libertà, la dignità e l’autodeterminazione di ‘Anna’, la cui sofferenza è costante e le cui condizioni di salute sono peggiorate dal giorno della richiesta iniziale all’Azienda Sanitaria”, conclude Filomena Gallo.

“Questa decisione non solo è importante perché individua dei termini brevi (30 giorni) entro cui l’Azienda Sanitaria deve completare le verifiche previste dalla Corte costituzionale, cercando così di arginare il rischio che si ripetano casi come quello di Federico Carboni, ma anche perché pone in evidenza la necessità che siano dettati tempi certi e perentori entro cui le Aziende Sanitarie Locali devono svolgere tutte le verifiche di loro competenza. È esattamente quanto chiede la Proposta di Legge Regionale dell’Associazione Luca Coscioni che sarà presto depositata in Consiglio regionale” dichiara Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che continua: “C’è da sperare che sia data immediata attuazione alla sentenza per non rischiare di aggiungere al grave danno per ‘Anna’ la beffa per i cittadini del Friuli Venezia Giulia di essere chiamati a risarcire quel danno”. 

*Collegio legale di studio e difesa composto da: Avvocati Filomena Gallo, Francesca Re,  Angioletto Calandrini, Alessia Cicatelli

Per approfondire

Nuovo Codice dei contratti pubblici: cosa cambia per il settore farmaceutico?

Il Nuovo Codice dei contratti pubblici in Italia, entrato in vigore di recente, ha introdotto importanti cambiamenti nel settore degli appalti pubblici, incluso il settore farmaceutico. Queste nuove normative mirano a promuovere la trasparenza, l’efficienza e la concorrenza nel processo di appalti, al fine di ottenere migliori risultati per l’amministrazione pubblica e per i cittadini.

Quale impatto potranno avere questi cambiamenti su un settore così delicato e fondamentale come quello degli acquisti in sanità pubblica? Come si stanno preparando i soggetti coinvolti, sia dal lato pubblico sia da quello delle imprese private? Sarà un vero punto di svolta per innovare il settore, e quali rischi si corrono? Se l’obiettivo è quello di impostare procedure di acquisto più snelle, quali passi sono ancora necessari e a che punto siamo?

Ne parliamo con:

  • Fausto Bartolini
    Direttore Dipartimento Assistenza Farmaceutica, USL Umbria 2
  • Roberto Bonatti
    Studio Legale Russo Valentini, Bologna
  • Adriano Leli
    Direttore Generale IntercentER – Emilia-Romagna

Conduce:

  • Rossella Iannone
    Direttrice responsabile TrendSanità

Presentata la Relazione annuale del Garante Privacy

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali – composta da Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia, Guido Scorza – hanno presentato oggi la Relazione sull’attività svolta nel terzo anno di mandato del Collegio.

La Relazione illustra i diversi fronti sui quali è stata impegnata l’Autorità nel corso di un anno caratterizzato dal ricorso sempre più massiccio alle piattaforme on line e dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

La necessità di assicurare, da una parte, un funzionale trattamento dei dati e, dall’altra, il rispetto dei diritti delle persone, ha visto il Garante impegnato in una costante opera di bilanciamento al momento di fornire pareri o di indicare misure di garanzia per tutelare i diritti della persona.

Il 2022 è stato anche l’anno in cui l’Autorità ha celebrato il 25° anniversario della sua istituzione e dell’introduzione nel nostro Paese della normativa sulla privacy. Tale importante ricorrenza è stata l’occasione per dare nuovo impulso alla diffusione della cultura della privacy, per fare un bilancio del lavoro svolto in questo quarto di secolo e per delineare le sfide future.

L’attività di informazione e comunicazione è stata pertanto ricca di eventi ed iniziative che hanno coinvolto esperti, rappresentanti del mondo accademico e un gran numero di studenti.

Gli interventi più rilevanti

Il 2022 ha visto una serie di interventi centrati sulle grandi questioni legate alla tutela dei diritti fondamentali delle persone nel mondo digitale: in particolare, le implicazioni etiche della tecnologia; l’economia fondata sui dati; le grandi piattaforme e la tutela dei minori, i sistemi di age verification; i big data; l’intelligenza artificiale generativa, il Metaverso e le problematiche poste dagli algoritmi; gli scenari tracciati dalle neuroscienze; la sicurezza dei sistemi e la protezione dello spazio cibernetico; la monetizzazione delle informazioni personali; i fenomeni del revenge porn, del cyberbullismo, dello sharenting, del social scoring.

Particolare attenzione è stata posta all’uso dei dati biometrici e al diffondersi di sistemi di riconoscimento facciale. In questo ambito, in particolare, l’Autorità ha sanzionato per 20 milioni di euro la società statunitense Clearview, vietando l’uso dei dati biometrici e il monitoraggio degli italiani.

Sul fronte della tutela on line dei minori l’anno trascorso è proseguita l’azione di vigilanza sull’età di iscrizione ai social, anche attraverso sistemi di age verification. In questa direzione si muove il tavolo di lavoro istituito con il recente protocollo d’intesa tra Garante e Agcom.

Inoltre, dopo l’altolà del Garante Tik Tok ha sospeso l’invio di pubblicità personalizzata basata sul legittimo interesse. Oltre ad una base giuridica inadeguata vi erano, infatti, seri rischi che la pubblicità potesse raggiungere i giovanissimi con contenuti non appropriati.

Per quanto riguarda il caso Chatgpt l’intervento del Garante ha consentito di indirizzare lo sviluppo di questa forma di intelligenza artificiale generativa in una direzione compatibile con la tutela delle persone, specie se minori. Fondamentale anche lo stop nei confronti del chatbot Replika, una sorta di amico virtuale, che presentava troppi rischi per i minori e le persone emotivamente fragili.

Con 2 milioni di euro di multa il Garante ha poi sanzionato Clubhouse, il social delle chat vocali.

Per contrastare il fenomeno del revenge porn e aiutare le persone che temono la diffusione di foto e video a contenuto sessualmente esplicito il Garante ha introdotto un modello di segnalazione telematica e la possibilità di inviare alle piattaforme il codice hash delle immagini invece delle copie in chiaro. Le segnalazioni ricevute, circa 150, sono state trattate tempestivamente e nella maggior parte dei casi l’esame si è concluso con un provvedimento diretto alle piattaforme coinvolte per ottenere il blocco preventivo della diffusione delle foto e dei video.

Sul fronte della cybersecurity, l’Autorità ha avviato la collaborazione con la Agenzia nazionale per la sicurezza con la quale è stato firmato un protocollo di intesa.

Significativo a questo proposito il numero dei data breach notificati nel 2022 al Garante da parte di soggetti pubblici e privati: 1351. Nel settore pubblico (31,2% dei casi), le violazioni hanno riguardato soprattutto comuni, istituti scolastici e strutture sanitarie, nel settore privato (68,8% dei casi) sono stati coinvolte sia PMI e professionisti che grandi società del settore delle telecomunicazioni, energetico bancario e dei servizi. Nei casi più gravi sono stati adottati provvedimenti di tipo sanzionatorio.

Nel settore della giustizia, l’Autorità è intervenuta, in particolare, sui temi delle intercettazioni e della digitalizzazione della giustizia penale. Rilevanti anche l’intervento in materia di giustizia riparativa la cui disciplina assegna un ruolo centrale ai doveri di riservatezza del mediatore.

Diversi gli interventi riguardanti la sanità digitale. Tra questi vanno evidenziati due pareri non favorevoli: uno sul Fascicolo sanitario elettronico e un altro sull’Ecosistema dei dati sanitari, in entrambi i casi il Garante ha rilevato numerose criticità. In tema di medicina predittiva sono state sanzionate tre aziende sanitarie.

Nel 2022 il processo di digitalizzazione della P.a. ha subito una forte accelerazione, soprattutto per la necessità di dare attuazione al Pnrr. Il Garante è intervenuto, tra l’altro, sullo Spid per i minori, sulla CieId, sul Sistema di gestione delle deleghe, sulla Piattaforma dei benefici economici erogati da soggetti pubblici, sui Siti web della P.a.. Significativi anche i pareri in materia di politiche sociali come il Bonus psicologo, il Bonus vista, il Bonus patente autotrasporti, la Carta della cultura, la Carta dello studente.

Sempre per quanto riguarda la pubblica amministrazione, il Garante ha richiamato Ministeri, Enti locali e Regioni ad evitare diffusioni illecite di dati personali e a contemperare obblighi di pubblicità degli atti e dignità delle persone. Bloccate sul nascere iniziative locali volte all’erogazione di benefici basati su meccanismi di scoring associati a comportamenti “virtuosi” dei cittadini in vari settori.

Relativamente al settore della fiscalità, l’Autorità ha chiesto maggiori garanzie per gestire i rischi che possono derivare dall’uso dell’intelligenza artificiale nella lotta all’evasione fiscale. Le misure da adottare vanno valutate in concreto e deve essere potenziato l’intervento umano nella formazione dei dataset di analisi e controllo.

Nel mondo del lavoro, il Garante ha affiancato l’attività di tipo correttivo a quella consultiva. L’Autorità ha sanzionato, in particolare, l’accesso del datore di lavoro alla email dell’ex dipendente e la rilevazione biometrica delle presenze da parte di una società sportiva. Ed ha inoltre chiarito come il lavoratore abbia diritto di conoscere i parametri utilizzati per programmare i sistemi automatizzati di valutazione delle prestazioni.

Sul fronte della tutela dei consumatori il Garante è intervenuto con decisione contro il telemarketing aggressivo con l’applicazione di pesanti sanzioni, la maggior parte delle quali riguardano l’utilizzo senza consenso dei dati degli abbonati. L’attività di accertamento ha consentito di fare emergere un vero e proprio “sottobosco” di sub-fornitori, che operano spesso in condizioni di illegittimità. L’Autorità ha inoltre approvato il Codice di condotta per il telemarketing. Le regole entreranno in vigore una volta costituito l’Organismo di monitoraggio.

Sotto la lente del Garante anche il cosiddetto spoofing, ossia l’effettuazione di chiamate promozionali indesiderate realizzate attraverso il camuffamento del numero chiamante.

Un capitolo importante ha riguardato il rapporto tra privacy e diritto di cronaca. Il Garante è intervenuto più volte per stigmatizzare l’eccesso di dettagli e le derive di morbosità e spettacolarizzazione di vicende tragiche e per assicurare le necessarie tutele.

Il 2022 ha visto il Garante proseguire nell’azione di supporto a imprese e pubbliche amministrazioni con un’attività di promozione delle tematiche privacy, in particolare nei confronti dei consumatori. Nell’ambito della convenzione siglata nel 2021 con il Mise sono state realizzate una serie di importanti iniziative, informative, formative e di comunicazione.

Le cifre

Nel 2022 sono stati adottati 442 provvedimenti collegiali.

L’Autorità ha fornito riscontro a 9.218 reclami e segnalazioni riguardanti, tra l’altro il marketing e le reti telematiche; i dati on line delle pubbliche amministrazioni; la sanità; la sicurezza informatica; il settore bancario e finanziario; il lavoro.

pareri resi dal Collegio su atti normativi e amministrativi sono stati 81 ed hanno riguardato la digitalizzazione della P.a.; la sanità; il fisco; la giustizia; l’istruzione; funzioni di interesse pubblico.

12 sono stati i pareri su norme di rango primario: in particolare, riguardo a digitalizzazione della Pa, giustizia, sanità e lavoro.

Le comunicazioni di notizie di reato all’autorità giudiziaria sono state 5 e hanno riguardato violazioni in materia di controllo a distanza dei lavoratori e falsità nelle dichiarazioni e notificazioni al Garante.   

I provvedimenti correttivi e sanzionatori sono stati 317.

Le sanzioni riscosse sono state di circa 9 milioni 500 mila euro.

Le ispezioni effettuate nel 2022 sono state 140, quasi triplicate rispetto a quelle dell’anno precedente in cui ancora si subiva l’impatto dell’emergenza pandemica. Gli accertamenti svolti, anche con il contributo del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Guardia di finanza, hanno riguardato diversi settori, sia nell’ambito pubblico che privato: in particolare, telemarketing, cloud pubblico, siti web ed uso dei cookie, videosorveglianza, anche sul posto di lavoro. Effettuate le verifiche periodiche al VIS (Visa Information System), il sistema sui visti d’ingresso nello spazio Schengen.

Per quanto riguarda l’attività di relazione con il pubblico si è dato riscontro a oltre 16.400 quesiti, che hanno riguardato, in maniera preponderante, gli adempimenti connessi all’applicazione del Regolamento Ue e all’attività dei Responsabili del trattamento, seguiti dalle questioni legate al telemarketing indesiderato; al rapporto di lavoro pubblico e privato; alla videosorveglianza; alle problematiche poste dal web; alla salute e alla ricerca;

Oltre 4 milioni e 300 mila gli accessi al sito web dell’Autorità.

Per quanto riguarda l’attività di informazione e comunicazione istituzionale, nel 2022 l’Autorità ha diffuso 71 comunicati stampa, 13 Newsletter, realizzato 9 campagne informative, e prodotto 27 spot istituzionali su temi di maggiore interesse per il pubblico, di cui 18 diffusi sui canali Rai Radio e Tv e 9 sul web e sui social media.

L’attività internazionale

Non meno rilevante e intensa l’attività del Garante a livello internazionale, con 216 riunioni, alcune svolte anche in presenza per il progressivo venir meno delle restrizioni imposte dalla pandemia da Covid-19.

Nell’ambito del Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb), che riunisce le Autorità di protezione dati dello Spazio Economico Europeo, il Garante ha contribuito all’adozione di linee-guida su tematiche complesse. Tra le più importanti quelle sui dark pattern nelle piattaforme di social media; sui due nuovi strumenti di trasferimento dei dati introdotti dal Regolamento: i codici di condotta e le certificazioni; sul calcolo delle sanzioni amministrative, sulla cooperazione nell’ambito del meccanismo di “sportello unico”.

Aggiornate, inoltre, le linee guida sulla violazione dei dati (data breach) e rivisto anche il testo di quelle per l’individuazione dell’autorità capofila.

Fra i più importanti pareri resi dall’Edpb e ai quali ha contribuito il Garante, vanno citati quelli sulle proposte di Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio per prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori; per lo Spazio europeo dei dati sanitari; sul riconoscimento facciale nel settore delle attività di polizia e giudiziarie; sulla proroga delle misure in materia di certificati Covid-19; sull’accesso e uso equo dei dati.

Vanno segnalate inoltre cinque importanti decisioni vincolanti che l’Edpb ha assunto nel 2022 per dirimere controversie sorte fra l’autorità capofila e le autorità interessate (tra i casi, WhatsApp Facebook Ireland). È proseguita l’attività del Comitato anche con riferimento all’applicazione dei principi di protezione dei dati nel settore finanziario, attraverso uno specifico sottogruppo (Financial Matters) il cui coordinamento è affidato al Garante. Uno dei punti cardine del lavoro del Board in materia finanziaria ha riguardato l’euro digitale.

Significativo anche il contributo dato dal Garante in seno all’Ocse soprattutto ai fini della implementazione delle Linee guida in materia di privacy e della Raccomandazione sulla protezione dei minori on line.

Da sottolineare l’attività del Garante italiano nell’ambito del Consiglio d’Europa, in particolare attraverso la partecipazione al Comitato consultivo della Convenzione 108/1981, cd T-PD, di cui il Garante ha conservato la presidenza per il terzo mandato consecutivo, conclusosi, in quanto non più rinnovabile, con le elezioni nella plenaria di novembre 2022.

La Società Italiana di Pediatria: vietare la pubblicità di cibo spazzatura nei programmi tv per bimbi

“Un documento che accogliamo con grande soddisfazione. Auspichiamo che anche il Governo italiano ne dia presto concreta applicazione nel nostro Paese, cominciando con il vietare o limitare la pubblicità di cibo spazzatura nei programmi televisivi destinati ai bambini e sui media digitali”: così Annamaria Staiano, Presidente della Società Italiana di Pediatria, commenta le nuove linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sulle politiche per proteggere i bambini dall’impatto dannoso del marketing alimentare (Policies to protect children from the harmful impact of food marketing).

Le Linee Guida raccomandano ai Paesi membri di attuare politiche obbligatorie per tutelare i minori dalla pubblicità di alimenti e bevande analcoliche ad alto contenuto di acidi grassi saturi, acidi grassi trans, zuccheri liberi e sale (HFSS). Nonostante risalga al 2010 l’approvazione della raccomandazione OMS sulla commercializzazione di alimenti e bevande analcoliche ai bambini, a tutt’oggi, sottolinea il nuovo documento, i minori continuano a essere bombardati dalla commercializzazione di questi alimenti il cui consumo è associato a sovrappeso, obesità ed effetti negativi sulla salute. 

“Come sottolinea l’OMS, il marketing alimentare è una minaccia per la salute pubblica”, prosegue Staiano. Le Linee Guida dell’OMS si basano su una revisione sistematica della letteratura scientifica che ha valutato, nei minori da 0 a 18 anni, l’esposizione al marketing alimentare attraverso televisione, media digitali, riviste e sponsorizzazioni sportive, negozi, scuole, all’aperto, sui mezzi pubblici e nei ristoranti. “Il Rapporto – spiega la Presidente SIP- ha messo in luce che le tecniche di commercializzazione di cibi malsani influiscono negativamente sulle scelte alimentari, sulle richieste di prodotti dei bambini agli adulti, ma anche sui comportamenti e le convinzioni legate al cibo. L’incremento dell’uso del marketing digitale, in particolare, è motivo di crescente preoccupazione perché amplifica questi messaggi e il coinvolgimento dei bambini”. 

“Consentire ai bambini di tutte le età di raggiungere il loro pieno potenziale di sviluppo è un diritto umano e una base fondamentale per lo sviluppo sostenibile. I diritti dei bambini, compresi quelli alla salute, a un’alimentazione adeguata e nutriente, alla privacy e alla libertà dallo sfruttamento, sono minacciati dalla commercializzazione di alimenti HFSS”, conclude il Rapporto.

Da qui l’invito dell’OMS agli Stati membri a intervenire con “leggi forti e complete”, dal momento che gli appelli a pratiche di marketing responsabili sinora non hanno portato ai risultati sperati.

Vaccinazione autunnale anti-Covid, manca un piano. SItI-SIMIT: attenzione soggetti fragili e operatori sanitari

La Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) e la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), in mancanza di un Piano operativo per la prossima stagione, hanno formulato delle indicazioni, derivanti da un’analisi delle migliori evidenze scientifiche, raccomandando l’uso di una nuova dose di vaccino contro il Covid-19 nel periodo autunnale, ogni 12 mesi.

Devono essere coinvolti tutti i soggetti adulti Over 50, coloro – tra i 6 mesi e i 50 anni – con condizioni di fragilità e gli operatori sanitari dopo 12 mesi dall’ultima vaccinazione ricevuta. Il richiamo dopo 6 mesi, invece, è raccomandato per tutti gli anziani Over 75, per tutti al di sopra di 6 mesi d’età con condizioni di immuno-compressione moderata o grave, per le donne in gravidanza (a distanza di 6 mesi dalla precedente). Per tutti i soggetti non rientranti nelle categorie precedenti, invece, è consigliata una dose annuale di vaccino (ogni 12 mesi).

L’importanza dei vaccini nella lotta alla pandemia

Il vaccino ci ha salvato la vita, grazie anche allo sviluppo dell’immunità ibrida e all’emergere di varianti Omicron meno virulente. Nonostante ciò, a livello globale, come segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ancora oggi sono centinaia di migliaia le persone ricoverate negli Ospedali per Covid, con decessi settimanali nell’ordine delle migliaia di persone.

Ricordiamo che i numeri del Covid-19 durante gli anni di pandemia sono stati impressionanti: 767 milioni di casi, per un totale di circa 6 milioni 941 mila decessi, di cui quasi 188mila in Italia. Sono questi gli effetti devastanti dall’inizio della pandemia da Sars-Cov-2.

“Il nostro Paese, tra i pochi a livello europeo non ha ancora definito un piano di vaccinazione contro il Sars-CoV-2 per proteggere la popolazione, soprattutto quella fragile, nella prossima stagione autunnale – dichiara la Prof.ssa Roberta Siliquini, Presidente della Società Italiana d’Igiene (SItI) -. Attualmente la copertura vaccinale è molto bassa, e si continuano a contare circa 13 morti al giorno. La SItI e la SIMIT, così, hanno stilato delle raccomandazioni, sulla base delle migliori evidenze scientifiche e delle coperture vaccinali, nonché dell’andamento della patologia, utili a fornire indicazioni a ‘decision-maker’ ed Operatori sanitari, per la definizione di una strategia vaccinale”.

Le due Società scientifiche sottolineano inoltre l’importanza di tenere una piattaforma vaccinale più ampia possibile, mantenendo sia i vaccini a mRNA che quelli proteici adiuvati, al fine di garantire la scelta più opportuna e, quindi, personalizzata alle esigenze del singolo soggetto. Queste raccomandazioni andranno aggiornate sulla base dell’evoluzione delle varianti e della situazione epidemiologica.

“I modelli matematici dell’European Center for Disease Prevention and Control suggeriscono che una campagna di vaccinazione autunnale con un’elevata adesione nelle persone Over 50 potrebbe ridurre fino al 32% delle ospedalizzazioni da Covid-19 entro la fine di febbraio 2024 – sottolinea il Prof. Claudio Mastroianni, Presidente di SIMIT -. In particolare la raccomandazione è quella di concentrarsi sulla vaccinazione delle persone Over 50 e di altri gruppi vulnerabili durante le stagioni autunnali/invernali, in combinazione con la campagna di vaccinazione antinfluenzale”.

Aumentata l’incidenza del covid nei grandi anziani

Non bisogna, quindi, abbassare la guardia, anche alla luce dell’andamento epidemiologico dei casi di infezione da Covid-19 in Italia, riportati settimanalmente grazie alla Sorveglianza Integrata dell’Istituto Superiore di Sanità. L’ultimo aggiornamento a Giugno 2023 mostra un’incidenza pari a 14 casi per 100mila abitanti, con un indice di trasmissibilità (Rt) uguale a 0,71 (0,64 – 0,77), in diminuzione rispetto alla settimana precedente (18 casi per 100mila abitanti) in tutte le regioni, con una maggiore incidenza di malattia nei grandi anziani, con età superiore di 90 anni (27 casi per 100mila abitanti).

Secondo quanto affermato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, si nota un progressivo declino della protezione fornita dai vaccini a partire da circa 5-6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale iniziale. Degno di nota il fatto che solamente un’esigua quota della popolazione over 60 (1,07%) ha ricevuto una somministrazione (o è guarita da Covid-19) al massimo da 4 mesi. Per questi motivi è raccomandata la somministrazione di una dose di richiamo.

Infermieri stranieri, il ministro Schillaci garantisce collaborazione

Il rinnovato ruolo delle strutture residenziali per anziani, la necessità di far arrivare infermieri stranieri e il contratto unico del sociosanitario: questi i temi al centro dell’incontro di lunedì 3 luglio con il Ministro della Salute Orazio Schillaci della Fondazione Samaritanus, con Aris e Uneba, voci del non profit cattolico e di ispirazione cristiana.

L’incontro, chiesto dai vertici della Fondazione, aveva anche l’obiettivo di mettere al corrente il Ministro di quanto realizzato in questi mesi per reperire all’estero infermieri da destinare alle strutture sociosanitarie aderenti alle Associazioni.

Infermieri stranieri, serve un accesso semplificato

“Pronto a collaborare per facilitare l’arrivo in Italia dei primi infermieri da voi selezionati all’estero”, ha assicurato il Ministro della Salute Schillaci.

Il futuro dell’assistenza ai più fragili passa per la disponibilità di personale motivato e formato: al riguardo, Fondazione Samaritanus ha presentato al Ministro il proprio progetto Samaritanus Care, che mira ad agevolare l’inserimento di infermieri professionali laureati stranieri nelle strutture sanitarie e sociosanitarie, ed ha evidenziato la necessità di semplificare l’iter di accesso. Per lo sviluppo di questa iniziativa il Ministro ha assicurato che “non faremo mancare il nostro appoggio”.

Al Ministro, si sottolinea nella nota, è stata ribadita la gravità della situazione dovuta alla carenza di personale infermieristico qualificato nel nostro Paese.

Legge di bilancio e Legge anziani: le proposte del “patto”

Aris e Uneba hanno illustrato al Ministro le proposte dal “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza”, di cui fanno parte, sui decreti delegati della Legge Anziani e sulla Legge di Bilancio 2024: qui il Governo compirà scelte decisive per il futuro dei servizi sociosanitari per anziani.

Strutture per anziani: rivedere i requisiti

Le strutture residenziali per anziani – si evidenzia nel documento consegnato da Fondazione Samaritanus, Aris e Uneba al Ministro – dovranno “finalizzare l’assistenza ai residenti in base alle loro caratteristiche, migliorando il rapporto tra la dimensione della cura professionale e quella delle relazioni di cura”. È necessario definire requisiti strutturali e gestionali a livello nazionale per queste nuove strutture residenziali, stabilendo percorsi per la transizione delle strutture esistenti. E il privato non profit, hanno segnalato le associazioni al Ministro, gestisce il 52% dei posti letto in strutture residenziali per anziani in Italia.

Contratto unico del sociosanitario, incoraggiamento del ministro

Rispondendo poi alla sollecitazione del Ministro ad attivare il processo per la sottoscrizione dei Ccnl, è stato rappresentato che le Istituzioni associate hanno tutto l’interesse di raggiungere quanto prima un accordo con i sindacati per i nuovi contratti collettivi.

Due sono le principali ragioni: 1) evitare che il personale lasci le strutture per andare a lavorare altrove; 2) favorire un clima aziendale migliore, prendendo in carico realmente le loro esigenze.

Purtroppo però, è stato illustrato al Ministro, non è semplice per le Istituzioni associate assicurare tempestivamente l’uniformità dei Ccnl dell’area privata con quelli del SSN: nelle strutture pubbliche esiste l’assoluta garanzia di copertura dei maggiori oneri, mentre nelle strutture private non esiste alcuna rassicurazione in tal senso, tant’è che la copertura del 50% dei maggiori oneri (promessa in occasione del rinnovo del Ccnl Sanità Privata del 2020 in sede di Conferenza delle Regioni) è stata considerata un enorme successo.

A dire il vero, è stato fatto notare al Ministro, questo impegno è stato mantenuto solo da alcune Regioni, perché altre tardano l’adempimento o addirittura ne contestano la legittimità. Si rende assolutamente necessario, quindi, che venga introdotto un riconoscimento anche a favore delle strutture sociosanitarie private, in modo tale che la copertura parziale dei maggiori oneri diventi un finanziamento strutturale e non solo episodico.

Il Ministro Schillaci, infine, ha appreso con soddisfazione dell’iniziativa di Aris Uneba Agidae, Agespi, Diaconia Valdese, Anffas e i sindacati Cisl Fp, Fisascat Cisl, Fp Cgil, Uil Fpl e Uiltucs per l’avvio di un percorso verso il contratto unico del settore sociosanitario.

Schillaci ha incoraggiato a proseguire questo percorso, oltre a sollecitare il rinnovo dei contratti nazionali.

La Delegazione della Fondazione Samaritanus era composta dal prof. Enrico Bollero, Presidente Fondazione Samaritanus, da don Massimo Angelelli, Direttore Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI, da p. Virginio Bebber, Presidente Aris, dal dr. Franco Massi, Presidente Uneba, dal dr. Mauro Mattiacci, Direttore generale Aris, dall’avv. Giovanni Costantino, Consigliere di Amministrazione Fondazione Samaritanus.